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Oscar 2018: poche sorprese e tanta noia al Dolby Theatre

Un resoconto graffiante della 90esima Cerimonia degli Oscar, tra discorsi femministi, premi più o meno attesi e la sensazione che si poteva fare di più

La tanto attesa 90esima edizione degli Academy Awards si svolge come di rito al Dolby Theatre di Hollywood e ancora una volta raccoglie quello che dovrebbe essere il miglior cinema dell'anno, subito dopo gli scandali che hanno visto coinvolte diverse celebrity accusate di molestie sessuali. È un anno il cui l'aria che si respira sa anche di politica, come nell'edizione precedente dopo l'ascesa di Donald Trump: alcune delle candidature fanno riflettere, altre fanno discutere… ma questa è un'altra storia.

Siamo sul celeberrimo tappeto rosso dove sfilano diverse star di Hollywood: in un clima da Novella 2000, tra le diatribe sull'abito migliore, spiccano per eleganza Gal Gadot e per fantasia Whoopi Goldberg. Da lì si entra nel Dolby Theatre dove ad attenerci c'è Jimmy Kimmel; ci si aspetta satira graffiante, sketch imperdibili oltre a tanto cinema.
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E invece arriva la prima delusione della serata perchè l'introduzione di Jimmy Kimmel, che calca la mano sui novant'anni di vita degli Oscar, è talmente sottotono da apparire quasi formale: inevitabili battute sull'incredibile epilogo dell'edizione precedente degli Oscar, i richiami all'età di Christopher Plummer, un discorso molto concreto sul ruolo della donna sono tutti spunti che appaiono fuori dalle corde di Jimmy Kimmel, abituato a ben altro spessore comico. Persino la scenografia scelta per il palco, con questo arco enorme di Swarovski che più kitsch non si può, risulta ben poco azzeccata.

Lontano anni luce dalle edizioni presentate da Billy Crystal, Steve Martin o Ellen DeGeneres, la cerimonia si svolge nella maniera più canonica possibile, riservando poche sorprese nella prima parte.

Tutto molto piatto, al limite del noioso. Persino la grintosa Mary J Blige, candidata sia per Miglior Canzone che per Miglior Attrice non Protagonista (non vincerà nulla), chiamata a risvegliare un clima soporifero, lascia quantomeno perplessi confermando il timore che possa trattarsi dell'edizione più prevedibile degli ultimi anni.
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Infatti le premiazioni proseguono esattamente come predetto dai bookmakers. Dunkirk di Christopher Nolan e Blade Runner 2049 si dividono i premi tecnici (Miglior Sonoro, Miglior montaggio sonoro e Miglior Montaggio il primo; Migliore Fotografia e Migliori Effetti Speciali per il secondo). Segue la vittoria, questa forse un po' a sorpresa, de La forma dell'acqua - The Shape of Water per Miglior Film, Miglior Regia, Migliore Scenografia e Migliore colonna sonora: il meraviglioso Guillermo del Toro, che sul palco si è detto fiero di essere immigrato messicano, sottolinea con meravigliosa genuinità che il mondo deve includere e non escludere.

Gloria anche per L'ora più buia che vince l'Oscar per il Miglior attore protagonista (Gary Oldman) e per il Miglior trucco. Tre manifesti a Ebbing, Missouri ottiene l'Oscar per il Migliore Attore non protagonista a Sam Rockwell e quello per la Migliore Attrice protagonista a Frances McDormand: quest'ultima regala al pubblico il momento più bello dell'intera serata, con un discorso fortemente femminista, in una serata che sull'argomento spesso si è nascosta in una facciata di retorica a volte anche poco credibile. È lei la vera eroina della serata.
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Altri spunti di discussione potrebbero essere Gael Garcia Bernal che stecca clamorosamente durante la sua interpretazione nella canzone del film Coco Remember Me (Oscar alla Migliore Canzone, non senza dubbi) o lo sketch nel teatro vicino che, per quanto simpatico, lasciava un sapore di visto e rivisto. Si potrebbe parlare del premio per la Migliore Sceneggiatura Originale che va clamorosamente a Scappa - Get Out, dando l'impressione del contentino politically correct. O, ancora, del caso di Una donna fantastica di Sebastian Lelio che vince l'Oscar per il Miglior Film Straniero, con la storia coraggiosa di una donna transgender.

Luca Guadagnino, da sempre ignorato dal cinema italiano, ha stavolta scatenato il nostro istinto patriottico: si porta a casa la statuetta solo per la Miglior Sceneggiatura non Originale a James Ivory che ha totalmente stravolto il libro originale alimentando più di una polemica.

Questa notte, che non può prescindere dai gusti personali, dalla propria sensibilità cinematografica e dal "tifo" che si fa per i propri film preferiti, rimane oggettivamente una delle edizioni più deludenti di sempre. Peccato perchè con un livello così alto di professionalità candidate era lecito aspettarsi di più.

di Alfredo De Vincenzo
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