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A Casa Tutti Bene Editoriale


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A casa tutti bene e gli altri fail del 2017: quando il poster cinematografico non funziona

Il manifesto del nuovo film di Gabriele Muccino apre l’anno tra le polemiche: e nel 2017 quali sono stati i poster peggiori? Ecco la selezione di Silenzio in Sala

Il mestiere delle armi, ovvero il grafico. Committenze confuse, budget esigui, responsabilità e pochi crediti. Dai tempi di Mad Men sino ai giorni nostri, il creativo è una figura mitica: metà umano e metà scadenze da rispettare. E se nel campo della pubblicità e del marketing avere in mano l’immagine di un’azienda vuol dire contribuire o meno al suo successo, anche per la comunicazione cinematografica la locandina è fondamentale.

Sappiamo che molto spesso la campagna di lancio di un film inizia proprio dal manifesto e che quando un film viene “esportato” in un’altra nazione non è insolito che anche il poster cambi aspetto, per adattarsi ai gusti e alla sensibilità del nuovo pubblico.

Ecco perché le locandine, oggetti di culto sempre più ambiti dai collezionisti, sono importantissimi strumenti di marketing che possono contribuire al successo di un film oppure remargli contro.

Se il leggendario Saul Bass ha insegnato a tutti che i poster possono essere vere e proprie opere d’arte, oggi è altrettanto cristallino che al manifesto cinematografico basta poco per virare all’orrido e al kitsch più spinto. Oppure, ancora peggio, alla banalità più sconvolgente. E trattandosi di un dialogo fra arti, una locandina brutta può essere la peggiore nemica di un'opera cinematografica: ci vuole poco, infatti, a convincere lo spettatore che se il poster è scadente allora forse lo sarà anche il film.
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Proprio in queste settimane sono due i poster sotto accusa: quello del nuovo Tomb Raider, remake del film tratto dal celebre videogioco, e l’italianissimo A Casa Tutti Bene. Se nel primo caso le critiche hanno colpito soprattutto le forme photoshoppate della protagonista Alicia Vikander, a casa nostra è tutto meno raffinato: la locandina del nuovo film di Gabriele Muccino non è solo banale – il selfie di star, dove lo abbiamo già visto? Ah già, ovunque - ma sembra il risultato di una composizione digitale quasi amatoriale.

E così, inorriditi tanto quanto voi, abbiamo riunito la nostra redazione in un consesso di rara importanza per decretare una lista dei peggiori manifesti cinematografici del 2017. I vincitori vi sorprenderanno? Ce lo farete sapere.

L’incredibile originalità dei supereroi Marvel e DC
Certo che rispetto ai più semplici film in cui c’era un solo supereroe da promuovere, questa nuova passione per i team, le league e chi più ne ha più ne metta non ha aiutato i grafici. The Avengers, Guardiani della Galassia, Justice League; ma anche Thor: Ragnarok: i personaggi sono tanti e guai a farsene sfuggire uno sul poster. Ecco allora che le sovraffollate locandine incastrano i personaggi in posizioni acrobatiche e pose sceniche (e un po’ comiche).
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Più grandiosa è la CGI sul grande schermo, meglio funzionerà Photoshop sui manifesti: ma nonostante i costumi sgargianti, le luci fluo e i personaggi epici, soprattutto la Marvel tende a riproporre sempre lo stesso poster senza appeal e senza fantasia. Ok il franchise, ma come facciamo a sapere a che episodio del film siamo arrivati se le locandine sono tutte uguali?

L’attore c’è e si vede
Per quanto se si tratta di Alicia Vikander e Michael Fassbender non possiamo che essere contenti della loro presenza su ogni cartellone promozionale esistente (anche se rimane famoso lo scivolone con 12 Anni Schiavo, dove in Italia il film aveva due poster con Brad Pitt e Michael Fassbender e neanche uno con protagonista Chiwetel Ejiofor), a volte si esagera.

Come nella locandina di Codice Criminale, che punta - un po' troppo, vista la trama del film - sulla fisicità del protagonista; o come in Boston - Caccia all'uomo, il cui poster sembra dire al pubblico: «C’è Mark Wahlberg! Andate al cinema e non fate altre domande».
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L’ossessione per l’attore, va detto, non è colpa dei grafici: soprattutto in Italia è una fissazione del pubblico e di conseguenza delle case di distribuzione. Quando il divo c’è, non ci sono storie che tengano: i fan lo devono vedere. Certo che nel caso di Mister Felicità a tutti noi è sembrato che la presenza di Alessandro Siani rispetto al resto sia… sproporzionata.

Adorabile kitsch
I nostri preferiti dell'anno appena passato sono quelli che proprio non ce l’hanno fatta, quelli che ci hanno portato a domandarci: ma davvero? E siccome sono horror alcune delle più belle locandine del 2017, sono coerentemente horror anche alcune delle più brutte.

Come l’orrendo poster di Besetment (anche il film non si può dire sia memorabile) o il deliberato spoiler di The Ring 3; e, ancora, l’irritante ingenuità di Auguri per la tua morte.
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Vogliamo essere ancora più raffinati e parlare delle logline? In testa alla nostra classifica c'è quel estemporaneo «Le spiagge non sono pronte» del testosteronico poster di Baywatch e il trashissimo «Mi stavate aspettando?» di John Wick - Capitolo 2.

Il caso italiano
Abbiamo chiesto ai nostri redattori di segnalare le loro locandine peggiori e nella loro selezione i poster dei film italiani abbondavano. Dal pecoreccio di Moglie e marito alla disarmante povertà di Tutto quello che vuoi; dalla banalità di Fortunata alla mancanza assoluta di idee in Chi m’ha visto.
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Davvero non riusciamo a fare meglio di un titolo a caratteri cubitali, una scena del film e le faccione degli attori? Va bene che il pubblico vuole sapere chi sono gli interpreti, ma non è per forza necessario stiparli tutti nella locandina come in A casa tutti bene.

Il cinema italiano può fare meglio di così. Esistono grafici che fanno molto meglio di così. Magari il loro lavoro andrebbe compreso meglio - a iniziare proprio dai clienti - e quindi comunicato e valorizzato. Ecco perché, finito il nostro articolo, per rifarvi un po’ gli occhi, vi suggeriamo quello di Art Over Covers sulle migliori locandine del 2017. Dietro a ognuna di queste piccole opere d’arte c’è un creativo con la sua idea.

di Aurora Tamigio
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