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Baz Luhrmann: regista visionario, pioniere nell’inventare nuovi stili

Con la sua Red Curtain Trilogy ha dettato nuovi standard ad Hollywood

Baz Luhrmann è uno di quei registi sopra le righe non particolarmente adatto alle catalogazioni e alle etichette. Cresciuto tra maiali, pompe di benzina e cinema, con un istinto innato per l’arte, il giovane Baz inizia ad avvicinarsi al grande schermo come attore, solo dopo qualche anno scopre la passione per il teatro; esordisce, infine, dietro una macchina da presa con il progetto Ballroom - Gara di ballo, stupendo tutti con colori sgargianti, musiche coinvolgenti e una incipiente passione per il ballo. Da barman sapiente, mescola bene e a lungo i suoi ingredienti, ubriacando gli spettatori al passo di danza. Un pioniere nell’inventare nuovi stili, nell’osare laddove Hollywood propone blockbuster visti e rivisti.

Tutto nelle sue pellicole è studiato nel dettaglio, dalla sceneggiatura, all’editing, alle coreografie, alle scenografie, alla fotografia perché il risultato finale sia spettacolare. La macchina da presa è un occhio vigile ed attento nel cogliere dettagli e ostentare virtuosismi mozzafiato.

Un regista non nuovo agli estremismi: con il suo secondo film, Romeo+Giulietta di William Shakespeare, conferma la sua essenza di filmaker innovativo e visionario fino all’eccesso, senza accezioni negative. Attraverso una negoziazione serrata (con una produzione reticente ad approvare la pellicola) lo porta a tu per tu con la critica. Ambientata in una Verona modernissima del XX secolo, la storia racconta di due giovani innamorati, osteggiati nel sentimento d’amore, che usano per corteggiarsi il linguaggio di un genio del XVI secolo: William Shakespeare. Il successo giunge inaspettato, Leonardo DiCaprio e Claire Danes incarnano l’amore per antonomasia, a dispetto di una moltitudine di giovani cresciuti all’insegna delle nuove tecnologie, privi di una forma verbale adeguata a rappresentarli. Giovani desiderosi di riscoprire una forma di comunicazione autentica, senza barriere culturali, in cui l’antico sposa con estrema facilità il moderno e catapulta quelle stesse generazioni, incapaci di sognare, nel mondo tragico ma imperituro, del sogno inaugurato da Shakespeare. Luhrmann ridona credibilità al genere, un vigore senza pari, un’energia e un pathos totalizzanti, grazie alla scelta delle musiche e all’ingegno del fedelissimo direttore della fotografia Donald McAlpine. Alcune sue trovate sono rimaste topoi cinematografici, a lungo ricordati; come l’inquadratura in Romeo+Giulietta di William Shakespeare che vede i due protagonisti specchiarsi l’un l’altro nella vasca dei pesci o la scena in cui Giulietta giace senza vita nella cappella di famiglia illuminata da centinaia di candele..

Studioso ed attento alla cultura popolare e a ciò che nel passato ha influenzato il presente, si presenta 5 anni dopo con Moulin Rouge. Un musical esagerato, il primo rave della storia al cinema, in cui Elthon John, David Bowie, Fatboy Slim e Christina Aguilera, in un vertiginoso pot-pourri canoro, danno voce ai protagonisti della vicenda d’amore, incapaci di esprimere i propri sentimenti in parole. Ewan McGregor e Nicole Kidman si cimentano per la prima volta nel canto, sbalordendo; ogni volta che Christian lusinga la cortigiana, lei rinnova il suo amore per lui. Interi set costruiti in interni, più di 80 costumisti per comparse ed attori, scenografie meravigliose ed effetti speciali mai visti prima, fanno di Moulin Rouge un unicum nel genere applaudito da una metà della platea, incompreso dall’altra. Triste sorte destinata ai geni. Baz Luhrmann è uno di questi.

di Antonella Sugameli
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