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Avatar 2: James Cameron spiega il perché dei ritardi produttivi

Come mai Avatar 2 arriverà in sala nel 2020? La risposta a James Cameron, che ha in cantiere non uno ma ben 4 sequel

Come forse molti ormai sapranno, James Cameron ha annunciato da tempo l'atteso sequel del suo ultimo film, Avatar, a oggi il più grande successo di pubblico di tutti i tempi, seguito da un altro suo storico film, Titanic.

Ma la cosa più interessante è che il regista ha già programmato l'uscita non di un solo sequel, ma di 4, con tanto di date di uscita in sala: il capitolo 2 è previsto nei cinema il 18 dicembre 2020, il 3 il 17 dicembre 2021, per il 4 si va al 20 dicembre 2024 e per il 5 al 19 dicembre 2025.

Altra anticipazione importantissima, il secondo film verrà ambientato nel mondo sottomarino di Pandora, il meraviglioso pianeta protagonista del primo capitolo. James Cameron, regista e anche autore del plot, aveva già anticipato che ci avrebbe mostrato prospettive del tutto nuove del suo mondo alieno. Ma girare queste scene sta provocando non pochi problemi.
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La tecnologia usata in Avatar, infatti, si basa essenzialmente sul motion-capture: gli attori indossano speciali tute fornite di sensori, che tracciano i loro movimenti ed espressioni e li elaborano al computer per ottenere prestazioni digitali. Realizzare tutto questo sott'acqua è decisamente più complicato che nella green room.

E, soprattutto, spiega come mai l'attesa per il primo sequel debba essere così lunga.

Christina Radish di Collider ha intervistato James Cameron per lo speciale di NatGeo Titanic: 20 anni dopo (che andrà in onda il 26 novembre), ed ecco cosa le ha rivelato James, a oggi a lavoro per i capitoli 2 e 3 di quella che è ormai destinata a diventare una saga.
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«Non è mai stato fatto prima. Ed è molto complicato perché il nostro sistema di motion-capture è quello che viene chiamato optical base, che significa l'uso marcatori che vengono fotografati con centinaia di fotocamere. Il problema di girare sott'acqua è l'interfaccia tra l’aria e l'acqua, che forma una specie di specchio in movimento. Esso riflette tutti i sensori e i marcatori e crea così un gruppo di falsi marcatori».

«È un po' come se un aereo da caccia scaricasse un mucchio di paglia per confondere il sistema radar di un missile. Ciò crea migliaia di falsi obbiettivi, così abbiamo dovuto capire come arginare il problema. In pratica, ogni volta che aggiungi dell'acqua in qualcosa, la questione si fa 10 volte più complicata».

«Allora abbiamo investito un sacco di energia, innovazione, immaginazione e nuove tecnologie al problema e ci abbiamo messo un anno e mezzo per capire come fare. È stato talmente complicato che siamo riusciti ad ottenere il risultato che volevamo solo una settimana fa (nda, il 14 novembre), dopo un'incredibile quantità di test. Abbiamo finalmente girato un'intera scena sott'acqua con il nostro cast di giovanissimi».
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«Abbiamo 6 teenager e una bambina di 7 anni e tutti quanti hanno recitato sott’acqua. Li abbiamo allenati per 6 mesi e ora sono tutti capaci di trattenere il respiro dai 2 ai 4 minuti. Riescono a girare tranquillamente in apnea, con calma e trattenendo il respiro. Non abbiamo girato nulla col respiratore. Stiamo ottenendo ottimi dati, movimenti dei personaggi stupendi e ottima acquisizione delle prestazioni facciali. In pratica abbiamo inventato un nuovo codice».

Il regista ha rivelato che vedremo la maggior parte delle scene sott'acqua nel secondo e terzo capitolo, ma che anche negli episodi 4 e 5 ce ne saranno. Ciò può spiegare il travagliato processo di produzione con cui Cameron ha concepito questi sequel: dopo aver girato contemporaneamente gli episodi 2 e 3 di Avatar, James Cameron si prenderà una pausa.

Finita la post-produzione, comincerà a girare i film 4 e 5; di nuovo contemporaneamente per concludere il tutto. Questo metodo non solo consentirà al regista di terminare organicamente la post-produzione, ma anche di tenere sotto controllo ritardi e imprevisti, prevedibili data la natura parecchio impegnativa di questa saga.

di Angela De Angelis
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