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Freddy VS Jason Recensione


Freddy VS Jason Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Era il 1993 quando l’iconografica maschera da hockey di Jason Voorhees, abbandonata e ricoperta di polvere, viene afferrata dall’altrettanto iconografico guanto artigliato di Freddy Krueger e trascinata giù, nelle viscere della terra. La scena, epilogo di Jason va all’Inferno (nono capitolo della saga di Venerdì 13), venne molto apprezzata dai fan che subito si divisero in due scuole di pensiero: chi lo prese come un simpatico cameo (com’era accaduto con la testa di Alien nel finale di Predator 2) e chi pensò/sperò/temette al prologo di un futuro incontro tra i due.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
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Dovranno passare dieci anni, un trascurabile capitolo della saga del gigante di Crystal Lake (Jason X, James Isaac, 2001) e l’atto conclusivo della saga del boogeyman più famoso del cinema (Nightmare – Nuovo incubo, Wes Craven, 1994) prima che questi due mostri del cinema si incontrassero di nuovo, sfidandosi in un’epica battaglia destinata a lasciare il segno e rilanciare la moda dei crossover cinematografici (vedi Alien vs Predator, uscito l’anno successivo).

L’idea, effettivamente, era nata a metà degli anni ’90, grazie soprattutto all’acquisizione da parte della New Line Cinema dei diritti di sfruttamento della saga di Venerdì 13, ma il progetto rimase congelato sino al 2003 a causa della mancanza di uno script convincente e dell’affossamento di questo genere di film. Nei ‘90, infatti, l’horror virò verso paure più reali e i serial killer che si imposero sullo schermo furono mostri dal volto umano come Hannibal Lecter e derivati più o meno horror. Con l’arrivo del nuovo millennio, però, le idee fresche presero a scarseggiare a Hollywood, e allora ecco che la New Line giocò finalmente la carta tenuta in serbo per un decennio.

La polizia di Springwood ha insabbiato il ricordo di Freddy Krueger (lo storico Robert Englund), cosicché questo non possa più infestare i sogni degli adolescenti e mietere nuove vittime. Freddy, però, intrappolato in un infernale aldilà, non si dà per vinto e “ingaggia” Jason (lo stuntman Ken Kirzinger) al fine di spargere un po’ di terrore a Elm Street e ravvivare la paura della gente.

Ronny Yu (che aveva già rivitalizzato La bambola assassina nel 1998 con La sposa di Chucky) porta nuova linfa alle due saghe dando una lucidata più o meno originale ai due mostri e imbastendo questo teen-horror con un ottimo body-count (ben 21 uccisi). La regia è energetica, il ritmo serrato e il sangue scorre a litri, tra macellazioni a colpi di machete e uccisioni “più raffinate” a opera del buon vecchio Freddy. Englund è ancora in ottima forma nonostante i suoi 56 anni e riesce a riportare il personaggio vicino alle proprie origini di boogeyman spietato, anche se le battute non mancano. Interessante vedere anche come l’avvento della CGI abbia influenzato la dimensione onirica in cui Krueger agisce (è la prima volta in cui vengono usati effetti digitali all’interno della saga di Nightmare).

Nei ‘90, infatti, l’horror virò verso paure più reali e i serial killer che si imposero sullo schermo furono mostri dal volto umano come Hannibal Lecter e derivati più o meno horror

Nonostante molti fans abbiano visto in Freddy vs Jason solo una mera manovra macina soldi (costato 25 milioni di dollari ne ha incassati 115 nel mondo), il film riesce a mantenere le promesse, regalando allo spettatore una buona dose di splatter e sobbalzi sulla poltrona, sebbene non verrà ricordato negli annali come uno dei migliori horror di sempre. Una chicca per cultori del genere.

di Marco Filipazzi
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