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Big Man Japan: J-Horror, le origini dei kaidan e le storie di fantasmi

Dopo Corea e Cina la nostra rubrica di cinema orientale arriva in Giappone: iniziamo dal J-Horror, nato tra folklore e crisi economica

Il genere cinematografico noto come J-Horror deve le sue origini a diversi fattori, sia storici che culturali. Semplificando le caratteristiche iconiche del genere si potrebbe dire che generalmente si parla di Kaidan, ossia storie di fantasmi, risalenti principalmente al periodo Edo (1603 - 1867). In quel periodo la famiglia Tokugawa riuscì, attraverso lo shogunato (lo shogun era il capo militare-feudale cui era delegato il governo del paese), a raggiungere il massimo potere politico e militare dell'intero paese, e rese Edo, l'attuale Tokyo, la capitale del Giappone.

Altro periodo fondamentale per i kaidan è stato quello Meiji (1868 - 1912), in cui sparisce lo shogunato - che aveva contraddistinto la storia giapponese - a favore di un unico imperatore che propone grandi cambiamenti culturali e societari con un'impronta fortemente occidentale: un po' come si vede ne L'ultimo Samurai di Edward Zwick.

Aoandon, il fantasma della vendetta

Durante il primo periodo si diffuse un gioco, che divenne molto popolare in Giappone, ossia il Hyakumonogatari Kaidankai: consisteva nell'accendere, in piena notte, circa 100 candele in una stanza, mettendosi a raccontare storie di fantasmi. A ogni kaidan raccontato si spegneva una candela, facendo diventare la stanza sempre più buia e paurosa.

Spento l'ultimo lume arrivava un Aoandon, un fantasma giapponese dedito alla vendetta, solitamente con le sembianze di una donna dai capelli neri lunghi, vestita con un kimono bianco. Non sembra assomigliare alla Sadako di The Ring?
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Probabilmente il successo di questo gioco è anche da attribuirsi a due libri, ossia 100 storie di molti paesi (Shokoku Hyakumonogatari) del 1677, che raccoglieva le migliori novelle di fantasmi di diverse zone del paese, e Otogi Monogatari del 1660 di Ogita Ansei che descrive il gioco fatto tra Samurai.

Storie di fantasmi

«Nel distretto di Wakegori, che appartiene alla provincia di Iyo, c'è un ciliegio famoso e antichissimo chiamato Jiu-roku-zakura, ovvero "ciliegio del sedicesimo giorno", perché fiorisce tutti gli anni il sedicesimo giorno del primo mese (secondo il vecchio calendario lunare)... In quell'albero alberga lo spirito d'un uomo. Era egli un samurai di Iyo e l'albero cresceva nel suo giardino e fioriva, insieme a tutti gli altri, verso la fine di marzo e i primi di aprile».

La citazione appartiene a Kwaidan: Stories and Studies of Strange Things (Storie di fantasmi giapponesi, nella versione italiana) del 1904: una raccolta messa insieme da Lafcadio Hearn, scrittore di origini irlandesi. Proprio questa importante pubblicazione sarà alla base di alcuni dei maggiori capolavori del cinema nipponico: per dirne uno, Kwaidan di Kobayashi Masaki del 1964.

Le storie di spettri giapponesi avevano una forte tradizione spirituale e religiosa, che va dal Buddhismo allo Shintoismo, che tuttavia nel corso degli anni si è andata perdendo a favore di una costruzione narrativa più contemporanea e pop.
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Nel periodo Meiji, il sistema familiare giapponese - inteso come microcosmo della società - si tramuta nella famiglia borghese occidentale, seppur non supportata dalla tradizione culturale e dalla storia che invece hanno accompagnato lo sviluppo di Europa e Stati Uniti. Questa differenza, dopo il boom economico iniziale, porta a una crisi socio economica in cui si crea la figura del salaryman: il lavoratore stipendiato da aziende e multinazionali. Con diverse conseguenze. Insieme al salaryman nasce il karoshi, ossia colui che muore a causa dell'eccessivo lavoro; inoltre gli uomini tra i 40 e i 50 anni che si uccidono rappresentano più del 50% dei suicidi in Giappone.

Il grande declino economico a sua volta genera altissimi livelli di disoccupazione, portando - come conseguenza più grande - lo svilimento non solo economico, ma soprattutto morale, della figura maschile: questo genera un aumento smisurato delle violenze domestiche e un abbandono progressivo di anziani e bambini. È in questo scenario, composto da aspetti legati al folklore ma anche alle condizioni socio-economiche, che nasce il J-Horror: un genere cinematografico oggi riconoscibile in tutto il mondo.

di Alfredo De Vincenzo
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