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I promossi e i bocciati del 2017 secondo Silenzio in Sala: la classifica di Marco

Non solo le novità uscite al cinema e in tv, ma anche riscoperte e consigli per cineappassionati

L’anno si è concluso ed è tempo di bilanci. Ma dato che io non credo nelle classifiche – i film sono opere d’arte e proprio per questo soggette a un giudizio esclusivamente personale, oltre al fatto che sono pronto a scommettere che saranno dominate da un certo film di Christopher Nolan che qui non sentirete nemmeno nominare – diciamo che questo è una sorta di elenco di visioni meritevoli. Lo conferma il fatto che non troverete solo film prodotti nel 2017 ma... quelli che ho visto nel corso dell’anno.

Il meglio delle serie tv
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La top-serie di quest’anno: Bojack Horseman
Troppo spesso me l'hanno consigliata e per troppo tempo l'ho ignorata, salvo poi divorarla in tre settimane.

Agrodolce e schizofrenica, passa da momenti di comicità demenziale ad altri di una profondità e di una pesantezza che trova pochi eguali. Una rivisitazione in chiave animata di Californication, perciò se vi è piaciuta una delle due e l’altra vi manca, correte a recuperarla.

Una scoperta: The Jinx – La vita e le morti di Robert Durst
Questo documentario in 6 puntate del 2005 di Andrew Jeracki ripercorre la vita del milionario newyorkese Bob Durst, tra poche luci e molte ombre, indagando negli anfratti della sua esistenza, sempre in bilico sull'ambigio confine tra verità e menzogna. Le puntate alternano interviste a Robert Durst, ricostruzioni, foto e video d'archivio, interviste. Finale a dir poco scioccante.

Il mai troppo osannato: Westworld - Dove tutto è concesso
Questa serie del 2016 racconta di un parco di divertimenti futuristico basato su animatronic avanzatissimi dove i visitatori si calano nei panni di personaggi del selvaggio west, dando sfogo alle proprie più recondite fantasie.

Sorprese inaspettate
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Ovvero quando vi approcciate a una visione con in testa l’idea di "massì lo guardo tanto sarà una boiata" e invece venite piacevolmente smentiti. Ecco i film che mi hanno lasciato con un ghigno soddisfatto mentre scorrevano i titoli di coda.

Power Rangers
Il film di Dean Israelite è una storia di origini, con sprazzi di cinecomics e atmosfere che spaziano da Chronicle a Il signore del male. Elizabeth Banks da applausi e Bryan Cranston atipico. Un flop davvero immeritato!

Kong: Skull Island
Per Jordan Vogt-Roberts è il secondo lungometraggio (e già che ci sono vi consiglio di reperire anche il primo, The Kings of summer): un b-movie nel senso più puro del termine, ma realizzato con un budget da blockbuster per portare sullo schermo una serie di mostri giganti che si picchiano fortissimo. Da vedere a cervello spento per goderselo appieno.

Blade Runner 2049
Non era facile fare un sequel all’altezza dell'originale di Ridley Scott, ma Denis Villeneuve c’è riuscito. Il film è strepitoso dal punto di vista visivo e narrativo. Ha superato di gran lunga le migliori aspettative.

Italiani da riscoprire
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Veloce come il vento
Questo film del 2016 di Matteo Rovere è una bellissima storia (in parte ispirata a quella vera di Carlo Capone) sul mondo del rally, con uno Stefano Accorsi in gran rispolvero.

Monitor
Alessio Lauria dirige nel 2015 un film di fantascienza sociale ambientato in un futuro asfissiante dove le multinazionali governano anche i sentimenti dei loro dipendenti. Non stonerebbe affatto come episodio della serie Black Mirror.

Fame Chimica
Il film di Antonio Bocola e Paolo Vari del 2004 racconta la storia di tre amici cresciuti nella non facile periferia milanese, tra furti, droghe, sogni infranti e speranze dell’avvenire.

Il meglio del meglio
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Se questa fosse una classifica probabilmente questi tre titoli starebbero sul podio, ma io ve li propongo in ordine sparso. Non sono film ordinari, nessuno dei tre è mai stato distribuito ufficilamente in Italia (anzi, sono anche ostici da reperire online sottotitolati) e l’etichettatura dei generi è una pura convenzione. Ma tutti e tre sono di una bellezza e di una profondità senza eguali.

Cruel Summer
Phillip Escott e Craig Newman nel 2016 raccontano la storia di un adolescente affetto da autismo, che si reca a campeggiare sulle rive di un lago. La sua solitudine verrà frantumata dall’arrivo di tre coetanei che vogliono dargli una lezione per colpe che non ha. Il fatto che sia tratto da una storia vera rende il tutto ancor più agghiacciante.

Dark Night
Tim Sutton realizza nel 2017 il racconto frammentario di una giornata che segue le vicissitudini di sei protagonisti, focalizzandosi più sui loro stati d’animo che sulle loro azioni, sino a raggrupparli tutti all’interno di un multisala. Liberamente ispirato alla strage di Aurora del 2012 avvenuta durante la proiezione di The Dark Knight Rises, ovvero Il cavaliere oscuro - Il ritorno, il film è una riflessione sulla violenza, sull’alienazione e sull’uso delle armi negli Stati Uniti.

Brimstone
Martin Koolhoven dirige nel 2016 la storia di Liz, la cui vita viene sconvolta dall’arrivo del nuovo Reverendo che pare accanirsi contro di lei e la sua famiglia senza alcun movente. Solo con il progredire della narrazione, portata avanti da una struttura a scatole cinesi, capiamo che l’inizio del film non è altro che il finale di una tragica odissea ambienatta nell’america coloniale: un western dalle suggestioni bibliche che non fa sconti nel mostrare violenza, soprusi e dolore. Un film che sicuramente non è per tutti i palati, ostico sia per il tema trattato sia per durata (due ore e mezza da vedere tutte d’un fiato), ma sicuramente di grande impatto visivo ed emotivo.

Il peggio del 2017
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Thor: Ragnarok
Nella mitologia norenna Thor è il Dio del Tuono, figlio di Odino, re degli dei. Il Ragnarok è letteralmente "la caduta degli Dei" equivalente dell'Apocalisse cristiana. Con queste premesse era lecito attendersi un film del calibro de Il Signore degli Anelli, invece la Marvel ci ha propinato un cinepanettone. Epitaffio comico che sottolinea quanto l'umorismo incontrollato possa essere nocivo.

La Torre Nera
La più grande saga letteraria contemporanea, scritta lungo 35 anni da Stephen King, demolita in un posticcio adattamento di 90 minuti. Film mediocre per i profani, assolutamente inguardabile per i fan di Roland di Gilaed.

Addio fottuti musi verdi
Il lungometraggio d'esordio dei The Jackal, nonostante le premesse dissacranti e fantascientifiche, è solo un'altra commedia che non fa ridere. Un film banale e scontato, di quelli che in Italia sforniamo costantemente da ormai 30 anni.

di Marco Filipazzi
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