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Vinyl: quei bravi ragazzi di Scorsese e Terence Winter

Il lupo di Hollywood e il papà dei Soprano per una serie che è già un cult.

Prendiamo il lupo di Hollywood, Martin Scorsese; aggiungiamo un pizzico di rock alla Mick Jagger e misceliamo il tutto con il papà dei Soprano, Terence Winter. Cosa ne potrà mai venire fuori? Ovviamente Vinyl, la nuova serie targata HBO che mostra l’ascesa della musica clandestina sul finire dei magici anni Settanta. Il lungimirante Winter, showrunner e produttore esecutivo, ripesca dalla sua Boardwalk Empire il volto magnetico di Bobby Cannavale, gli affianca la bella Olivia Wilde e un gruppo losco e poco affidabile, da Paul Ben-Victor a P.J. Byrne, da J.C.

MacKenzie a Ray Romano, passando per Juno Temple e Max Casella. Questi bravi ragazzi saranno il fulcro della fantomatica American Century Records attorno al quale si sviluppa la vicenda narrata, negli anni in cui il rock cedeva il passo a disco, punk e hip hop. Seguendo l’esempio di Mad Men, che ha ben dipinto le ansie degli anni Sessanta, Vinyl mette in scena le contraddizioni di una NY in continua trasformazione, tra un passato idealista figlio dei fiori e un futuro di material life. La Grande Mela, più di tante altre metropoli, è stata un crocevia di talenti provenienti dai diversi campi dell’arte, dalla Factory di Warhol (che tornerà nei prossimi episodi) alla musica, che la fa padrona su tutte.brbrRichie Finestra è un ricco produttore musicale a capo dell’impero in rovina dell’etichetta Century Records, che tenta di vendere al conglomerato tedesco PolyGram per salvarsi dai debiti. Ci viene presentato come un pezzente, a tarda notte, in un vicolo anonimo nella New York del ’73, con il biglietto da visita di una detective della omicidi in mano e un striscia di coca pronta all’uso. Una folla di ragazzini urlanti che scalpitano verso un club lo incuriosiscono e Fontana entra nel locale fatiscente dove, tra le siringhe per terra, una giovane band tiene banco ammaliando il pubblico: i New York Dolls. Con una serie di flashback ben piazzati, Scorsese scivola a ritroso nelle ore immediatamente precedenti alla serata, fino a fare un salto agli inizi della carriera del produttore, mostrando episodi salienti che vanno dal tradimento verso il suo primo cliente Lester Grimes - aka Little Jimmy Little - alla perdita del contratto con i Led Zeppelin di Robert Plant; dall’astro nascente del punk Kip Stevens con i suoi Nasty Bits, alle copertine che fanno il giro del mondo di certi ABBA, gruppo che Fontana aveva snobbato malamente i mesi prima. br /br /Degrado notturno, corruzioni e mazzette alla luce del sole, edifici fatiscenti che ospitano serate clandestine e imprenditori fraudolenti dal grilletto facile: questo e molto di più ci ha mostrato il pilot, girato da Scorsese con maestria cinematografica. Dal soggetto scritto a quattro mani da Coen, Mick Jagger, Scorsese e Terence Winter, quest’ultimo ha costruito con George Mastras una brillante sceneggiatura lunga quanto un film, convincente in ogni momento. Al maestro Scorsese il merito di aver scelto l’alternanza passato/presente per presentarci il discografico fallito, cullandolo nei momenti di crisi con la colonna sonora presa direttamente dal bagaglio infinitamente infinito di Jagger (stupenda la battuta della moglie Devon “You can’t always get what you want” in una scena sull’ennesimo litigio della coppia). La stilizzazione dei personaggi scorsesiani è evidente anche nel microcosmo di Vinyl, fatto di caricature mai forzate, abbigliamento e accessori curati nei minimi dettagli, gesti e atteggiamenti precisi anche nella più piccola e insignificante comparsa. E ovviamente il cast eccellente fatto anche di semi sconosciuti, come il figlio di Jegger (James), Ato Essandoh, e Birgitte Hjort Sørensen. Il successo di pilot è indiscutibile e le basi sono ottime: Vinyl si prospetta una delle serie più attese della stagione. Chiamati a dirigere gli altri episodi ci saranno grandi firme come Mark Romanek, Allen Coulter, Peter Sollett tra gli altri. Grazie a Sky Atlantic la serie arriverà anche in Italia, mentre HBO già conferma la seconda stagione. Forse un tentativo (riuscito) di contrastare la barocca Empire della Fox? Vedremo se ce la faranno i nostri Goodfellas a non deludere le aspettative di pubblico e critica.

di Francesca Solazzo
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