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Altered Carbon Recensione stagione 1


Altered Carbon Recensione stagione 1

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Altered Carbon è una serie Netflix, basata sul romanzo omonimo dello scrittore Richard Morgan. In un mondo futuristico, le coscienze vengono digitalizzate e archiviate: la coscienza di una persona, se immagazzinata, può essere trasferita in un nuovo corpo chiamato “custodia” o in un clone del proprio vecchio sé, una volta che si muore. In un certo modo questo permette a qualcuno di vivere virtualmente per sempre. Ma con quali conseguenze?

La serie è stata creata da Laeta Kalogridis, che alcuni potrebbero conoscere come sceneggiatore di Terminator Genisys (2015) e Shutter Island (2010). Tra i protagonisti Joel Kinnaman, James Purefoy, Martha Higareda, Chris Conner. Agli estimatori di Netflix ha fatto piacere sapere che ci sarebbe stata una nuova serie di fantascienza sulla piattaforma. Anche coloro i quali non avevano mai sentito parlare del libro Altered Carbon sono stati convinti dalle atmosfere in stile Blade Runner. L'attesa era quindi parecchia prima della messa in onda. Attesa e curiosità: perché Netflix avrebbe infatti voluto una serie tv del genere? Per quanto apprezzato dalla critica, persino Blade Runner 2049 in sala non è stato del tutto ricompensato dal pubblico. Come avrebbero reagito gli spettatori Netflix a Altered Carbon?

Alla prima visione, questa serie non convince del tutto: alcuni dei personaggi non sembrano finiti e le relazioni tra loro sfuggono del tutto; non è semplice afferrare l’obiettivo ultimo della trama e di cosa gli autori stiano cercando di dire. Va quindi riguardata con una certa attenzione... e meditata.

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Nessun corpo vive per sempre
Altered Carbon ha un ritmo lento e la trama non è sempre del tutto chiara. Seppure la parte maggiormente riconoscibile sia la risoluzione del caso che circonda la morte e l'omicidio di Laurens Bancroft, la storia è in realtà molto più profonda del caso in sé. Bancroft assume Takeshi Kovacs come una sorta di detective: senza addentrarci in troppi spoiler, Kovacs - che è il personaggio principale - si scoprirà non essere necessariamente un semplice investigatore. Aspetto sconosciuto a molti, ma introdotto fin dall'inizio, Kovacs è di origine asiatica, ma viene riportato in vita nella “custodia” - il corpo - di un uomo bianco (Joel Kinnaman) da Bancroft. Anche se sarebbe stato augurabile che questa caratteristica venisse esplorata un po’ più in là negli episodi seguenti, nel mezzo a tutto il resto è rimasta piuttosto soffocata.

Simile a molti altri esempi nel genere sci-fi, Altered Carbon è pieno di una varietà di temi forti e momenti di grande simbolismo che gli spettatori possono raccogliere. Il tema principale è l'umanità, la capacità di un individuo di vivere ben al di là degli anni biologicamente concessi. Come può una persona continuare a vivere oltre 100 anni, cosa succede alla propria identità e cosa si diventa? Mantiene i propri valori morali, mentre questa lunga vita continua, o diventa simile a un mostro? E qual è il valore della mortalità? Ci sono diversi personaggi che nella serie sollevano questo tipo di domande, concetti interessanti da esplorare. Ci sono serie tv e film che possiedono significati profondi, che fanno discutere: Altered Carbon offre certamente questa possibilità.

Un interessante esperimento nella fantascienza seriale: contiene temi forti e una discreta dose di spettacolo.

Attori, personaggi e "custodie"
La recitazione è la parte più variabile della serie. Ci sono alcune buone interpretazioni da parte di James Purefoy, Martha Higareda e Dichen Lachman. Ma il protagonista, Joel Kinnaman, non entra mai veramente in profondità del suo Kovacs; e anche la caratterizzazione non sempre riesce. Kovacs nella serie è il ritratto di Kinnaman stesso e, come lui, mostra pochissime emozioni. Forse Kovacs non è concepito come un personaggio particolarmente emotivo, ma vero è che nelle scene di flashback della passata vita "asiatica" - quando il protagonista è interpretato da Will Yun Lee - l’interpretazione è diversa, più emozionante. Un’esperienza strana per lo spettatore, che non si affeziona mai del tutto al personaggio.

Essendo una serie di fantascienza, Altered Carbon ha la sua giusta dose di effetti speciali e visivi interessanti. Alcune inquadrature della città futuristica sono spettacolari: luci brillanti, mescolate all'oscurità totale. Dall'altro lato però, i costumi non sono quelli di Blade Runner 2049, ovvero non sono all’altezza. Per una serie ambientata in un futuro lontano, nel 23° secolo, c'erano grandi possibilità di creare uno stile distinto e invece tutto è abbastanza confuso: Kovacs indossa un semplice completo nero e una camicia bianca per metà della serie; Kinnaman sembra quasi essere appena uscito dal set di House Of Cards (era vestito così anche lì).

Nel complesso Altered Carbon rimane un interessante esperimento nella fantascienza seriale. Contiene temi forti e una discreta dose di spettacolo. Necessita di essere vista due volte, per comprenderla al meglio o soltanto per conoscere meglio alcuni dei personaggi. I molti colpi di scena - probabilmente troppi - , e l’ambientazione fantascientifica rischiano di fare perdere la rotta allo spettatore, abbagliandolo e confondendolo insieme. Non è un racconto fantascientifico perfetto, ma nemmeno un fallimento. Vale la pena di dare un'occhiata ai suoi dieci episodi complessivi.

Momenti cult

- L'omicidio di Laurens Bancroft;
- L'incontro con Takeshi Kovacs;
- Il passato "asiatico" di Kovacs, interpretato da Will Yun Lee.

di Enrico Bulleri
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