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Shockumentary, dove finisce il cinema e inizia l'estremo

Quando il film lascia il posto alla realtà arriva il documentario shock: cronaca, storia e racconti di perversioni

Il nostro viaggio nel cinema estremo sta per giungere al termine, ma c’è ancora una categoria da approfondire: quella degli shockumentary. Uno scoglio contro il quale le onde della fiction s’infrangono per lasciare spazio a spaccati di terribile realtà.

Documentari borderline che raccontano storie di oppressione, ingiustizia, violenza e abusi, trascinando lo spettatore in un gorgo; giù sino a grattare la superficie degli snuff. Si tratta della categoria più ostica e controversa di questo cinema. Qui nulla è finzione: a parlare sono testimoni diretti della follia umana, con immagini e parole in grado di tramortire al punto da desiderare di mettere la TV in pausa per riprendere fiato.

Ciò di cui sto per parlarvi non è bello ma, purtroppo, è vero.

La cronaca
Che si tratti di accadimenti con ripercussioni a livello globale (102 minuti che sconvolsero il mondo, l’11/9 visto attraverso gli occhi di chi era sotto le Torri Gemelle), che scuotono piccole comunità (The tower, ricostruzione della strage avvenuta alla University of Texas di Austin nel 1966) o indagano la Storia moderna (German concentration camps factual survey, alla cui produzione partecipò anche Alfred Hitchcock) questa sottocategoria getta luce sugli anfratti della realtà che ci circonda. Foto Articolo
Ad esempio, lo sapevate che il Golden Gate Bridge di San Francisco è il luogo con il più alto tasso di suicidi al mondo (The bridge – Il ponte dei suicidi) o che esiste un’oscura macchinazione dietro i campionati mondiali di solletico (Tikled – L’impero del solletico)?

Vi sono documentari che mettono in guardia sulla pericolosità di internet (I am Jane Doe, sulla sparizione e lo sfruttamento sessuale di ragazze adolescenti rivendute online), illustrano il maltrattamento sugli animali a opera di bracconieri (The cove, sulla mattanza dei delfini in Giappone), multinazionali (The animals film, risalente al 1981) o allevatori (Lucent, realizzato illegalmente da un gruppo di animalisti australiani).

Altri ancora portano in superficie cronache insabbiate per anni (The hunting ground, inchiesta sugli stupri commessi nelle università USA) o gettano luce su agghiaccianti retroscena delle case farmaceutiche (Attacco al demonio, un farmaco spacciato come tranquillante per decenni che si è rivelato un pozzo di dolore a livello mondiale) e ci mostrano il vero mondo del narcotraffico al netto di mitizzazioni come Narcos e simili (Narco Cultura). Infine indagini di stati d’animo, come Boy interrupted: la ricostruzione della vita di Evan Perry, in cerca di una motivazione che ne giustifichi il suicidio a soli 15 anni.

Perversioni e abusi
Che la gente abbia feticismi e ossessioni, che trovano la propria incarnazione in pressoché qualsiasi cosa, non è una novità; qui però ci si spinge oltre, sfondando il muro dell’eticamente corretto e moralmente accettabile.
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Voyeur è la vera storia di un uomo che per decenni ha gestito un motel con il solo scopo di spiare i propri clienti in intimità; Zoo tratta con straniante delicatezza lo spinoso argomento della zoofilia; Sick - The life and death of Bob Flanagan è il ritratto di un uomo che ha fatto del sadomasochismo la propria ragione di vita.

Particolarmente ostici sono i documentari che parlano di bambini. Una storia americana – Capturing the Friedmans, ripercorre le indagini e il processo di Arnold e Jesse Friedman (padre e figlio) accusati di abusi sessuali su minori. Josef Fritzl - Story of a monster racconta lo scandalo che ha coinvolto uno stimato imprenditore austriaco, che ha tenuto segregata la figlia per 24 anni, abusandone e avendo da lei sette figli. Child of rage è il ritratto di Beth Thomas, bambina di sei anni affetta da disturbi comportamentali in seguito agli abusi e alle violenze perpetrate dal padre.
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Ma il cappio si fa più stringente quando a commettere abusi è la Chiesa: Mea Maxima Culpa - Silenzio nella casa di Dio e Deliver us from evil sono due facce della stessa medaglia. Le testimonianze dei ragazzi seviziati da parroci e da alte cariche ecclesiastiche sono strazianti, ma lo è ancor di più vedere come la Chiesa abbia messo a tacere questi fatti per decenni.

Shock
Al di là di questa linea di confine vedrete poco o nulla; e anche quel poco non vi piacerà perché è la parte più cruda della realtà. Sin dagli anni ’60, quando in Italia hanno visto la luce i primi Mondo Movie: un certo tipo di cinema ritrae le bassezze del genere umano in tutta la loro spietata crudeltà.

La serie Faces of death ha traghettato questa corrente underground tra gli anni ’70 e i ’90, quando sono fiorite altre saghe come Traces of death, Banned in America, Banned from TV. Film che circolavano in VHS nel sottobosco degli appassionati di video della morte, rigorosamente reali e senza censura. Estratti di cinegiornali, video amatoriali, riprese da telecamere di sicurezza e quant’altro. Con l’avvento del web a cavallo del millennio è stato sempre più facile reperire materiale autentico: basti pensare al famigerato sito rotten.com che pubblicava foto e video di incidenti, omicidi, deformità, autopsie, perversioni sessuali e ogni sorta d’iconografica morbosità.

Partendo da questo presupposto nel 2013 vengono collettate le peggiori cose scovate in rete in Most disturbed person on planet Earth: un collage di 60 video per un totale di 147 minuti. C’è davvero di tutto, specialmente quello che non riuscite nemmeno a immaginare, e forse è meglio così. Uno spaccato agghiacciante del mondo degradato e marcio in cui viviamo.

L’anno successivo è stato caricato online anche il “seguito” a opera dello stesso collettivo noto con il nome di Thomas Extreme Cinemagore, autore anche di Food of violence, mini documentario di 11 minuti che indaga il “cannibalismo fetale”. Alcuni sostengono sia fake, ma in ogni caso non mi stupirebbe che qualcuno, nel mondo, abbia questa perversione (alla base anche del corto Dumplings di Fruit Chan contenuto nell’antologia Three... extremes).

In battuta finale segnalo una delle “cose” più ostiche mai viste in vita mia: The act of seeing with one's own eyes di Stan Brakhage, del 1971. Girato come progetto sperimentale nell'obitorio di Pittsbourg, è l’autentica autopsia di due corpi, un uomo e una donna, mostrata senza alcun apporto sonoro. Solo una lenta, inesorabile, silenziosa eviscerazione. Il titolo dell’opera (L’atto di vedere con i propri occhi) altro non è che la traduzione etimologica della parola “autopsia”, ma al contempo anche il concetto che è alla base del cinema stesso..

di Marco Filipazzi
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