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I 10 sorrisi che hanno fatto la storia del cinema

Alcune delle più memorabili apparizioni del sorriso sul grande schermo

Tra le espressioni umane più affascinanti, il sorriso è stato spesso celebrato dalla Settima Arte grazie a sequenze cinematografiche che ne hanno messo in risalto la capacità di assumere mille sfumature, di racchiudere innumerevoli significati.

Nasce così questa classifica, un modo giocoso e spassionato per ripercorrere brevemente alcune memorabili apparizioni del sorriso sul grande schermo. Iniziamo!

10) Terminator 2 - Il giorno del giudizio
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A sette anni di distanza dal primo film della serie, Arnold Schwarzenegger torna a vestire i panni del granitico T-800 in un sequel che, stemperando parzialmente i toni cupi ed angosciosi del predecessore, lascia spazio in più di un'occasione a una serie di divertenti gag che hanno per protagonisti l'inossidabile cyborg e il suo giovane protetto, John Connor.

In una delle sequenze più gustose del film, il T-800 ricorre ai suoi potenti circuiti per eseguire la scansione facciale di un individuo che sorride al telefono, nell'intento di replicarne l'espressione. Il risultato finale è una maldestra smorfia, che provoca il sorriso (questo sì autentico) dello spettatore e mette in risalto - più e meglio di mille analisi sociologiche - l'abisso che ancora separa l'essere umano da quello artificiale.

9) King Kong
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Venerato come un dio dai nativi dell'isola del Teschio, Kong è un gigantesco gorilla alto quasi venti metri, incarnazione della forza primordiale e indomabile della Natura, la cui esistenza finisce per attrarre un manipolo di avventurieri intenzionati a catturarlo e fare di lui una redditizia attrazione.

Strappato dapprima con violenza al proprio ambiente originario, ridotto poi in catene e presentato al pubblico occidentale come fenomeno da baraccone, il portentoso scimmione riuscirà a liberarsi dal giogo umano e scatenare la sua furia soverchiante in una sequenza che ha giustamente segnato la storia del cinema. Ma appena prima di spezzare i lacci e scagliarsi contro i suoi aguzzini, ecco che l'enorme creatura sembra rivolgere un sorprendente sorriso all'indirizzo della folla, radunatasi per ammirarlo.

8) Uno sceriffo extraterrestre… poco extra e molto terrestre
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Sbarcato sulla Terra durante un viaggio intergalattico, il piccolo alieno H7-25 fa amicizia con Scott Hall, simpatico sceriffo di provincia che si prenderà cura di lui proteggendolo dalle mire dell'esercito.

Alle prese con una produzione modesta, Bud Spencer regala corpo e sostanza all'immagine dell'invincibile gigante buono che ha segnato la sua e gli è valsa l'amore incondizionato da parte del pubblico.

La sequenza in cui il massiccio tutore dell'ordine incontra per la prima volta H7-25 al calar della sera, dentro un luna-park illuminato e deserto, rimane una perla di rara tenerezza. È in quell'occasione che il piccolo extraterrestre, rapito dalla musica delle attrazioni circostanti, confessa a Scott che sul suo pianeta non esiste alcuna melodia del genere. E Hall gli risponde, con un bonario sorriso: «Non me lo so proprio immaginare, un mondo senza musica». Difficile da immaginare, vero, quasi come un mondo senza Bud.

7) Alice nel Paese delle meraviglie
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Di tutti i bizzarri personaggi che popolano il Paese delle Meraviglie immaginato da Lewis Carroll, lo Stregatto rimane senza dubbio il più amato dal pubblico, grazie anche al successo della trasposizione cinematografica realizzata da Walt Disney nel 1951.

Per la caratterizzazione dell'enigmatico felino, la pellicola animata riprese fedelmente il modello letterario enfatizzandone i tratti più paradossali e stravaganti. Il risultato è una creatura iconica, capace d'imprimersi con immediata enfasi nella memoria dello spettatore, grazie alla sua inconfondibile livrea a righe viola e lillà, al suo corpo scomponibile, all'espressione sorniona e misteriosa. E soprattutto all'evanescente sorriso a mezzaluna, le cui imprevedibili apparizioni nel corso del film hanno regalato, e continuano a regalare, brividi lungo la schiena a intere schiere di fanciulli.

6) Shining
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Ex insegnante e aspirante scrittore, Jack Torrance accetta l'incarico di custode invernale presso l'Overlook Hotel, enorme albergo disperso tra i monti del Colorado dove dieci anni prima un altro guardiano aveva sterminato la propria famiglia. Recatosi sul posto insieme alla moglie e al figlioletto, dotato di poteri extrasensoriali, Torrance s'immerge nella sua impresa letteraria ma, con il passare dei giorni, l'isolamento, la crisi d'ispirazione e il contatto con le misteriose entità maligne che infestano l'hotel lo spingono verso una spirale di crescente violenza e follia.

