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Mindhunter: arriva su Netflix la nuova serie firmata David Fincher

Lo show segue le vicende di due agenti dell'FBI, che intervistano serial killer per capire come pensa e agisce una mente criminale

Per gli appassionati il 13 ottobre è un giorno da tenere a mente: prende infatti il via la serie criminale prodotta dall'acclamato regista David Fincher e dal network Netflix. Lo show segue le vicende di due agenti dell'FBI, interpretati da Jonathan Groff e Holt McCallany, che intervistano serial killer condannati per capire come pensa e agisce una mente criminale.

Fincher è un esperto in materia, con alle spalle film come Seven, Zodiac, L'amore bugiardo - Gone Girl. Nonostante non sia stata fatta una campagna promozionale di grandi dimensioni, il regista ha partecipato, insieme ai due interpreti principali, allo show di Charlie Rose: qui ha parlato della nuova serie, del perchè continua a ritornare sull'argomento serial killer e cosa ha imparato da Zodiac. Foto Articolo
Per David Fincher Mindhunter è l'opportunità di smontare il fascino che hanno alcuni assassini cinematografici come Hannibal Lecter o il protagonista della sua stessa creazione, Seven, John Doe.

Il regista vuole tornare all'idea che i serial killer sono persone reali, solitamente tristi o molto turbati.

«Non voglio fare l'esperto: sapete, per me queste sono persone cresciute in circostanze terribili, non si tratta di esagerare o di quanta simpatia o empatia dovremmo avere per loro. Spesso si dice che c'è una linea molto sottile che separa la preda dal cacciatore, ma credo che sia tempo per smetterla di pensarla così e comprendere il fatto che questi soggetti ci attraggono perchè sono il nostro opposto. Sono insondabili e incomprensibili».
Foto Articolo
Così David Fincher ha spiegato la sua opinione della mente criminale. Ha anche chiarito come abbia imparato con Zodiac a non pretendere troppo dal pubblico: «2 o 3 ore sono già tante al cinema, specie per assistere a determinati argomenti», ha aggiunto.

Fincher ammette che è stata una sfida trovare registi disposti a lavorare con un prodotto basato su scene di conversazione invece che d'azione, come al solito. David Fincher dirige i primi e gli ultimi due episodi di Mindhunter, gli altri sono stati affidati ad Andrew Douglas e Asif Kapadia. Da produttore esecutivo sarebbe stato troppo oneroso per Fincher dedicarsi anche alla regia. Tra i registi scelti, ammette divertito poi, non è mancato chi ha proposto di interrompere le scene dialogate con qualcuno che irrompe da una finestra o che spacca qualcosa.

Ma Fincher ci spiega perchè crede che la conversazione possa essere action tanto quanto una scena movimentata. «Ci sono azioni e movimenti, come consultare un taccuino o cercare intensamente di capire qualcosa, che possono essere risultare interessanti tanto quanto la gente che corre per strada mostrando distintivi». Che dire? Il 13 ottobre sapremo se David Fincher ha avuto, ancora una volta, ragione.

Fonte: CharlieRose.com.

di Angela De Angelis
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