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Stranger Things 2, episodio 7: il filler, se lo conosci lo difendi

Attenzione alle puntate che sembrano non avere un senso: la serie dei Duffer dimostra che se il filler serve, si vede

La nuova stagione di Stranger Things ha confermato lo show Netflix come un vero e proprio fenomeno mediatico. I fan si sono mostrati entusiasti delle nuovissime puntate e in breve tempo i social si sono riempiti di meme, commenti e dibattiti. La nostalgia e il citazionismo anni '80 dei fratelli Duffer ci piace tanto.

Ma, a ben vedere, non proprio tutte le puntate hanno convinto i più accaniti binge watchers. Critiche e perplessità si sono abbattute in particolare sulla puntata 7, Chapter Seven: The Lost Sister.

Un’avvertenza. Nelle righe che seguono, inevitabilmente, incapperete in qualche SPOILER: se non avete ancora visto Stranger Things 2 meglio abbandonare la lettura.
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La puntata in questione, 2x07, ritrova Eleven decisa ad andare per la sua strada, alla ricerca della propria famiglia e, in particolare, di una sorella perduta. Non siamo quindi più ad Hawkings, non ci sono i demogorgons né l'allegra combriccola capitanata da Mike. L’episodio 7 è interamente dedicato a El, a lei soltanto e alla sua sete di risposte.

Ai fan questa scelta non è per nulla piaciuta: «noiosa», «inutile», «non necessaria» sono solo alcuni dei giudizi che si leggono sul web. Nulla di più sbagliato! La puntata 7 è fondamentale.

In questi 50 minuti di episodio, la cui storyline è senza dubbio meno dinamica e decisamente più criticabile rispetto alle altre puntate, i fratelli Duffer mettono molta carne sul fuoco: sicuramente necessaria per la comprensione delle stagioni che verranno.
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I fatti della puntata sette raccontano la crescita di El. La ragazzina, che non è mai uscita da Hawkings, per la prima volta si allontana da sola e raggiunge la città - una vera città con palazzi e grattacieli - che difatti ammira appena ci mette piede. Soprattutto, scopriamo che El non è la sola ad avere i poteri che ben conosciamo.

Di certo lo avevamo già compreso dalla numerazione sul suo braccio, ma per la prima volta siamo certi del fatto che esistano e siano ancora in vita i suoi “compagni” d'esperimento. Importantissimo: scopriamo che non tutti hanno gli stessi poteri. Questa idea può aprire a un vastissimo immaginario che i fratelli Duffer sicuramente svilupperanno nelle successive stagioni.
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Inoltre, in The Lost Sister El non solo cresce come persona, ma impara anche a utilizzare e controllare i suoi poteri. Scopriamo infatti che emozioni molto forti, come la rabbia e l'amore, potenziano la forza di Eleven: la rendono, insomma, una sorta di Luke durante l'insegnamento di Yoda.

Infine, vediamo la nostra protagonista di fronte a un'importantissima scelta: stare dalla parte del Bene o del Male? È come se Eleven scoprisse un “lato oscuro della forza” e debba decidere da che parte stare.

E in effetti gli strani nuovi compagni di viaggio che incontra non sono di certo messi lì a caso, rappresentano le varie sfaccettature della gioventù (non solo) anni'80: punk ai margini della società, ragazzi incavolati con il mondo e pieni di rabbia; raffigurano quello che sentivano i giovani di quel periodo, quello che si prova nella pre-adolescenza, la rabbia e il dolore di El.

Ecco allora che, sotto della noia e la poca azione, l’episodio 7 rivela una trama molto profonda e focalizzata sul personaggio chiave della serie utile per farci comprendere i suoi cambiamenti e i suoi stati d'animo.
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Puntate come la 2x07 di Stranger Things sono dette filler: capita spesso che vengano inserite all'interno di stagioni complesse, dove c'è bisogno di chiarezza sullo stato d'animo del personaggio e anche di un respiro dall’action travolgente della linea principale.

Un esempio lampante: chi si ricorda l'episodio Fly della terza stagione di Breaking Bad? Quella che all'inizio sembrava una puntata senza senso, è poi diventata un cult, amato dalla maggior parte dei fan.

A parte qualche problema di scrittura in cui, ahimè, i fratelli Duffer incappano nel loro 2x07 di Stranger Things, l'operazione apportata è più o meno la stessa dello show di Vince Gilligan: in un momento emotivamente stancante e instabile per Mr. White, la mente geniale dietro Breaking Bad decide di dar spazio al personaggio e alle sue angosce, rinchiudendolo nel laboratorio con una mosca.

La mosca diverrà l'obiettivo del protagonista, vero specchio di tutte le sue più profonde ansie e paure; nonché un modo, per Jessy e per i telespettatori, di conoscere più a fondo Mr. White e le emozioni che fanno parte di lui in un particolare momento della serie.

Il filler è un'idea - particolarmente geniale in Breaking Bad, più accademica in Stranger Things - utile a capire meglio il personaggio e quello che gli succederà poi. Un attimo di pausa e sospensione, per tirare il fiato e poi buttarsi di nuovo a capofitto nella pura azione. Quindi, mettiamoci l’anima in pace: i filler sono episodi necessari, pieni di spunti. Ma, per comprenderli, non basta fermarsi a una visione superficiale.

di Samantha Ruboni
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