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Quarto potere Approfondimento


Quarto potere Approfondimento

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Quarto potere di Orson Welles: è davvero il più grande film della storia del cinema?

Può un’opera, a distanza di quasi ottant’anni, continuare a colpire e far discutere? Parliamo di Quarto Potere e dei suoi leggendari primati.

Considerato dalla critica e gli addetti ai lavori come uno dei migliori film della storia del cinema, quando non il migliore in assoluto (nelle classifiche dell’American Film Institute, è saldamente fisso in prima posizione; in quelle del British Film Institute, dopo cinquant’anni, solo di recente si è visto scalzato dal trono), Quarto Potere di Orson Welles, o Citizen Kane in accordo al titolo originale, è un’opera che a distanza di quasi ottant’anni continua a colpire e far discutere, proprio come al momento della sua uscita. Scansando ogni approccio meramente celebrativo, quali sono le ragioni di una fama cresciuta nel tempo sino a sfiorare la leggenda? Possiamo individuare quattro tappe fondamentali corrispondenti ad altrettanti piani di lettura del capolavoro wellsiano.

Quarto Potere merita di essere ricordato come una rivoluzione epocale del linguaggio cinematografico: al suo debutto dietro la macchina da presa, il venticinquenne Orson Welles attinse a piene mani dalla preziosa esperienza dei primi sperimentatori e maestri della Settima Arte, ma nel contempo pose il loro insegnamento al servizio di una nuova, possente concezione del medium. Ciò che più stupisce, in questo senso, non è tanto l’impiego - per quanto inedito, ardito, spettacolare esso risulti - di singole tecniche di ripresa come la profondità di campo, il piano-sequenza, il grandangolo, l’uso espressionistico dell’illuminazione, il flashback, i finti montaggi giornalistici (e via discorrendo con una lista potenzialmente vastissima di artifici visivi), quanto piuttosto la capacità del regista di ricondurre ciascuno di questi specifici strumenti espressivi entro una cornice unitaria, splendidamente coerente, e finalizzata nel suo complesso a creare una messinscena così solida e ambiziosa da non trovare precedenti né paragoni nella storia del cinema. In tale ottica, Orson Welles riuscì a realizzare un film pienamente, totalmente “cinematografico”, ossia basato su un modo di concepire e organizzare lo spazio-tempo della narrazione che non poteva non dipendere in toto dalle peculiarità intrinseche alla Settima Arte.

Solo l’avventatezza di un giovane neofita, talentuoso e spavaldo qual era Orson Welles al momento della realizzazione del film, poteva garantire quella dose di audacia e irriverenza necessaria per riuscire in una simile operazione di ri-fondazione globale del medium.

Da un secondo punto di vista, Quarto Potere costituisce una pellicola che è stata in grado di mettere a fuoco, con una precisione e una lucidità impressionanti, i connotati essenziali di una società (quella statunitense e occidentale in senso lato), di un sistema economico (quello capitalistico) e di un’epoca (quella delle comunicazioni di massa) che confluiscono tutti nella parabola esistenziale del protagonista, Charles Foster Kane, uomo di umili origini ma capace di costruire un impero editoriale con il solo aiuto delle proprie forze: nella sua figura, che è al tempo stesso l’incarnazione del sogno americano, del liberismo e del potere dell’informazione, si riverberano luci (ricchezza, fama, carriera) ed ombre (manipolazione, scandali, rovina, solitudine) di un presente che è ancora autenticamente, profondamente il nostro.

C'è un altro aspetto: un versante della pellicola che assume primaria importanza è quello dell’esplorazione psichica. Ben lungi dall’esaurirsi in un discorso squisitamente sociologico, Quarto Potere traccia una sorprendente disamina del substrato interiore dell’animo umano, giungendo a conclusioni in apparenza contraddittorie: se infatti la pellicola sembra attestare, per un verso, il ruolo decisivo dei mass-media e del potere fondato sulla comunicazione, per altro verso la vicenda biografica di Kane lascia trapelare un messaggio di segno opposto, ossia quello dell’impossibilità di comunicare in modo autentico le esperienze della vita individuale. Una sorte beffarda che non risparmia nemmeno il grande magnate dell’editoria, condannato a morire pronunciando una misteriosa parola, Rosabella (Rosebud in inglese), il cui significato nessuno sarà in grado di comprendere e rivelare. Un paradosso bruciante che dimostra, una volta di più, la capacità del film di ritrarre con coraggio e vividezza tutta la drammatica complessità dell’esistenza umana, immortalata tanto nei suoi aspetti esteriori (sociali) quanto in quelli introspettivi (psicologici)..

Infine, un ulteriore livello interpretativo dell’opera merita di essere sottolineato. Qualcosa che a ben vedere costituisce il suo carattere più straordinario: al di là infatti di ogni considerazione di natura puramente estetica o contenutistica, Quarto Potere è soprattutto la più convincente rivendicazione della supremazia del cinema sulle altre forme comunicative - prima fra tutte la stampa - che sia mai stata concepita e realizzata. Una rivendicazione che si svolge su un duplice piano, concettuale e storico. Da un punto di vista concettuale, l’intera pellicola risulta organizzata intorno alla sfida mediatica tra cinema ed editoria: laddove il giornalista incaricato di indagare sulla vita di Kane non riesce ad afferrare il misterioso significato di Rosabella, è il regista stesso, alla fine del film, a intervenire con un agile movimento della telecamera e sciogliere finalmente il mistero, mostrando al pubblico quella verità che solo il cinema appare in grado di consegnargli. Poiché esso è l’unico che la contiene e ne giustifica l’esistenza.



Ma anche al di fuori della pellicola, sul palcoscenico della storia, ebbe luogo un epico scontro tra Orson Welles e il magnate dell’editoria William Randolph Hearst, indiretto ispiratore della figura di Kane, il quale fece di tutto per sabotare il film, dapprima offrendo 800 mila dollari alla casa di produzione RKO perché distruggesse la pellicola, e quindi, non riuscito nell’intento iniziale, proibendo a tutti i giornali e le radio di sua proprietà di pubblicizzarne l’uscita. Nonostante il boicottaggio, Quarto Potere riuscì ugualmente a vedere la luce e incassare la somma record di 9 nomination ai premi Oscar (anche se poi vinse soltanto quello per la Migliore Sceneggiatura Originale).



di Davide Tecce
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