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Blade Runner 2049: come fare un sequel, 35 anni dopo un capolavoro

L'eredità di Ridley Scott, i tentativi di sequel e prequel: in attesa del nuovo Blade Runner vi raccontiamo come siamo arrivati al film di Denis Villeneuve

Alzi la mano chi, alla notizia di un sequel di Blade Runner, ha pensato che fosse una buona idea. Scommetto nessuno. Fare il sequel diretto di un film a 35 anni di distanza dal primo è, già di per sé, un’operazione bislacca; se poi la pellicola in questione è IL film di fantascienza per antonomasia della storia del cinema, allora tutto appare, oltre che bislacco, anche molto azzardato.
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L’eredità di Blade Runner
Il film di Ridley Scott si apre con una serie di inquadrature a volo d’aquila che mostrano una Los Angeles avveniristica, talmente grande da non vederne il limite; soffocata da fumi di scarico industriali, flagellata da una pioggia incessante, bombardata da pubblicità interattive. E nel mezzo di questa fredda distesa scintilla, la piramide della Tyrell Corporation: faro illuminante della futura società.

Rivisto oggi, appare subito chiaro che nonostante tutti gli anni trascorsi, Blade Runner non ha perso una sola oncia del fascino che lo ha reso sin da subito una pellicola seminale.

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Visivamente e tecnicamente il film resta di un livello impressionante e non è difficile immaginare il motivo per cui ha influenzato un’intera generazione di autori ed è diventato la colonna portante dell’estetica cyberpunk. La celeberrima frase «Io ne ho viste cose» si addice perfettamente allo stupore degli spettatori che nel 1982 videro al cinema tale spettacolo.

Dal punto di vista della storia il film è fantascienza allo stato puro. Una gigantesca metafora/riflessione sul senso stesso dell’esistenza, sul significato di essere un uomo e sui nostri sentimenti; un discorso che lo stesso Ridley Scott ha cercato a tratti di riprendere in Prometheus, ma con molta meno efficacia e incisività.

Al netto dei sette finali più o meno diversi, che negli anni si sono susseguiti nei vari montaggi, il senso della storia di Blade Runner appariva abbastanza chiuso e non dava l’impressione di poter continuare il racconto in maniera sensata e coerente; men che meno che tale discorso potesse essere affrontato 30 anni dopo la sua conclusione. E questo concetto, a quanto pare, la produzione ci tiene a rimarcarlo sin dal titolo: Blade Runner 2049.

Dopo Ridley
L’idea di realizzare un sequel del film frulla nella testa di Ridley Scott da più di dieci anni. Il primo soggetto, intitolato Metropolis, venne scritto da Travis Wright già nel 2006. Si focalizzava
principalmente sulle colonie extramondo e sulle ripercussioni socio/politiche della morte di Tyrell. Il progetto però rimase in fase embrionale e non decollò mai veramente.
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Nel 2009 trapelò la notizia che Ridley, insieme a suo fratello Tony Scott, stavano sviluppando un progetto prequel del film intitolato Pirefold, pensato in origine come web-serie ma eventualmente adattabile anche allo stampo televisivo. Anche questa idea venne abbandonata a causa dei limiti finanziari dell’operazione.

Le 3 regole per rifare Blade Runner
La vera svolta si ebbe qualche anno dopo, all’inizio del 2011, quando la Alcon Entertainment annunciò l’acquisizione dei diritti di sfruttamento di Blade Runner. Subordinato a tale acquisto vi era il vincolo di mettere in cantiere un nuovo film che non avrebbe dovuto essere un remake.

Da quel momento in poi iniziarono a rincorrersi voci, a più riprese confermate e smentite, di un eventuale coinvolgimento di Ridley Scott e Harrison Ford, finché nel 2015 vennero ufficializzate tre notizie cardine:

1. Il film sarebbe stato un sequel diretto di Blade Runner, ambientato qualche decennio dopo gli eventi del primo film;
2. Harrison Ford sarebbe tornato a vestire i panni di Rick Deckard;
3. Ridley Scott avrebbe collaborato attivamente alla sceneggiatura e sarebbe figurato come produttore, ma non avrebbe curato la regia del nuovo film.
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Nella stessa sede venne annunciata anche la scelta del nuovo regista, il canadese Denis Villeneuve, un nome pressoché sconosciuto alla maggior parte del grande pubblico. L’interrogativo se fosse una scelta ragionata, o un mero fantoccio alla mercé dei produttori, iniziò a serpeggiare tra i fan. Come fare per trovare una risposta valida a questo dubbio? Semplice, ripercorrendo la carriera di Denis Villeneuve.

di Marco Filipazzi
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