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Assassinio sull’Orient Express: l’omicidio letterario che ispira il cinema

Quentin Tarantino, Kenneth Branagh, John Carpenter sono solo alcuni dei registi che si sono ispirati ad Agatha Christie

È dal lontano 1928, ai tempi Agatha Christie poteva ancora contare i propri romanzi e racconti sulle dita delle mani, che le opere firmate dalla più tradotta scrittrice britannica diventano adattamenti per ogni medium: dalla tv al teatro, non dimenticando quelle poche incursioni sul grande schermo che a qualcuno fruttarono persino una statuetta dorata.

Dieci piccoli indiani, Delitto sotto il sole, Assassinio sull'Orient Express, Testimone d'accusa, Assassinio sul Nilo sono titoli che nel corso dei decenni hanno accresciuto la propria fama, considerevole già nell'epoca della loro pubblicazione, grazie a più di una trasposizione per la tv e per il cinema.
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Va ricordata, nel caso di Dieci piccoli indiani, la versione teatrale curata dalla stessa Agatha Christie: qui viene rafforzato il leitmotiv del gruppo di protagonisti chiusi in un ambiente, alle prese con un omicidio. Questa idea è diventata, in breve tempo, un punto di riferimento iconografico, concettuale e stilistico per una grande quantità di autori, letterari e cinematografici; uno dei più recenti esempi è sicuramente The Hateful Eight, ultima opera di Quentin Tarantino.

Dai propri albori Hollywood ha scrutato e studiato il mondo della letteratura per trarne linfa, conferendo a storie già conosciute, concepite per il medium cartaceo, una nuova visione dinamica che potesse rivivere col cinema e coinvolgere tutti i sensi del suo fruitore. Un tempo lettori, ora spettatori.

Lasciando perdere il conteggio delle sue innumerevoli versioni teatrali, basti solo pensare che I Miserabili è entrato in una sala ben 14 volte, si è trasformato in un film d'animazione ed è riuscito, infine, a tornare su carta in forma (parodica) di fumetto.
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Dalle tragedie di William Shakespeare all'orrore di Mary Shelley e Bram Stoker, esistono storie immortali, come quelle nate dalla penna di Victor Hugo, che squarciano i confini della forma e del materiale in cui sono state confezionate per il pubblico, sia essa carta, pellicola o il legno del palcoscenico.

Hollywood lo sa bene e apprende l'arte del remake, tramandata fino a oggi: il rifacimento è amato tanto dagli autori, che possono cimentarsi nelle personali riletture di capolavori partoriti in anni e decenni passati, quanto dalle case di produzione, sempre alla ricerca del successo facile al botteghino.

Ma il compromesso fra arte e profitto, la storia insegna, è elementare solo in potenza: se è vero che il remake si avvale di un nome preesistente, quando non di un intero franchise precedentemente avviato e spesso già concluso, è altrettanto corretto affermare che la prevedibilità delle preferenze dello spettatore è sempre un sogno.

Lo dimostrò nel 1982, tra i tanti analoghi episodi, La Cosa di John Carpenter, adattamento del racconto Who goes there? firmato da John W. Campbell.

La Cosa non ebbe fortuna: nell'anno della sua uscita nelle sale soffrì la concorrenza con uno Steven Spielberg ben più ingombrante che, con E.T. L'Extraterrestre raccontava al mondo il suo alieno buono.

Il passaparola ha stroncato La Cosa: da una parte critici delusi da un remake infedele di Howard Hawks (fu spacciato per tale, e ancora oggi si può rilevare disinformazione al riguardo), dall’altra spettatori annoiati da un film profondamente, troppo, disturbante. E forse lo è: ma anni dopo è proprio questa caratteristica che ha permesso al film di Carpenter di surclassare qualitativamente l'opera di Hawks, e gran parte dello sci-fi/horror della propria epoca.

D'altronde, se si prova a spogliare La Cosa dei nomi dei suoi personaggi, della neve, del bistrattato apporto musicale di Ennio Morricone e di tutto ciò che giace sulla superficie, non si ha che lo stesso soggetto di partenza di un romanzo alla Agatha Christie. Nessuno può fidarsi di nessuno. Cambiano le atmosfere, cambia la psicologia dei protagonisti e la loro delineazione: e Assassinio sull'Orient Express e La Cosa finiscono per avere in comune l'archetipo, scarno e denudato degli orpelli epidermici che differenziano un film dall'altro..

di Federica Cremonini
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