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Hans Zimmer, dal Re Leone alla dubstep

Che sia in arrivo un’involuzione?

A dirlo oggi, in molti potrebbero temere il peggio. Hans Zimmer, noto per le colonne sonore de Il Cavaliere Oscuro, per quella di Pirati dei Caraibi e Inception, nel lontano 1994 scriveva le musiche de Il Re Leone, 4 anni più tardi quelle de Il Principe d’Egitto, prodotto dalla DreamWorks, e prima del 2000 pose la sua firma su decine e decine di progetti. Con Il Re Leone vinse il Premio Oscar, consacrazione definitiva per il compositore tedesco, preludio ad un’ascesa senza limiti, ancor oggi in auge. Eppure, da quell’Oscar, qualcosa è cambiato.

Certo, si sa: l’artista (specie se musicale) ha l’obbligo di cambiare, anche di rivoluzionarsi. La svolta, per Zimmer, ci fu con Il Gladiatore, film di cui scrisse con Lisa Gerrard una delle sinfonie più emblematiche e rappresentative della storia del cinema. Quella romanità perduta, quel senso bellico, quell’epicità impressa nel film spianarono al film la strada per ben 5 Oscar, dando al capolavoro di Ridley Scott l’onore di rappresentare storicamente – ma anche cinematograficamente – la Roma imperiale, ma anche la Roma cinica e spietata che altri registi, con altrettanto impegno, non erano riusciti a raccontare. Parlavamo di svolta: al film di Ridley Scott seguirono L’Ultimo Samurai (2003), King Arthur (2004) ed il Codice Da Vinci, armonie che – non a caso – scelgono di ricalcare l’epicità trovata con Il Gladiatore. L’ispirazione c’è, ma c’è anche originalità. Con Ron Howard (con cui collaborerà anche in Rush, nel 2013) l’accoppiata è perfetta: il pezzo intitolato 503 – presente in Angeli e Demoni – regala poesie ed atmosfere ai limiti dell’irreale. Nel 2005 però c’è una seconda svolta, stavolta dagli esiti positivi solo nell’immediato. Christopher Nolan, regista di Memento ed Insomnia (thriller asciutto con Al Pacino e Robin Williams), chiama Zimmer a dirigere, in coppia con James Newton Howard, le musiche di Batman Begins e dell’intera trilogia del Cavaliere Oscuro. Proprio con Batman e grazie a Batman, la seconda svolta della carriera è esplosiva. Il noir, il cupo, il buio e l’oscurità, forse per la prima volta nella storia del cinema, si impregnano di note, dando al film un sottofondo coerente, superlativo, addirittura esaltante. Pezzi come A Dark Knight proiettano lo spettatore nello schermo quasi quanto un’illustrazione può farlo nella mente di un lettore di romanzi. Sempre con Nolan, nel 2010, Zimmer scrive la colonna sonora di Inception. Time, brano conclusivo del film, è ad oggi la lirica più ascoltata ed apprezzata del compositore tedesco (persino più di Now We Are Free). Qualcosa, però, inizia a scricchiolare. Se già con Pirati dei Caraibi lo stesso Zimmer ha tentato di scimmiottare se stesso (si notano molte analogie con Il Gladiatore), dal 2010 in poi la poesia pare farsi da parte a favore dell’atmosfera, esperimento che se riuscito con successo nel Cavaliere Oscuro, in diversi film successivi non ha ottenuto lo stesso effetto. L'uomo d'acciaio gioca su una banale melodia a due note priva di picchi originali. Rush – eccezion fatta per 1976 – fa lo stesso, richiamandosi peraltro a sonorità già tipiche di Inception (si paragonino Nurburgring e Mombasa). A chiudere, proprio nel 2014, la colonna sonora di The Amazing Spider-Man 2, reboot dello Spider-Man di Sam Raimi diretto da Marc Webb. Sorvolando sul dubstep adottato in I’m Electro, anche qui l’idea del giro di note sinonimo di sfondo (o accompagnamento al film) lascia con l’amaro in bocca e non poco. C’è da dirlo: le colonne sonore di Zimmer (persino le ultime) non stonano, prendono per mano i film, ne colorano bene la trama, ma fanno da cornice, e non da co-protagoniste alla pellicola. Per capirlo appieno, invece di spiegarvelo, consigliamo l’ascolto di un suo vecchio, ma ancor impareggiabile lavoro: King Of Pride Rock.

di Riccardo Cotumaccio
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