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Giustizia privata Recensione


Giustizia privata Recensione

Recensione Silenzio in sala
Recensioni utenti

F. Gary Gray, già regista di film come The Italian Job e Be Cool, porta sullo schermo un thriller dai toni cupi e brutali, un figlio illegittimo (e tecnologicamente al passo con i tempi) della legge del taglione.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5



Clyde Shelton (Gerard Butler) assiste impotente all’omicidio di sua moglie e di sua figlia ad opera di due balordi, ben presto catturati dalla polizia. Il procuratore di Philadelphia Nick Rice (Jamie Foxx), al quale il caso è affidato agisce contro le aspettative di Shelton e, piuttosto che rischiare di non ottenere una condanna che rovinerebbe la sua percentuale di riuscita del 93%, dà la possibilità al peggiore dei due criminali di testimoniare a danno del compagno, decretandone la pena di morte a fronte di pochi anni di carcere. La scena della stretta di mano fra l’omicida e il procuratore aggiunge la beffa all’ulteriore danno che Shelton sente di aver subito. A 10 anni di distanza, in occasione dell’esecuzione dell’omicida condannato a morte, Shelton opera la sua meticolosa vendetta, che non si limita alla punizione dei due assassini, ma coinvolge tutti coloro che non hanno fatto in modo che la giustizia avesse il suo giusto corso...

Giustizia Privata offre uno sguardo cinico sul sistema giudiziario americano, dipinto come un mondo di individui votati al solo successo personale, incuranti degli esiti effettivi che le loro azioni hanno sul mondo delle vittime, su quanti hanno subito un torto e lo vedono passare sotto silenzio, dimenticato non appena il giudice abbia stabilito la sentenza, giusta o sbagliata che sia. La violenza è la chiave di volta dell’evoluzione del personaggio di Shelton: alla brutalità del torto che ha subito, l’uomo risponde con una determinazione fredda e altrettanto brutale nel perseguire gli ideali di giustizia che sente essere stati traditi, incurante del rispetto non soltanto dei criminali che gli hanno portato via moglie e figlia, ma anche di quanti non hanno agito secondo coscienza nel rapportarsi al suo dramma. È così che da solo, con una pianificazione durata 10 anni, Shelton mette in ginocchio il sistema giudiziario di Philadelphia, mentre un Nick Rice sempre più furioso cerca di dimostrare a tutti, in primis a se stesso, che il loro operato, pur non essendo perfetto, è il migliore possibile. Il film di Gray ha un’evoluzione avvincente e intrigante per buona parte della sua durata, perdendosi proprio sul finale, non tanto in termini narrativi, quanto piuttosto in capacità di mantenere le aspettative costruite sul piano emotivo: una costruzione sbilanciata fra il personaggio di Butler e quello di Foxx, soprattutto in termini di carisma, induce lo spettatore nel paradosso di “tifare” per quello che a conti fatti è il cattivo, che non può essere supportato realmente, a meno di non voler passare per istigatori a delinquere.

La scena della stretta di mano fra l’omicida e il procuratore aggiunge la beffa all’ulteriore danno che Shelton sente di aver subito

Giustizia Privata è un film che, date le premesse e il cast a disposizione, poteva arrivare a risultati superiori rispetto a quelli raggiunti, ma presenta comunque un livello di cattiveria, cinismo e giustizialismo all’americana capaci di stuzzicare gli istinti più bassi dello spettatore, quasi fino alla fine.

di Roberto Semprebene
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