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Charles Dickens e il cinema, alla scoperta del narratore più amato da registi e sceneggiatori

Oliver Twist, Grandi Speranze, Canto di Natale: le ragioni successo dei romanzi di Dickens, sul grande e sul piccolo schermo

Charles Dickens non solo sapeva scrivere, ma sapeva anche bene cosa scrivere. Gentiluomo istruito e al contempo uomo di mondo, aveva attraversato le esperienze di vita più difficili, diventando un intellettuale di successo: impeccabilmente vestito, ma con l'animo del bambino infangato e ingiustamente maltrattato.

Forse è racchiusa in questa formula, in questa particolare casualità biografica, che lo aveva visto nascere benestante ma soffrire abbandono e povertà nell'infanzia, il segreto del suo straordinario successo come narratore di storie; come autore di avvincenti e raffinati racconti, che parlavano del popolo e anche al popolo. Foto Articolo
I bellissimi romanzi di Charles Dickens, nel corso del tempo, sono stati molto spesso trasformati in film. Le sue storie sul grande schermo funzionano: sono epopee, avventure, vicissitudini umane e al contempo universali.

Se si potesse codificare il magico algoritmo della storia perfetta, un po' come fanno i produttori di Hollywood per valutare il successo di una sceneggiatura, Charles Dickens potrebbe vantarne la paternità.

Le sue vicende raccontano spesso di un little man, un piccolo uomo insignificante, povero e mediocre, destinato a realizzare i propri sogni, a diventare qualcuno, nonostante le ingiustizie, nonostante la partenza svantaggiata e gli scherzi del destino. Proprio come nel grande sogno americano. Non a caso la sua eredità sarà raccolta cinematograficamente da Frank Capra.

La denuncia sociale dello scrittore è autentica, gridata, profonda, lanciata in un periodo in cui le classi sociali erano ben divise, e lo erano formalmente: si impedivano carriere, annullavano matrimoni, annunciavano suicidi, nel tardo Ottocento, per colpa delle caste. Non esisteva alcuna pietà neppure per i bambini, forza da lavoro e carne da macello, a meno che non fossero figli di ricchi signori.
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La carriera cinematografica del signor Charles Dickens inizia nel 1934, quando il grande George Cukor porta in scena David Copperfield: le sue vicissitudini, la lotta contro figure spietate e malvagie, le alterne fortune amorose. Il pubblico corre in sala. Nel 1946 è la volta di Grandi Speranze di David Lean, che sull'onda del grande successo replica due anni dopo, nel 1948, con Le avventure di Oliver Twist.

Tra le tante trasposizioni cinematografiche, non mancano alcune versioni bizzarre, tra cui perfino un mezzo horror del 1958, Verso la città del terrore di Ralph Thomas con Christopher Lee, o all'opposto il musical Oliver! del 1968, premio Oscar per la regia di Carol Reed. Ambientato invece in un cupo Portogallo tutto in bianco e nero è il bel Tempi difficili di Joao Botelho, del 1988. Nel 2005 con Bleak House Justin Chadwick denuncia le ingiustizie del sistema legale inglese del diciannovesimo secolo.

Ma è soprattutto Oliver Twist di Roman Polanski che rende pienamente omaggio al capolavoro letterario di Dickens. Questo ultimo film del complesso e affascinante regista polacco forse è uno di quelli che più riesce a restituire l'angoscia e sofferenza di un universo oscuro, popolato da poche luci e cuori neri, in cui l'infanzia viene spietatamente schiacciata e vessata.
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Nel 2009 Robert Zemekis dirige il celebre A Christmas Carol, realizzato con tecnica della performance capture e prodotto da Disney Pictures. Miniserie televisive, animazione e film per la tv intanto si succedono l'un l'altro, tutti ispirati ai lavori di Dickens, tra i quali spicca il sentimentalmente esasperato ma ben illustrato Grandi Speranze di Mike Newell (2012).

Nel 2017 un altro Oliver Twist, musical di Thomas Kail, mescola generi musicali arrivando anche all'hip pop. Nello stesso anno è uscito anche Dickens - L'uomo che inventò il Natale del regista di origini indiane Bharat Naluri: una commedia che racconta il privato dello scrittore, attraverso la genesi di Canto di Natale. Suggestivamente descritta. Ci aspetta dietro l'angolo, nel 2018, Racconto di due città, la serie TV americana tratta dal romanzo omonimo.
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Da quando esiste il cinema, Charles Dickens non ha mai realmente smesso di interessare ed affascinare registi e pubblico. Eppure negli ultimi anni sembra che il bisogno di rappresentare il grande narratore si stia facendo ancora più sentire. Forse perchè anche questi nostri sono “tempi difficili”, o perchè dietro il progresso, la globalizzazione e il buonismo serpeggiano recrudescenze di discriminazioni, sessismo, classismo. E diventa sempre più netto il divario tra il molto ricco e il molto povero.

Persino i bambini, sfruttati, abbandonati a se stessi o trasformati in mini adulti prima del tempo, non sembrano passarsela sempre bene. C'è ancora molto bisogno di uno come Dickens, genio della narrazione e persona perbene, per dare voce a chi non ha il diritto di parlare..

di Emanuela Di Matteo
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