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Cenerentola Approfondimento


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Cenerentola e le altre: storie di favole immortali

Viaggio alle origini di una storia che Walt Disney ha reso eterna. Ma non solo.

La Cenerentola di Kenneth Branagh, e prima ancora quella di Walt Disney del 1950, ha nella favola di Charles Perrault la sua matrice. Ma pochi forse sanno che in Russia Aleksandr Nikolaevic Afanas'ev scrisse una favola molto simile a quella a noi nota, dal titolo Vassilissa. Vladimir Propp, linguista e antropologo russo, in Morfologia della fiaba studiò le origini storiche della favola e ne trasse una struttura che propose come modello di tutte le narrazioni. Pertanto, noi sappiamo che, se di favola si tratta occorre che ci siano personaggi immediatamente traducibili in qualcosa di noto (Jung li chiamerebbe archetipi): una ragazza bellissima o una principessa, un principe, uno o più antagonisti, aiutanti e una struttura che raramente cambia ma che intatta si ripete, avendo come varianti: nomi, luoghi, personaggi che rimandano a tipi o a caratteri riconoscibili in ogni epoca o periodo storico.

Vassilissa come Cenerentola rimane orfana di madre e a vegliare su di lei c'è una bambolina donatale dalla mamma in punto di morte; Cenerentola è soggiogata dalla matrigna e dalle sorellastre.

Ha al suo fianco una fata e qualche topolino che le cambieranno la vita per sempre. Il padre di Vassilissa risposatosi, prende in moglie una donna più giovane di lui, con due figlie al seguito. Scenario che si ripete. Come Cenerentola, anche Vassilissa subirà dalla matrigna e dalle sorellastre soprusi, angherie e ripicche frutto della loro gelosia e invidia per la sua folgorante ma candida bellezza. Se Cenerentola si fa bastare matrigna e sorelle a complicarle la vita, in Vassilissa c'è anche la strega cattiva Baba Jaga, depositaria del Male ma che sa restituire il Bene solo a chi lo merita: "bene" inteso come saggezza intuitiva (tipica femminile). Dice Baba Jaga a Vassilissa che chi molto sa, presto invecchierà. Alla fanciulla non serve sapere molto, ma quanto basta a salvarsi. E si salverà, grazie alla bambolina che porta sempre con sé. Così come Cenerentola troverà il suo Principe. Galeotta una scarpa. Sarà per questo che le donne le adorano? E che il termine "feticista" debba a una favola la sua attualità?

Tornando a Vassilissa, al termine della vicenda non solo le viene restituito l'affetto del padre (matrigna e sorellastre saranno uccise dal maleficio di Baba Jaga) ma, come Cenerentola, troverà l'amore di un vero principe che prometterà di amarla fino alla fine. Vassilissa e Cenerentola sono lo specchio di due culture che, seppur lontane e diverse, si incontrano. A rendere "favolosa" la storia - a prescindere dal luogo di ispirazione - è il racconto, che conduce le protagoniste a trovare la propria felicità con o senza principe. Come la fortunatissima pellicola del 1990 Pretty Woman ha sagacemente mostrato: è solo nel momento in cui la protagonista decide di vivere per se stessa che il “principe” compare.

La fiaba, ricordiamolo, nasce come aneddoto da leggere o da ascoltare e nella sua etimologia aleggia infatti il verbo parlare. Lo sa bene Marcia Grad Powers autrice di La Principessa che credeva nelle favole: la scrittrice mette in guardia lettori e – in particolare - lettrici ricordando l'origine del termine da cui tutta questa storia ha avuto inizio. Le favole - badate bene donne - non sono altro che parole. Sono le parole a sedurre principesse, ascoltatori e pubblico. La magia, al di là dei lieto fine, dei Principi e dei Castelli, è tutta lì: nel dispiegarsi di una trama e nello svolgersi di fatti in cui si cela, ed è svelato, il destino dei protagonisti, che altri non siamo che noi stessi.

di Antonella Sugameli
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