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X-Men, 14 anni di cinema (tra alti e bassi)

Dal 2000 ad oggi tanti scossoni hanno alimentato il mito dei mutanti sul grande schermo

A confermare l’era d’oro della Marvel, X-Men - Giorni di un futuro passato si presenta come il settimo, e non ultimo, tassello dell’epopea dei mutanti, concepita da Stan Lee e Jack Kirby nel lontano 1963. Sei film, difatti, hanno preceduto l’ultimo diretto da Bryan Singer. E proprio da Singer – già regista dei primi due capitoli della saga – nel 2000 iniziano le vicende più volte stravolte di Logan/Wolverine, Charles Xavier, ovvero Professor X e del suo terribile, nonché amato nemico Erik Lehnsherr/Magneto.

Se X-Men, 14 anni fa, fu il primo, acclamato successo della Marvel sul grande schermo, con la trilogia conclusasi nel 2006 quella dei mutanti riesce ad affermarsi a livello mondiale come una delle saghe più amate. Con Singer alla regia, ovvero nei primi due capitoli, le trame, le sceneggiature ed i personaggi rivestono un ruolo serioso, seppur nel contesto fantascientifico del fumetto.

Magneto (Ian McKellen), di cui si sa ben poco, non fa segreto della sua malvagità, velata tuttavia da un sentimento prevalente di affetto verso Charles (Patrick Stewart), suo vecchio amico, di cui in gioventù si fidava ciecamente. Quella di Erik e Charles, non a caso, è la storia che fa da nucleo principale ad altri film come X-Men: L'inizio e X-Men - Giorni di un futuro passato, pellicole in cui l’amicizia e i contrasti tra i due mutanti più potenti del pianeta daranno vita a degli intrecci a dir poco profondi e malinconici. Tornando alla trilogia iniziale, già nel secondo capitolo Wolverine (Hugh Jackman) – ormai ben inserito nel gruppo di mutanti facenti parte della X-Mansion, scuola gestita da Charles – capirà molto del suo passato, risvegliando malumori che metteranno seriamente a repentaglio la sua vita e quella di persone a lui care, come Jean Grey, mutante telepate di cui Logan è infatuato.

Ad interrompere una certa coerenza data da Singer alle sue opere, con X-Men: Conflitto finale - ovvero il terzo della saga, e sequel di X-Men 2 – il clima diventa più confuso, la trama più approssimativa ed il tutto decisamente meno appetibile. Il regista Brett Ratner, succeduto a Singer, si lascia prendere la mano, dando vita a scene decisamente in contrasto coi primi due film sia per spettacolarità che per attendibilità. Già data per spacciata, la serie ricomincia tre anni dopo l’ultimo capitolo, con uno speciale dedicato a Wolverine intitolato – per l’appunto – X-Men Le origini: Wolverine. Il film, diretto da Gavin Hood, ripercorre al meglio quanto vissuto da Logan prima che l’adamantio ne invadesse il corpo per mano di William Stryker, colonnello dell’esercito. Nonostante l’accuratezza nei dettagli, la pellicola non riscuote grandissimi successi. Sarà X-Men: L'inizio, invece, a regalare nuova linfa alla saga, proponendo ai fan della serie un’originalissima introspezione sulla gioventù di Charles Xavier ed Erik Lehnsherr, non ancora Professor X e Magneto, ma semplici amici, uniti dal destino d’esser diversi dagli altri.

Grazie all’ottimo intreccio con la storia contemporanea (siamo negli anni della Guerra Fredda) e al grande peso dato alle caratteristiche dei personaggi (assolutamente coerenti coi loro alter-ego più anziani), X-Men: L'inizio – diretto da Matthew Vaughn – si classifica tra i migliori prodotti della saga, facendo da essenziale anello di congiunzione tra passato e futuro, ma soprattutto tra il bene e il male. Con Wolverine - L'immortale, infine, la Marvel pare voler accompagnare i fan verso il vero (ed attesissimo) sequel di X-Men: Conflitto finale. Il film (il secondo dedicato esclusivamente a Wolverine) non trova picchi degni di nota, se non la debolezza inaspettata di Logan di fronte ad un siero iniettatogli di notte, capace di togliergli l’immortalità e l’auto-guarigione.

X-Men - Giorni di un futuro passato non solo vede Singer riprendere il timone della regia, ma riprende il filone originario della storia (in pausa dal 2006), in vista – tra l’altro – dell’ottava opera in arrivo, intitolata X-Men: Apocalisse. Troppo? O troppo poco? Per i veri fan del genere sicuramente la seconda. Per gli amanti del cinema, il giudizio rimane precario, in continua mutante evoluzione da film a film, in attesa di nuovi, entusiasmanti pellicole targate Marvel.

di Riccardo Cotumaccio
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