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Last life in universe: il cinema malese alla ricerca di un’identità nazionale

Cinema orientale: parliamo di Malesia e di due dei suoi registi più significativi, B.S.Rajhans e P. Ramlee

In Malesia il cinema viene indicato con il termine pawagam: questo costrutto deriva dalle parole panggung (teatro), wayang (i burattini tradizionali malesi) e gambar (immagine) e sottolinea l’apporto dato dalla tradizione al cinema. Tuttavia, a causa del colonialismo subito nei secoli, è complesso identificare un genere o un modello di cinema tradizionale in Malesia.

Per la sua posizione strategica, che favoriva il commercio con India e Cina, ha subito una colonizzazione imperante da parte di portoghesi (1511 -1641), olandesi (1641-1795), britannici (1795-1942) e, durante la guerra mondiale, giapponesi; fino all’indipendenza ottenuta nel 1957. La costante migrazione ha tuttavia giocato un ruolo importante nel plasmare continuamente l’identità politica, sociale e culturale della Malesia. Attualmente la popolazione infatti è composta da malesi, cinesi, orang asli (aborigeni nomadi legati alla tradizione ancestrale), indiani tamil e altre etnie più piccole.

Il cinema in Malesia
Arrivato nel 1907, sotto il dominio britannico, la prima industria cinematografica in Malesia viene gestita quasi interamente dalla Cina che fonda qui anche la prima casa di produzione di lingua malese, la Malay Film Production, succursale della cinese Shaw Brother.

Lo stile dominante, però, è quello del cinema indiano, arrivato con la colonizzazione britannica, anche grazie all’introduzione di due testi classici come Mahabharata (da cui verrà tratto un film omonimo nel 1990 diretto dall’inglese Peter Brook) e Ramayana, paragonabili alle occidentali Iliade e Odissea.
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In quest’ottica sono due i film, e i registi, più significativi della storia del cinema malese, seppur per aspetti diversi. Nel 1933 viene girato a Singapore, all’epoca parte della Malesia, il primo film sonoro in lingua malese: Layla Majnun, diretto dall’indiano B.S.Rajhans. Sui manifesti veniva pubblicizzato con frasi come «Incantevoli danze arabe ed egiziane!» o «Meravigliose canzoni in malese classico!».

La storia è un classico poema arabo, a sottolineare l’ibridismo della cultura malese, chiamato Il folle e Layla, che racconta la storia di un amore contrastato che può portare alla follia. Il film non è di grande qualità e, come è stato fino al 1947, gli attori erano di formazione teatrale, cosa che rendeva spesso queste pellicole simili a registrazioni di spettacoli. Tuttavia l’importanza di questo film risiede nel quadro storico-culturale che ha aperto la via a diversi registi, specie negli anni ‘40 con l’invasione di autori filippini e indiani.

L’età d’oro del cinema malese
Negli anni ‘50, considerata la Golden Age del cinema malese, a distinguersi è invece il malese P.Ramlee, nome d’arte indianizzato di Teuku Zakariah Bin Teuku Nyak Puteh. Ramlee era un cantante molto famoso in Malesia e attore di diverse pellicole indiane: scoperta la regia, cambierà il cinema malese.

Semerah Padi rimane a oggi forse il film più importante della Malesia: la storia è quella di due amici, Aduka e Teruna, a cui viene affidata l’amministrazione del villaggio di Semerah Padi. Qui c’è Dara, la figlia del capo del villaggio, innamorata di Aduka ma costretta a sposare Teruna. Durante il fidanzamento Dara verrà rapita da Borek, fratello di un uomo condannato da Teruna e ucciso per aver commesso adulterio. Aduka si metterà sulle tracce di Borek e lo ucciderà salvando Dara. Durante il ritorno al villaggio tuttavia Aduka e Dara non riusciranno a contenere il loro amore commettendo di fatto adulterio.

Semerah Padi, il più famoso film malese
Tutta la pellicola è impregnata di valori islamici, immaginati come fondamentali per l’ordine morale e sociale della Malesia. Sui manifesti del film era possibile leggere «Hukum Zina Dalam Islam!», ossia La legge islamica sull’adulterio. Il film si apre con una voce che parla iniziando «Nel nome di Allah, il più grazioso, il più misericordioso ... Quando l’Islam è diventato religione nuove regole sono state fatte, come indicato nel Corano pieno di saggezza».
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Ma l’importanza del film non risiede solo nella tematica, le cui radici affondano nella cultura e nella religione malese, ma anche nella fattura registica. Sono evidenti le contaminazioni che contraddistinguono il cinema malese: in particolar modo l’influenza del cinema giapponese con citazioni di Akira Kurosawa (la ripresa dei piedi di Aduka che attraversano la foresta ricordano quella del falegname in Rashomon) e Kenji Mizoguchi (l’attacco al villaggio da parte di Borek e dei suoi uomini ricorda l’invasione in Ugetsu Monogatari). Inoltre è chiaro il riferimento a Layla Majnun nella tematica dell’amore contrastato.

Nata e cresciuta come un insieme di tante culture e diverse idee di cinema, la Settima Arte malese ha dagli esordi faticato a svilupparsi con tematiche autonome. Solo negli ultimi anni, una nuova generazione di cineasti malesi sta provando a creare un cinema nazionale privo delle influenze culturali.

di Alfredo De Vincenzo
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