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Disturbing-drama: i perdenti, la bruttezza, il degrado umano

Tra i più apprezzati sottogeneri del Cinema Estremo, il disturbing-drama vanta esponenti come Aronofsky e Denis Villeneuve...ma non solo

«Volevo uscire dal mio mondo felice, calarmi nella profondità della stupidità umana, nella bruttezza dell'essere ottuso, sleale, falso. Comprendere la vita dei perdenti ma senza appartenere a quel mondo e sapendo di poter sempre tornare indietro».

Con queste parole si apre il film belga Ex-Drummer, primo dei molti titoli che vi consiglierò di recuperare (e degli altrettanti che mi scorderò di citare) all'interno del disturbing-drama, tra i più apprezzati sottogeneri del cinema estremo.

La citazione da Ex-Drummer riassume lo spirito con cui ci si deve approcciare a questi film spietati, spesso privi di morale, logica o raziocinio; un'ideale e fredda rappresentazione dell'essere umano. Queste storie ci mettono faccia a faccia con situazioni di vita lontanissime dalla nostra, ma raccontate attraverso sentimenti semplici che smuovono dentro di noi sensazioni o ricordi che li rendono tangibili, pesanti, a volte addirittura insostenibili.
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Spesso, conclusa la visione, ci si sente affossati da un senso di vuoto; scossi, con le budella sottosopra, un nodo alla gola e le guance umide di lacrime. È però anche vero che non tutte le narrazioni hanno lo stesso peso.

E, anche se ognuno di noi ha una sensibilità diversa, possiamo pensare a una classificazione in fasce di "pesantezza".

Pesi piuma
Partiamo con commedie nerissime come Cheap Thrills (fino a dove si è disposti ad arrivare pur di guadagnare soldi facili?), Cose molto cattive e God bless America, spaccato del mondo occidentale inebetito da format TV sempre più beceri.

Poi ci sono le storie di strada: racconti di noiose periferie, ritratti di sottoculture underground; film che seguono il trascinarsi dei personaggi verso l'inesorabile finale. Pellicole dal fascino straniante come L'Odio di Mathieu Kassovitz (tre ragazzi a zonzo per una Parigi scossa dagli scontri tra polizia e manifestanti), Gummo di Harmony Korine (frammenti di vita di una cittadina distrutta da un tornado), Kids di Larry Clark (giornata tipo di un gruppo di ragazzi della New York degradata, tra furti, sesso e droghe) o il recente The Florida Project di Sean Baker (storia di una giovane madre single che vive con la figlia in un motel).
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Gli affreschi delle sottoculture invece spaziano da quella nerd (The dangerous lives of altar boys, mezzo film e mezzo cartone animato a opera di Todd McFarlane) alla punk (SLC Punk! , Bomb city e il già citato Ex-drummer) sino a quella neo-nazista, di cui American History X è l'esponente più famoso. Degni di nota sono anche The Believer (con un giovane Ryan Gosling), Romper Stomper (un giovane Russell Crowe) e L'onda, basato su un vero esperimento sociale tenutosi in California negli anni '60.

Pesi medi
Qui le storie si fanno più crude, e due sottocategorie mi stanno particolarmente a cuore. La prima è il cinema tossico, ovvero storie narrate attraverso gli occhi di derelitti imbottiti di sostanze stupefacenti. Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino e Trainspotting sono i più celebri, ma scavando a fondo si trovano gioielli grezzi come Spun (cronaca di un ragazzo dedito a qualsiasi droga), Story of a Junkie (docu-film con protagonista un vero tossico alla deriva per la Manhattan degli anni '80) o l'indiano Gandu, talmente estremo da essere stato bandito in patria.

Capolavoro assoluto del genere resta Requiem for a dream di Darren Aronofsky, favola post-moderna straziante e nichilista. L'Italia invece è rappresentata con ragguardevole autorevolezza dalla "trilogia tossica" di Claudio Caligari: Amore tossico, L'odore della notte, Non essere cattivo.
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La seconda sottocategoria è quella che racconta le stragi nelle scuole: un tema (fortunatamente) lontano dalla nostra realtà, ma Oltreoceano al centro di discussioni da almeno un paio di decadi. Il massacro della Columbine risale infatti al 1999 e molte sono le pellicole che vi si sono ispirate: da Elephant di Gus Van Sant a Zero Day; sino al viscido Duck! The Carbine High Massacre, uscito a ridosso della strage per sfruttarne il clamore mediatico. Altre pellicole meritevoli sono l'estone Klass e il dittico canadese Blackbird e Polytechnique, girato da Denis Villeneuve in un superlativo bianco e nero, che si ispira al massacro del Politecnico di Montréal.

Per chiudere, tre variazioni sul tema: ...e ora parliamo di Kevin, che mette al centro della vicenda un ostico rapporto madre-figlio (i magistrali Tilda Swinton ed Ezra Miller); Dark night (in uscita nei cinema italiani, nella mia classifica dei migliori film del 2017), ispirato alla sparatoria nel cinema di Aurora durante la proiezione de Il cavaliere oscuro - Il ritorno; Found di Scott Schirmer, perché quando un film si apre con la frase «My brother keeps a human head in his closet» il resto non può che essere tutta salita.

Pesi massimi
Film che ti strappano il cuore dal petto. Sceglietene uno qualsiasi del giapponese Sion Sono. A seguire approfondite con la Trilogia della vendetta (Mr. Vendetta, Old Boy, Lady Vendetta) di Park Chan-wook.

Se vi piacciono i revenge segnatevi il canadese 7 days e l'israeliano Big Bad Wolves: film dalla trama molto simile, in cui un padre compie una vendetta personale contro il pedofilo che stuprato e ucciso sua figlia. Variazione sul medesimo tema è Prisoners di Denis Villeneuve, il cui capolavoro di sofferenza resta però La donna che canta: una delle storie più dilaniati viste sullo schermo.
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Menzione anche per il tedesco Nothing bad can happen, dramma sul fanatismo religioso, che indugia sui concetti d'immolazione e sacrificio. O per il danese Daisy Diamond, con una Noomi Rapace da Oscar (interpreta una madre single che vede infrangersi i suoi sogni a causa di una figlia che odia). Infine l'inglese Cruel Summer, tratto da un fatto di cronaca vera in cui un gruppo di bulli si scagliano senza movente né pietà contro un ragazzo disabile, imputandogli colpe che non ha.

Per concludere: Ken Park di Larry Clark, storia di un gruppo di ragazzi della suburbia californiana, raccontata attraverso (tanto) sesso e violenza (soprattutto psicologica). L'intro sulle note di Lamar Vannoy è una delle sequenze migliori della storia del cinema, non solo estremo.

di Marco Filipazzi
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