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Tornatore racconta la sua migliore offerta

Conferenza stampa del nuovo film con protagonista Geoffrey Rush

Si è tenuta il 28 Dicembre, sullo scorcio di una Roma ancora vestita a festa, la conferenza stampa del nuovo film di a href="/biografia-giuseppe_tornatore.html"Giuseppe Tornatore/a, a href="/recensione-la-migliore-offerta.html"La migliore offerta/a . All'incontro con la stampa al cinema The Space di Piazza della Repubblica erano presenti il regista, il maestro a href="/biografia-ennio_morricone.html"Ennio Morricone/a, gli interpreti Silvia Hoeks e a href="/biografia-geoffrey_rush.html"Geoffrey Rush/a (in collegamento video da Melbourne, Australia), Aurturo Paglia della Paco Cinematografica, Barbara Salabè e Nicola Maccanino, rispettivamente presidente e direttore generale della Warner. «Mi sono divertito a distillare il concetto di vero e di falso in una storia che mi intrigava». È con queste parole che Giuseppe Tornatore ha sintetizzato tutto il bagaglio contenutistico della sua ultima fatica cinematografica.

Perché La migliore offerta, pur presentandosi come una storia d’amore insolita – lui, un sessantreenne germofobico, lei ventisettenne agorafobica barricata nella sua stanza – è in realtà un discorso molto più ampio sul ruolo dell’umano di fronte all’arte, ma anche della definizione di ciò che è vero e di ciò che non lo è e di come i confini tra questi due poli siano molto meno definiti di quanto ci si aspetti. Elementi, questi, che sono tutti emersi durante l’incontro con la stampa che Tornatore ha cominciato al cinema The Space e concluso poi nella stupenda cornice dell’Hotel Esedra.
pA prendere per primo la parola è stato Geoffrey Rush, vero trainante di questa storia d'amore insolita ed evocativa. L'interprete australiano, infatti, è stato chiamato a rispondere sulla sua magnifica interpretazione e sul fatto se sia stato influenzato o meno dal Peter Sellers di Oltre il giardino. Con un brio affascinante e una simpatia che trasudava dallo schermo («Mi sono visto nello schermo, e sono un gigante dietro tutti voi. Mi sento come se muovessi delle marionette, come se avessi Sylvia e Giuseppe legati a dei fili»), l’attore nominato agli oscar per Il discorso del Re ha detto di non aver pensato particolarmente a Sellers e che la potenza del personaggi di Virgil era dovuto essenzialmente alle capacità di Tornatore di relazionarsi con i suoi attori e al suo essere «un regista che non ha paura di usare metafore». Secondo Rush, tutto quello che viene messo in gioco dalla narrazione de La migliore offerta è «un dibattito, una conversazione tra la vecchia Europa e la nuova». Un dibattito anche estetico che, sempre secondo l’attore, trova nell’Europa più datata uno stile più elegante, ma anche più colto, pieno di storia e di accadimenti importanti, ma anche molto solitaria, come se fosse sempre fuori posto. In questo senso il personaggio di Virgil Oldman (il cui cognome, non a caso, si traduce con “uomo vecchio”) è l’esponente massimo di questa Europa colta ma avvolta in un funereo solipsismo. «Però» - ha continuato Rush - «nel finale c’è un pizzico di speranza per cui Virgil e Claire potranno – e mi piace pensarlo – incontrarsi di nuovo, forse»./p
pNonostante questa natura – non si sa bene quanto volontariamente – solitaria, Virgil è un personaggio che nel corso della sua valutazione artistica si trova a relazionarsi con molti caratteri strani. Dal costruttore di automi (Jim Sturgess) fino alla ragazza che, nel bar, ripete in maniera quasi ossessiva numeri che sembrano buttati lì a caso, il mondo interpersonale del protagonista conosce il suo apice quando si imbatte in Claire (Sylvia Hoeks), una misteriosa donna affetta da agorafobia che non vuole farsi vedere da nessuno. Nel costruire questo personaggio, Geoffrey Rush, che Tornatore ha definito «preciso come Marlon Brando e simpatico come Marcello Mastroianni» ha dovuto giocare molto sulla sua stessa fisicità, costretto ad imparare a fare tutto con i guanti (che Virgil non toglie mai). Ma Rush, interprete variegato e pieno di talento, si è prodigato in complimenti anche per la sua compagna di scena: «Sylvia è un’attrice divina e coraggiosa, una di quelle che lasciano che la macchina da presa le si avvicini, senza paura. Io invece sono un interprete del secolo scorso: sono io che avvicino la cinepresa». Una macchina da presa che, in verità, sembra sempre innamorata dell’ormai iconografico interprete di Capitan Barbossa nella saga Pirati dei Caraibi. È quasi del tutto inutile l’intervento di Tornatore che spiega come il personaggio di Virgil sia stato pensato quasi da subito