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Malèna Speciale


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Le donne di Giuseppe Tornatore

Da comprimarie a protagoniste. L'evoluzione del personaggio femminile nel cinema del regista siciliano

Dai tempi dei fratelli Lumiere, l’occhio della cinepresa ha immortalato le trasformazioni del mondo rendendole manifeste e alla portata di tutti. Per molto tempo il cinematografo è stato fatto dagli uomini e per gli uomini. Ma le cose sono cambiate e il cinema sa raccontare anche questo. Restringendo il campo alla scena cinematografica italiana, è facile osservare come ancora negli anni ’60 sembrava che i film non necessitassero di personaggi femminili di spicco.

A dar prova di questo era la grande varietà di interpreti maschili come Alberto Sordi, Nino Manfredi e Vittorio Gassman contrapposta alla scarsezza di nomi femminili. Certo le attrici non mancavano, ma interpretavano spesso parti dimenticabili, prive di attrattiva o comunque subordinate all’interpretazione maschile. Questa tendenza ad “accennare” e mai approfondire i personaggi femminili è riscontrabile, seppur non in modo eccessivamente disdicevole, nella prima fase del lavoro di Giuseppe Tornatore. Parliamo del valore, col tempo divenuto sempre maggiore, che il regista siciliano ha attribuito alle proprie donne. Nel corso della sua carriera cinematografica, Tornatore ha tratteggiato due diversi profili femminili. C’è la donna “scenografica” e decorativa, una figura bella ma senza nome, tenuta nascosta dall’immaginario filmico quanto dalla sceneggiatura stessa. Un esempio è la figura quasi dantesca di Elena in Nuovo Cinema Paradiso, suo capolavoro indiscusso. Figlia obbediente incapace di ribellarsi all’autorità paterna, Elena è un personaggio statico: Totò la dimenticherà e crescerà senza di lei. Allo stesso modo la madre e la sorella del protagonista sono personalità appena accennate e destinate all’oblio. Eppure queste donne, che nel film non sembrano contribuire significativamente al concatenarsi degli eventi, condizionano indirettamente il destino di Totò: né l’amata né quel che resta della sua famiglia, infatti, gli danno motivo di restare in Sicilia. In sostanza, oltre alle dure parole che Alfredo gli rivolge, è l’inettitudine di questi personaggi a far sì che Totò lasci la sua casa e diventi un grande regista.

La valenza scenografica della donna nel cinema di Tornatore è però ancora più eclatante ne La leggenda del pianista sull'oceano. In questa pellicola la graziosa Mélanie Thierry appare solo per pochi secondi, il tempo necessario a far sì che Novecento se ne innamori. Ma è quella visione incantevole che lo persuade a scendere – o quasi - dal transatlantico Virginian.
Accanto alle fattezze di una figura scenografica e decorativa Giuseppe Tornatore delinea la fisionomia di una donna tenace e protagonista degli eventi, anch’essa bellissima, ma di una bellezza perturbante. Lo stesso regista, riferendosi al personaggio di Malèna (2000) nell’omonimo film, afferma: «Mi sono ispirato alle donne della memoria, quelle che turbavano i ragazzini della mia generazione». Questa volta è la donna l’elemento centrale della narrazione e i personaggi maschili sono ridotti a una volgare massa di depravati. La bella protagonista interpretata da Monica Bellucci è profondamente abominata dalle donne del paese poiché ardentemente desiderata dai mariti. L’unico a esserle fedele è Renato, che la guarda e la protegge da lontano. Ma questa donna, per Giuseppe Tornatore, è più che un oggetto del desiderio: rappresenta l’incarnazione del mistero, è un enigma per cui vale la pena appassionarsi. Se in Malèna la donna è fautrice di un’attrazione sconveniente, ne La sconosciuta (2006) Tornatore si confronta con un personaggio dai sentimenti semplici. Tratto da un reale fatto di cronaca, il personaggio di Irena vive solo per l'amore della figlia che crede le abbiano strappato dalle braccia al momento della nascita. Nel tentativo di ricongiungersi alla piccola sarà ostacolata dagli squallidi fantasmi del suo passato. Altro film da citare è il più recente La corrispondenza (2016), in cui la giovane Amy intrattiene una corrispondenza epistolare fittizia con l’amato scomparso. Il regista indaga e scava nell’emotività della ragazza, così accecata dal dolore da rifiutare di vivere la vita reale. Il ridimensionamento della donna nella poetica tornatoriana è solo una goccia nell’oceano di esempi che avremmo potuto citare. Il cinema del regista siciliano ha tratteggiato le fisionomie femminili più diverse, dalla femme fatale - oltre alla già citata Malèna, anche la Claire de La migliore offerta (2013) - fino alla donna angelica, profondamente emotiva ma risoluta. Le donne sono sempre state presenti nell’opera del regista siciliano, il loro ruolo si è rafforzato col tempo. Da presenza accessoria e silente, nel cinema di Giuseppe Tornatore la componente femminile si è, come dire, emancipata: così come nella storia mondiale del cinema.

Dunque l'8 marzo non va festeggiato il solo fatto di essere donna, questa è solo una banale constatazione. In realtà non va onorato nulla in più rispetto a ciò che dovrebbe essere celebrato ogni giorno, né vanno enfatizzati gli aspetti in cui si ritiene la donna più abile, più forte, sensibile, veloce, intuitiva rispetto all’uomo, perché questo rafforza il senso di disparità tra i sessi che secoli di storia hanno eretto a favore di una supremazia maschile. Celebrate invece il costante emergere della donna in tutti gli aspetti della società, anche in quelli più semplici e popolari come il cinema.



di Alessia Bertolino
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