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Weird Movies: la faccia strana del Cinema Estremo

Per gli amanti del cinema "strano" e per quelli che invece vorrebbero capirne di più una piccola guida alla visione, da Spike Jonze a Takashi Miike

Quante volte, finito di vedere un film, siete rimasti a fissare i titoli di coda incapaci di sentenziare se vi fosse piaciuto o meno, ma con la parola “strano” stampata nel cervello? Se rispondete «mai» non vi credo: perché quella delle pellicole weird è forse la falange più ampia del cinema estremo, con esempi che risalgono sino al 1907.

Sono film che sfuggono al rigoroso incasellamento dei generi. Prodotti atipici per il tipo di messa in scena, per l’impostazione della sceneggiatura o per i concetti che vogliono trasmettere allo spettatore. Alcuni s’impongono all’attenzione del grande pubblico perché sono talmente bizzarri da riuscire ad accaparrarsi qualche premio o perché alla regia vi sono autori affermati che hanno contribuito a sdoganare questo sottogenere, al cui interno è possibile individuare tre ulteriori macrocategorie.

Weird mainstream
Ovvero quei titoli che sicuramente avete visto o almeno sentito nominare. Pellicole come Essere John Malkovich, diretto da Spike Jonze e scritto da Charlie Kaufman, dove un uomo trova una porta che gli permette di entrare nella mente di John Malkovich; o Donnie Darko di Richard Kelly, che ha rappresentato un piccolo fenomeno unendo suggestioni oniriche e teorie quantistiche.

Altri esempi sono Il pasto nudo di David Cronenberg, una buona fetta della filmografia di Terry Gilliam (Paura e delirio a Las Vegas, Brazil) e c’è chi annovera persino Arancia Meccanica in questa categoria.
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In tempi recenti tre sono le produzioni che vi consiglio: Swiss Army Man - Un amico multiuso, storia di un naufrago che viene redento da un cadavere; I don’t feel at home in this world anymore, mix tra commedia nera e revenge violento; e il tedesco Wetlands, cronaca di vita di una ragazza... sporca.

Mindfucker
Sono film che ti spaccano letteralmente il cervello: pieni di sottotesti, chiavi di lettura e possibili interpretazioni. Interessanti sono le derive pseudo-fantascientifiche come The Cube (cinque sconosciuti si svegliano in una mega-struttura a forma di cubo), Circle (50 persone intrappolate in un non-luogo dove ogni due min devono decidere chi sarà il prossimo a morire) ed Exam (8 candidati per un solo posto di lavoro devono sostenere un insolito esame).

Per quanto riguarda i grandi nomi troviamo l’instancabile Takashi Miike (As the gods will), l'esordiente Christopher Nolan di Memento, ancora David Cronenberg (Videodrome) e Denis Villeneuve. Il suo Enemy – dove Jake Gyllenhaal scopre di avere un gemello del quale ignorava l’esistenza – ho dovuto vederlo due volte e colmare alcune lacune con Google per capirlo totalmente.
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Menzione d’onore per Charlie Kaufman, il cui lavoro è incredibilmente sottovalutato dallo star system! Eternal sunshine of the spotess mind (in Italia tristemente tradotto con Se mi lasci ti cancello) (viaggio nell’incoscio di Jim Carrey mentre i suoi ricordi vengono cancellati) e Synecdoche, New York (specchio della vita di un regista teatrale privo di riferimenti spazio temporali) sono autentici capolavori di scrittura.

Ma il massimo esponente del genere resta David Lynch (in tal senso il suo capolavoro è Mulholland Drive) che di questo cinema ha fatto il proprio manifesto e sulle interpretazioni delle proprie opere ha dichiarto: «Mi mette a disagio parlarne perché è una cosa molto personale. Il significato di un mio film per me è diverso da quello che può avere per qualcun altro».

Extreme weird
La falange più ostica; film destrutturati, anticonvenzionali, autentiche suggestioni audiovisive. Qui si può trovare di tutto, ma bisogna vedere sino a che punto arriva la vostra apertura mentale. Questo genere ha radici profonde e trova un capostipite in Haxan – La stregoneria attraverso i secoli, film danese del 1922, a metà strada tra la fiction e il documentario, e il famoso Un cane andaluso del 1929, alla cui produzione collaborò Salvador Dalì.

Sempre Dalì è anche il filo conduttore del cinema surrealista del cileno Alejandro Jodorowsky, di cui El Topo e La montagna sacra sono la massima rappresentazione: qui si fondono simbolismi alchemici, religiosi e onirici.
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Restando in ambito di sogni vale la pena citare Lost Hightway e soprattutto Rabbits, che lo stesso David Lynch dichiarò di aver girato in uno stato di trance inconscia. Poi ci sono film che appaiono normali, ma rivelano sceneggiature profondamente weird. Come Le dernier combat, film d’esordio di Luc Besson girato in bianco e nero e con una sola parola pronunciata in 90 minuti; I, Zombie di Andrew Parkinson, in cui seguiamo il lento sfacelo di un uomo che si trasforma in un morto vivente; Aaaaaaaah! di Steve Oram, onomatopeico verso scimmiesco che riessume il quesito «Cosa accadrebbe se ci trasformassimo in scimmie nella moderna società?»

Anche in Italia abbiamo rispettabilissimi weird: da Stridulum di Giulio Paradisi, reinterpretazione dell’eterna lotta tra Bene e Male (con Franco Nero nei panni di Cristo) ad Uncut – Member only di Jonathan Zarantonello, pianosequenza di 80 minuti incentrato sull’inguine nudo di Franco Trentalance. Un film in bilico tra la fiction e lo sperimentale, dove l’asticella dell’assurdo si sposta ancora più in là. E proprio nell’ambito sperimentale si colloca anche Tetsuo (e relativi sequel) di Shinya Tsukamoto, in cui un uomo muta in una macchina.

Infine eccoci arrivati ai confini più spinti di questo genere del cinema estremo: vere e proprie suggestioni audiovisive come Begotten di Elias Merhige (la cui chiave di lettura più diffusa è la denuncia ambientalista degli orrori che l'uomo perpetra contro la natura) che da poco ha trovato anche il suo ideale erede in Flesh the void di James Quinn, visione multiforme del passaggio dalla vita terrena a quella ultraterrena. Un cinema marginale, difficile, ma che proprio per questa sua connotazione borderline risulta essere culturalmente affascinante.

di Marco Filipazzi
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