sulla persona di Rush: tutto ciò si avverte in modo limpido quando l’obiettivo si sofferma sulla statuaria figura del battitore d’asta, che spesso si trova davanti al suo banco d’asta come un attore su un palcoscenico, pronto a decantare il proprio monologo. «Per me questo è un film molto teatrale» - ha spiegato l’attore. «Ci sono queste scene di dialogo molto potenti e delle situazioni quasi rarefatte… Ho detto a Giuseppe che sarebbe divertente pensare a questo film come se fosse composto da due livelli. Il primo è quello più superficiale che riguarda la risposta istintiva del pubblico. Un secondo livello, forse, si potrebbe avere quando uscirà il dvd. E così il pubblico potrà vedere il film una seconda volta e divertirsi a cercare indizi negli angoli bui delle inquadrature». Rush ha paragonato questo tipo di lettura con quella tipica delle situazioni video ludiche, in cui ogni quadro o livello nasconde sorprese agli angoli dell’inquadratura, o nascoste da ostacoli. «È un po’ come nella vita,» ha concluso. «non si colgono mai tutti gli aspetti di quello che ci accade, mentre accade»./p
pVirgil è un personaggio che, scostato dal mondo, trova felicità solo quando è a contatto con l’arte, indubbiamente una terza protagonista dell’intera vicenda. Il regista Giuseppe Tornatore, nel dipingere il ritratto assolutamente affascinante di un vecchio battitore d’aste ha detto di essersi documentato molto su questo mondo e sulle sue regole. «Mi aveva colpito,» ha detto nell’ombra di una delle sale del The Space «che a volte ci sono dei casi in cui un’opera che viene messa all’asta non ha una basa d’asta. A volte si tratta di opere non particolarmente importanti, o di oggetti non particolarmente importanti che non hanno una valutazione di base… che viene delegata al giudizio del pubblico». L’idea che, nel mondo dell’arte, ci possano essere manufatti che si vendono sulla base di quello che Tornatore ha definito il “buon cuore del pubblico” l’ha colpito al punto da spingerlo a creare un racconto in cui il concetto di “migliore offerta” era centrale: un continuo gioco di rimandi e strizzate d’occhio. Un concetto che, a ben vedere, trova nel personaggio di Billy – interpretato da Donald Sutherland – un esempio lampante. Secondo Virgil, infatti, le opere dell’amico sono troppo amatoriali per poter essere battute all’asta. Eppure sarà proprio un’opera di Billy a cambiare per sempre la vita di Virgil. «Mi sono chiesto» - ha continuato Tornatore - «quale potesse essere la migliore offerta che noi, nella vita, siamo capaci di offrire per ottenere quello che si desidera». Nel seguire il suo ragionamento sulla migliore offerta e l’evoluzione (o involuzione, come si è spinti a credere) del personaggio di Virgil Oldman, il regista ha voluto fare una precisazione sul finale. Tornatore, infatti, ha voluto sottolineare che, nella sua mente, non è mai stato un finale tragico, ma positivo per Virgil, perché: «in questa sua ostinazione, nell’attesa di questa persona c’è la capacità e la forza di essere fedeli a ciò che si ama». Una posizione forte, coraggiosa, che Tornatore definisce positivo, più dell’eventuale happy ending scontato che forse ci si aspettava. Un lieto fine che avrebbe snaturato la pellicola di Tornatore e quella sua aurea di predestinazione che sembra giungere addirittura dalla tradizione dell’antico teatro greco. /p
pTornatore poi ha trovato anche il tempo di parlare della situazione del nostro cinema: ignorando gli studi e le statistiche che hanno provato come la pirateria non sia, per il cinema, il male nero che l’opinione comune crede, il regista di Nuovo cinema paradiso l’ha definita: «il nostro cancro. Se la si potesse annullare il nostro mondo rinascerebbe miracolosamente». Nonostante questo, però, Tornatore ha riconosciuto nella crisi economica che si sta abbattendo un po’ ovunque la causa che ha portato ad incassi tutt’altro che entusiastici in queste feste natalizie. «Questo Natale è stata sfatata la leggenda secondo cui il cinema, durante le crisi, non subisce scossoni. Due anni fa dicevano che era perché il cinema è il passatempo più economico. Non è così, non più almeno. Ora il costo del biglietto si fa sentire». Tornatore, infine, non risparmia neanche la produzione nostrana, che sembra ancorata a quei pochi generi che sembrano in grado di richiamare il pubblico in sala. «Una volta le commedie si facevano solo a Natale, ora si fanno tutto l’anno e si chiude sempre di più l’arco espressivo. A risentirne è il cinema d’autore che in Italia, oltretutto, ha sempre avuto difficoltà ha relazionarsi col pubblico»./p.

di Erika Pomella
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