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Dalla Cina con furore: Wuxiapian, tra cinema e letteratura

Da Zhang Yimou fino a John Woo, anche il "cavalleresco" cinese nasce dalla pagina scritta: continua la nostra rubrica dedicata al cinema orientale

Il Wuxia è un genere letterario ancor prima che cinematografico (a cui viene aggiunto il suffisso "pian", che significa appunto cinema), le cui radici risalgono al II e III sec. a.C.

Le storie Wuxia hanno come protagonisti spadaccini volanti e guerrieri erranti, ragion per cui il genere spesso viene associato al romanzo cavalleresco occidentale. Il Wuxia racchiude in sé una componente culturale cinese fondamentale, essendo la stessa composta da Wu, che deriva da Wushu, ossia l'arte marziale classica cinese, confusa erroneamente con il ben più noto Kung Fu che in realtà significa letteralmente "abilità", e da Xia che è una filosofia che ha affinità con il codice dei cavalieri europei e con il bushido dei samurai giapponesi.
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Il termine fu coniato per la prima volta dallo scrittore giapponese del periodo Meiji (1869-1912) Oshikawa Shunro, che tentava di dare una definizione e di inquadrare una serie di romanzi a carattere avventuroso ed eroico i cui personaggi vennero definiti Youxia.

Dal punto di vista letterario i primi indizi sul genere vengono fatti risalire al II sec. a.C., con i tentativi di uccisione del re da parte degli assassini Jing Ke e Zhuan Zhu, elencati in Records of the grand Historian di Sima Qian.

L'autore riuscì a delineare un gran numero di assassini, pronti a tutto pur di assassinare il sovrano, che si facevano chiamare Shi ki.

Erano coloro che si opponevano all'imperatore, formando di fatto la resistenza al potere. Sima Qian riuscì nell'impresa di dettagliare molte caratteristiche embrionali della filosofia xia, risultando di fatto il primo a tratteggiare le future caratteristiche del wuxia e proponendosi alla storia come l'inventore stesso del genere.
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Un film emblematico riguardante gli Shi ki è Hero di Zhang Yimou. La pellicola si basa sul tentativo di assassinare Qin Shi Huang, primo imperatore cinese del 227 d.C. In una Cina divisa in 7 regni, l'imperatore Qin cerca di compiere l'unificazione sotto il proprio dominio, ma per farlo deve affrontare schiere di assassini pronti a qualsiasi sacrificio pur di impedire l'impresa. In Hero gli assassini sono Cielo (Donnie Yen), Spada spezzata (Tony Leung Chiu-Wai), Neve che vola (Maggie Cheung) e Senza nome (Jet Li).

Tornando all'aspetto letterario, bisogna andare avanti diversi anni per trovare i primi romanzi di genere: I brigante e Il romanzo dei 3 regni, entrambi scritti durante la dinastia Ming (1368 - 1644 d.C). Il primo, di Shi Nai'an, è una critica politica sul penoso stato economico della Cina sul finire della dinastia Song (960-1279 d.C.), visto attraverso le avventure e le battaglie di 108 guerrieri. Il secondo, di Lou Guanzhong, è classificabile come racconto fantasioso sui 3 regni dopo la caduta della dinastia Han (206 a.C - 9 d.C, 25 - 220 d.C.).

Entrambi i romanzi sono stati riproposti al cinema in diverse versioni che si sono succedute negli anni. Il progetto de I brigante è stato per la prima volta portato al cinema grazie a Chang Cheh e al suo The Seven Blows of the Dragon nel 1972, arrivato in Italia prima con il titolo Piedi d'acciaio e successivamente con il titolo I 7 guerrieri del Kung Fu. Si tratta di una pellicola che, pur mantenendo piuttosto intatto l'impianto narrativo, si distanzia sostanzialmente dal genere wuxia, andando incontro alle esigenze internazionali che, negli anni '70, erano piuttosto legate ai kung-fu movie.
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La battaglia dei tre regni ha dato vita a diverse pellicole di cui, probabilmente, la più nota rimane quella omonima di John Woo, tornato a Hong Kong dopo il periodo hollywoodiano. Anche questo film si distanzia in maniera sostanziale dal Wuxiapian emergendo per il lato epico-storico con cui John Woo contorna la preparazione della battaglia e le strategie di guerra.

Durante la dinastia Ming, e successivamente durante la dinastia Qing (1644 - 1912), furono scritti diversi altri romanzi del genere Wuxia, la maggior parte dei quali sono andati perduti a causa del proibizionismo governativo cinese. Essi si differenziano sostanzialmente dai romanzi più moderni, essendo questi ultimi complementari alle filosofie di Confucio (un esempio è la concezione della virtù del "Ru", ossia dell'eccellenza, che si combina alla buona volontà piuttosto che alla forza fisica), ma soprattutto a Lao Tzu, nella misura in cui i codici dello xia divengano sinonimi di Tao e rappresentino la forza dell'universo.

Ad avvalorare la tesi secondo cui il genere wuxia sia probabilmente quello che più caratterizza il panorama letterario e cinematografico cinese, c'è il caso dello scrittore vivente più venduto in tutta la Cina: Jin Yong è il massimo esponente del nuovo genere wuxia, famoso per titoli come Volpe Volante della montagna innevata (2006, Pisani editore), uno dei pochi ad essere arrivati in Italia, e The return of the Condor heroes. Ma per la consacrazione del wuxiapan anche in Occidente bisognerà aspettare gli anni Sessanta a Hong Kong.

di Alfredo De Vincenzo
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