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La bella e la bestia Approfondimento


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L'evoluzione della Magia: Disney tra classici e remake

Alla scoperta delle nuove versioni Disney dei classici animati. L'impatto, l'originalità e i motivi commerciali.

In occasione dell’uscita della nuova versione de La Bella e la Bestia, e sull’ondata di voci, news e conferme che girano a Hollywood e dintorni, viene spontaneo farsi delle domande. Come mai la Disney sta realizzando tutte queste nuove versioni dei suoi classici animati? Che impatto avranno sui bambini e sugli adulti? Sono peggiori degli originali o apportano comunque un valore aggiunto? Si sta inaugurando un nuovo trend o questo è il mero risultato di una operazione puramente commerciale? La risposta apre temi e scenari interessanti. Alcuni più probabili di altri, ma comunque in grado di scatenare l’attenzione e l’attesa di milioni di fan.

Walt Disney usa le sue storie di maggior successo per attirare di nuovo in sala gli spettatori. Non potendo rifare i classici (proprio perché sono, appunto, classici) le versioni live-action realizzate finora sono sufficientemente differenti dagli originali, quel che basta per entusiasmare la gente e portarla di nuovo al cinema.

Ma Cenerentola, Il Libro della Giungla e La Bella e la Bestia sono solo una piccola parte di una consistente produzione di remake. Quando La carica dei 101 - Questa volta la magia è vera approdò nei cinema nel 1996, nel bel mezzo di un periodo d’oro per i cartoni Disney (negli anni precedenti infatti uscivano uno dopo l’altro alcuni dei più grandi successi della storia come La sirenetta, Aladdin, Il Re Leone) sembrò una scelta curiosa da parte degli Studios: eppure La carica dei 101 - Questa volta la magia è vera raggiunse un discreto successo ai botteghini, diventando il film campione d’incassi per famiglie di quell’anno. Arrivando al più vicino 2010, Alice in Wonderland di Tim Burton bissò il risultato: secondo live-action basato su un film Disney da quel 1996, nonostante la tiepida accoglienza della critica statunitense, fece più di un miliardo di dollari di incasso. Ecco allora che la Disney scopre il potenziale commerciale di questa formula. Seguono L'Apprendista Stregone (basato su un segmento del classico del 1940 Fantasia), Maleficent, Cenerentola, Il Libro della Giungla, Alice attraverso lo specchio (sequel del film di Burton), il Drago Invisibile e ora La Bella e la Bestia. Come i cartoni animati degli anni Novanta e precedenti, molti di questi film sono basati sulle favole che noi tutti conosciamo: gli Studios ripropongono quelle versioni, piuttosto che lavorare su nuove interpretazioni di quelle stesse fiabe. La Disney sta quindi deliberatamente intraprendendo una massiccia strategia di remake live-action dei propri indimenticati e indimenticabili successi animati, lavorando sul sentimento di nostalgia e sulla curiosità per fare presa allo stesso tempo sugli adulti e sui bambini. Se già i classici - soprattutto dagli anni '30 fino agli anni '60 - erano versioni spettacolari di favole celebri, che ognuno di noi si era sentito raccontare da piccolo, l'operazione live-action non è molto diversa. Prendiamo una storia conosciuta, che da sempre piace a tutti (ai bambini ma anche ai loro genitori, che sentono un’affezione speciale per la prima versione), aggiungiamo una bella porzione di attori famosi, mescoliamo con una dose più sostenuta di azione, alcuni riferimenti vagamente sfacciati e la promessa degli effetti 3D: ed ecco che abbiamo un film Disney che può attrarre molto più pubblico di quello che normalmente si accosta ai cartoni animati.

Ora, questo potrà portare molto profitto agli Studios nel breve termine, ma va detto che investendo sempre più nei live-action, Disney si allontana di molto dalla sua essenza primaria: essere la casa cinematografica per eccellenza simbolo di cartoni animati di alta qualità. Disney ha generato e genera vere e proprie icone, che a lungo termine si sono rivelate anche macchine commerciali, proprio attenendosi alle sue qualifiche più tradizionali: bellissima animazione, canzoni originali, temi infantili affrontati con grande serietà. Infatti, chi ricorda i live-action Disney delle generazioni passate? Dal più recente George re della giungla con Brendan Fraser a Mowgli – Il libro della giungla e Popeye – Braccio di Ferro, con Robin Williams. La tanto proclamata Magia Disney non sopravviverà grazie a queste rivisitazioni in carne, ossa e CGI. Piuttosto, è facile che saranno i classici moderni dell'animazione, come Frozen - Il Regno di Ghiaccio e Rapunzel - L'intreccio della Torre, a realizzare questa missione nelle prossime decadi. Forse Disney dovrebbe concentrarsi più sui suoi film originali, per catturare i cuori e i portafogli negli anni a venire.

Eppure, oltre alla mera logica commerciale, c’è qualcos’altro che smuove così tanta gente a trepidare per l’attesa di queste favole rese vive. Ci sono motivazioni artistiche, sebbene subordinate a quelle economiche, che entrano in gioco nella pianificazione della produzione cinematografica disneyana. Anche una grande compagnia è costituita da persone con sogni, idee ed espressività creative individuali, valide sia per loro stessi che per la cultura della società di cui fanno parte. Prendiamo per esempio il lavoro con le nuove tecnologie. Nuove apparecchiature, nuove tecniche, nuovi software d’animazione. Quando si applicano queste innovazioni su storie già consolidate il rischio è minore: così è possibile investire più risorse nell’animazione e negli aspetti di video grafica, piuttosto che nella scrittura del soggetto e nel suo sviluppo. C’è poi la domanda dei fan. A volte, infatti, i Classici, nonostante siano somme opere d’arte, mancano dell'approfondimento dei protagonisti: Disney risponde alla voglia del pubblico di capire lo scopo delle azioni dei personaggi più amati o detestati. Un chiaro caso è Maleficent: diversi si sono chiesti perché la terribile strega ce l’avesse tanto con quella piccolina di Aurora. Mancava l’antefatto. D'altra parte, per i creativi mettere nuovamente le mani su un personaggio iconico è un sogno che diventa realtà e consente loro di riportare in auge qualcosa di prezioso per se stessi e per gli spettatori. Last but not least, come direbbero oltreoceano, la riflessione più importante di tutte. Come non considerare al tempo stesso gli aspetti poetici e le ragioni meramente opportunistiche che convivono nel tramandare la Magia Disney? Nel riproporre queste storie già narrate, i bambini della generazione attuale non si dimenticheranno mai dei classici e dei loro personaggi preferiti, e continueranno a comprare tutto il relativo merchandising e a voler andare nei parchi a tema per incontrare i loro idoli. Ma al contempo, si manterrà anche un’eredità di storie ed eroi, insieme al lavoro dei grandi maestri dell’animazione del passato. Un po’ come facevano i copisti vittoriani con i grandi del Rinascimento. E vi pare poco?

di Angela De Angelis
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