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Dimmi come vedi le serie e ti dirò chi sei: tv e streaming, un nuovo modo di essere spettatori

C'è chi vede la puntata subito e chi aspetta, quelli che "solo in lingua originale" e i binge watchers: e voi, che spettatore siete? Ecco una mini-fenomenologia dello spettatore seriale

Ci risiamo: ogni volta che si presenta un nuovo evento seriale il mondo degli spettatori si divide. Stavolta è toccato alla première della settima stagione de Il Trono di Spade. Poco tempo fa si è trattato del ritorno de I segreti di Twin Peaks, 25 anni dopo. In passato, viene voglia di ricordare l'arrivo in Italia di Netflix, il ritorno di Gilmore Girls, l'hype per Breaking Bad e Mad Men; i colpi di scena di Grey's Anatomy e The Good Wife; puntate di True Detective e House of Cards che hanno cambiato l'industria e anche il pubblico.

Nell'era dei social network, la vita da spettatore è durissima: sempre all'erta spoiler, pronti a fiutare l'ultima novità, svelti a segnare sul calendario la prossima data di uscita.

Ma, oggi molto più che con il cinema, dimmi che serie vedi e ti dirò chi sei. Ma anche come la vedi e quando la vedi.
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Da un lato, c'è il popolo della diretta: quelli che guardano la puntata immediatamente, quando esce. Se si tratta di Netflix o di serie italiane, il sacrificio è meno evidente; ma se si inseguono i broadcast la sveglia alle tre di notte è assicurata. Le serie vengono viste rigorosamente il lingua originale, con o senza sottotitoli. Questi spettatori sono più che appassionati: sono devoti. Il loro sacrificio di tempo ed emozioni li rende famelici di dibattiti, desiderosi di rivelare a tutti la loro reazione e la loro opinione.

La seconda categoria sono "quelli del giorno dopo". Che magari non hanno l'abbonamento, che seguono le versioni doppiate o che, semplicemente, di notte dormono. Che sono appassionati, sì, ma fino a un certo punto. Questo popolo, altrettanto eroico, affronta la giornata successiva a un evento tv con coraggio e rassegnazione, sperando di riuscire a non aprire i social network, a sfuggire recensioni, commenti, meme e quant'altro.

Infine ci sono i binge watchers, più numerosi di quanto si creda: coloro che vedono le serie di stagione in stagione. Per loro la puntata singola non esiste. E da quando esistono Netflix e Amazon Prime, piattaforme che consentono di avere la stagione disponibile tutta in una volta, la loro vita è cambiata. Queste scelte, in parte determinate dall'abitudine e dal gusto, in parte da un approccio più o meno cinematografico alla serie tv, potrebbero sembrare trascurabili. In realtà, un modo diverso di vedere la serie determina un tipo diverso di esperienza, di fruizione, di percezione.
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In un articolo illuminante sul New York Times, Streaming Tv isn't just a New Way of Watch. It's a New Genre, il critico televisivo James Poniewozik sottolinea come il modo in cui si guarda una serie influenzi la storia che vediamo. Un esempio: secondo voi quando è cattivo Walter White? Il caso Breaking Bad è proprio quello che Poniewozik cita nel suo articolo.

Nella serie ideata da Vince Gilligan il tempo della storia è di due anni circa. La messa in onda su AMC è durata cinque anni. Guardata in binge watching può essere conclusa in tre settimane. Poniewozik rivela che lo spettatore avrà un diverso sguardo sulle imprese del protagonista Walter White, a seconda di quanto velocemente finisce lo show: coloro che hanno seguito la serie una puntata per volta, settimana dopo settimana, hanno visto Walt diventare lentamente sempre più cattivo, più compromesso. Lo hanno visto cadere sempre più basso. Per il binge watchers, invece, quella di Walter White è un'ascesa criminale: il protagonista, proprio come un supereroe che doveva essere addestrato, aveva già in sé gli strumenti del male; si trattava solo di imparare a usarli.

Ma la nascita delle piattaforme di streaming, e la possibilità di avere l'intera stagione disponibile il giorno stesso del rilascio della serie, ha cambiato anche i modi della narrazione. Pensate a una serie tv come Bloodline, che si apre con una grande anticipazione del finale: soprattutto in una storia crime, questo può avvenire solo all'interno di struttura seriale "esaurita", che sviscera tutte le ragioni e gli avvenimenti che hanno portato a quel finale. O, ancora, un'idea come quella di The Defenders: quattro serie dedicate a quattro supereroi, che vanno a riunirsi in una serie collettiva. Come, se non avendo tutte le stagioni disponibili su Netflix, potrebbe funzionare una simile operazione?

E non si tratta solo di questo. Netflix e Amazon hanno del tutto cambiato il modo di produzione, con ritmi più serrati e aspettative del pubblico elevate. Come a dire che ogni puntata deve essere una bomba.

Certo si noterà che è più facile vedere di fila tre o quattro episodi de Il Trono di Spade che di Jessica Jones e Mozart in the Jungle. Eppure, le serie Netflix e Amazon hanno un tasso di abbandono meno rilevante dei prodotti tv dei grandi showrunners. E non perchè siano più accessibili. È la sensazione del traguardo vicino, quella che fa accelerare un atleta alla fine della corsa. Per alcuni avere con sé l'intera serie disponibile, finale incluso, è uno stimolo non solo a iniziarla ma anche a terminarla. Dall'altra parte c'è l'eterna passione per il feuilleton, per la soap opera, per il romanzo seriale potenzialmente infinito. Come dire: riuscite a immaginare la fine di Grey's Anatomy?

di Aurora Tamigio
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