Nella sequenza finale della pellicola, autentico climax di terrore, Torrance scatena i propri istinti più feroci contro i familiari: memorabile l'interpretazione di Jack Nicholson che, nei panni del protagonista, dapprima sfonda a colpi d'ascia la porta dietro la quale si sono rifugiati la moglie e il figlio, quindi si affaccia all'uscio sfoggiando un ghigno satanico: quintessenza stessa della malvagità umana, nonché manifesto esemplare del cinema horror.

5) Monsters & Co.
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Abitanti di una dimensione parallela a quella umana, le creature di Mostropoli terrorizzano i bambini per ricavare dalle loro urla una preziosa fonte di energia. Quando la piccola Boo irrompe per sbaglio nel loro mondo, saranno i mostri a temere la presenza della fanciulla e ad imparare, grazie ad essa, un'importante lezione di vita.

Capolavoro assoluto della Disney Pixar, Monsters & Co. è un'opera ricca di profondi sottotesti politico-sociali, ma soprattutto una tenerissima storia d'amicizia tra i personaggi di Boo e Sullivan. I due, dopo tante avventure vissute insieme, sono costretti a separarsi per fare ritorno ciascuno nel proprio mondo, senza avere più la possibilità di incontrarsi. Negli istanti finali, il contatto fra le due dimensioni viene ristabilito: la sequenza in cui Sullivan, tornato ad affacciarsi nella camera della bambina, si sente ancora una volta chiamare «Kitty», e risponde all'appello con il suo largo sorriso, resta un momento dinnanzi al quale è difficile rimanere insensibili.

4) Il terzo uomo
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In una Vienna postbellica dal fascino notturno e struggente, lo scrittore Holly Martins indaga su quanto accaduto al suo vecchio amico Harry Lime, scomparso in circostanze misteriose e investito da infamanti sospetti.

Cult movie per antonomasia, Il terzo uomo è un tripudio di stile e sostanza cinematografica passato alla storia grazie all'ispirata regia, le brillanti interpretazioni del cast, la sublime fotografia di Robert Krasker, le suggestive musiche di Anton Karas. L'entrata in scena di Orson Welles, momento chiave della pellicola, regala ancora oggi un formidabile mix di emozioni. Proprio come il suo sorriso, malizioso e arrogante, capace da solo di mettere in luce tutta l'ineffabile ambiguità del personaggio interpretato.

3) La vita è meravigliosa
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È il 24 dicembre a Bedford Falls e George Bailey, finito sul lastrico dopo una vita di sacrifici e generoso impegno verso il prossimo, medita di suicidarsi gettandosi dal ponte. Ma un angelo inviato dal cielo mostra a George cosa sarebbe accaduto se egli non fosse mai nato, facendo ritrovare a l'uomo la voglia di vivere e la fiducia nel futuro. Film natalizio per eccellenza, La vita è meravigliosa è il capolavoro di Frank Capra: probabilmente, il più bel racconto cinematografico sul senso della speranza e il valore della solidarietà umana. Nel finale vediamo George, nuovamente riunito ai propri cari, mentre assiste commosso al regalo offertogli dall'intera comunità. Il sorriso di James Stewart, risplendente di gioia interiore e ritrovata armonia col mondo, è una pietra miliare della settima arte.

2) Luci della città
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Innamoratosi di una giovane fioraia cieca, Charlot, vagabondo dal cuore d'oro, affronta mille peripezie per ottenere i soldi necessari all'operazione chirurgica della ragazza. Tra i massimi vertici dell'arte chapliniana e del cinema muto in generale, Luci della città raggiunge l'invidiabile equilibrio di umorismo e sentimento, di dramma e poesia.

Negli istanti conclusivi del film, la fioraia, finalmente in grado di vedere, riconosce l'identità del suo benefattore - che immaginava essere un ricco possidente - mentre afferra la mano di Charlot per consegnarli l'elemosina. Emozionato e intimidito, l'uomo le risponde con un sorriso di cristallina bellezza, capace ancora oggi di commuovere profondamente.

1) C'era una volta in America
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Nell'arco di mezzo secolo, a New York, un gruppo di amici gangster condivide ogni aspetto delle proprie esistenze: dalle umili origini alla costruzione dell'impero malavitoso, dalle rivalità al declino fino alla drammatica separazione.

Ultimo film di Sergio Leone, C'era una volta in America è il testamento artistico e spirituale di un grande regista che, riflettendo a fondo sui meccanismi della rappresentazione visiva e della memoria umana, sigla un atto d'amore monumentale nei confronti del cinema. La conclusione della pellicola si riallaccia, secondo una logica circolare, alla scena d'apertura: Noodles, sconvolto per la perdita dei suoi amici, cerca rifugio tra i vapori dell'oppio. Il dolore svanisce, lentamente, lasciando affiorare insieme ai ricordi anche il sospetto che tutto quanto ammirato sullo schermo sia solo il frutto della sua fantasia, un'allucinazione indotta dalla droga. Le morbide pieghe del suo sorriso riverberano così il mistero stesso della coscienza umana, che solo la settima arte, col suo potere ammaliante e vertiginoso, è risultata in grado di raccontare.

di Davide Tecce
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