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Power Rangers Approfondimento


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Made in Japan: da Godzilla a Power Rangers, Hollywood scopre il cinema giapponese

Cinema americano e cultura nipponica: tra il successo di Godzilla, l'attesa Death Note e le polemiche di whitewashing.

L'animazione e l'intrattenimento giapponese sta prendendo sempre più piede in America e Europa. Remake e live-action di opere cult della cultura nipponica stanno invadendo le nostre sale cinematografiche, prodotte e realizzate dalle major hollywoodiane. I Power Rangers, di cui vedremo il remake nelle sale italiane dal 6 aprile, sono sicuramente uno dei prodotti giapponesi più famosi anche nella parte occidentale del globo. Creati nel 1993 da Haim Saban, che in un viaggio in Giappone nel 1984 viene folgorato dalla vista del programma Super Sentai, Power Rangers racconta la storia di cinque adolescenti che, incappati nell'entità aliena Zordon si trasformano tramite speciali monete in guerrieri capaci di salvare l'umanità dalla minaccia aliena.

A ogni Sentai originale corrisponde un ranger della versione di Haim Saban; e nelle prime stagioni le sequenze di combattimento dei Super Sentai venivano riutilizzate per i cinque Rangers. Sicuramente uno dei programmi più longevi della tv, con ancora serie in attivo, le sue tematiche di amicizia e lavoro di squadra, insieme ovviamente agli originalissimi mostri che i ragazzi combattono nei vari episodi delle innumerevoli stagioni, ne hanno sancito il successo. Il film in uscita nelle sale ricerca lo spirito originale dei Power Rangers, ispirandosi soprattutto alle prime stagioni della serie (che vanno dal 1993 al 1996) ma modernizzandolo con una fotografia cupa e realistica, che si uniforma allo stile Marvel Cinematics e DC Comics.

Ma il primo remake di un film nipponico nella storia del cinema risale al 1954, con la versione americana del film cult Gojira. Uno dei mostri più famosi del mondo del cinema, ribattezzato dagli americani Godzilla, è il primo prodotto giapponese a essere importato dal mondo occidentale, che lo trasforma in un mito con oltre 30 film dedicati al kaiju più popolare di tutti i tempi. In questi film, il mostruoso dinosauro, simbolo del bombardamento nucleare su Hiroshima, non solo si divertirà a distruggere le città, ma si troverà a combattere altre "creature" cult del cinema e della cultura americana come King Kong e i Fantastici Quattro. Avrà anche nemici come King Ghidorah, Gigan e Mechagodzilla: talvolta dovrà combatterli per salvare la terra, altre volte questi saranno invece coloro che ci salveranno dalla minaccia del lucertolone preistorico. Tra i remake statunitensi più recenti, che tutti possiamo ricordare, ci sono il film del 1998 dove Godzilla diventa un'iguana, ingrandito dalle radiazioni nucleari, e il meritevole Godzilla del 2014 di Gareth Edwards, in cui il Re dei Mostri torna ad avere delle fattezze che ricordano di più la sua forma originale. Inoltre, Netflix ha annunciato che nell'autunno 2017 aggiungerà un nuovo capitolo alla saga con Godzilla: Monster Planet (una versione anime, proprio come Devilman).

Continuando la strada dei remake ispirati ai cult giapponesi, sempre su Netflix vedremo il live-action tratto da Death Note, il manga di Tsugumi Oba e Takeshi Obata. La piattafoma ha diffuso a fine marzo il trailer del film, che verrà distribuito in digitale da ottobre 2017. Fin dai primi giorni della release del teaser, il film è stato accusato di whitewashing, una polemica molto comune nel panorama hollywoodiano: ci si scaglia contro i nomi americanizzati (operazione che solitamente viene effettuata per semplificare la visione a un pubblico non abituato alla cultura in oggetto) e le nazionalità degli protagonisti, accuratamente trasformate in versione occidentale. Stessa polemica ha visto protagonista il live-action dell'anime Ghost In The Shell. Il film, uscito nelle sale italiane il 30 marzo, è tratto dall'omonimo cult cyberpunk e interpretato da Scarlett Johansonn perfetta nella parte del poliziotto cyborg Major, in cerca della propria identità. Il live-action unisce le trame del primo anime del 1995 e di quello del 2004. Nonostante si possa essere critici e notare la perdita di profondità del film rispetto all'anime, le atmosfere sono perfettamente rese e le polemiche piuttosto sterili.

Ma non tutti i live-action tratti da anime possono dirsi altrettanto fortunati. Anzi. Ricordiamo il flop Dragonball Evolution (2009), basato sui manga di successo mondiale di Akira Toriyama. Concepito come una sorta di sequel di Dragon Ball - Il film (1989), la pellicola ci fa vedere un Goku adulto, anche se l'incipit mostra la storia originale del protagonista da ragazzino: insomma, ci sono le parti essenziali della serie ma cronologicamente sballate. Nonostante il film vanti la partecipazione su carta del creatore del manga, Akira Toriyama ha dichiarato di non essere mai stato davvero coinvolto attivamente nella scrittura e che tutte le sue idee non venivano prese in considerazione o tagliate.

Questo fenomeno di interesse da parte di Hollywood per la cultura giapponese, quindi, mostra come ci sia una tendenza ad approcciarsi sempre di più a storie nuove che provengono da Oriente. E al recupero di questi cult, siano essi anime o puro intrattenimento, il pubblico risponde (quasi) sempre positivamente. Sicuramente, visto l'ottimo risultato di Ghost in the Shell e le buone previsioni di Power Rangers, si può ben sperare che questa intraprendenza hollywoodiana possa continuare. Certo, il compromesso va mantenuto: queste opere devono sì essere fruibili da tutti, ma senza togliere l'essenza all'originale. Anzi, l'intenzione deve essere quella di invogliare lo spettatore occidentale ad andare oltre ai propri orizzonti e provare/scoprire nuove strade cinematografiche.

di Samantha Ruboni
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