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Marvel e il cinema vol. 1 – Dalle calzamaglie al cinecomic di Bryan Singer

Il trash del primo Uomo Ragno, la concorrenza DC e la nascita del kolossal cinecomic: la storia della Marvel al cinema, dagli esordi agli anni Novanta

È da 10 anni che Marvel sta portando avanti un progetto cinematografico colossale e senza precedenti: con i suoi 18 film all’attivo, tutti interconnessi in un gigantesco universo condiviso, ha influenzato il corso della storia del cinema.

Ha avuto anche il merito di sdoganare i film di supereroi, fare rivalutare lo stereotipo del nerd e trasformare in realtà alcuni sogni adolescenziali a lungo sopiti. Perché ammettiamolo: chi, tra coloro che per anni hanno macinato storie e fumetti, non aveva gli occhi lucidi la prima volta che vide i Vendicatori riuniti sul grande schermo? Quel maledetto carrello circolare di Joss Whedon attorno a Iron Man, Capitan America, Thor, Hulk, Vedova Nera e Occhi di Falco mentre in sottofondo crescono le note di Alan Silvestri.
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Ma se guardiamo al passato, i cinecomics erano film d’infima fattura, bistrattati dalla critica, semplificati all’inverosimile perché destinati a un pubblico di bambini (per le major erano solo i bambini quelli che leggevano i fumetti), rinnegati dai fan e talvolta persino dalle maestranze che ci avevano lavorato. Alla Marvel va riconosciuto (il merito? Il demerito?) di aver saputo valorizzare la controparte cartacea con prodotti di altissimo livello, infarciti di star del firmamento hollywoodiano ed effetti speciali di prim’ordine. Questo però è avvenuto solo negli ultimi 15 anni, ma prima?

Dai Settanta ai Novanta: molti bassi e pochi alti
Negli anni ’70 la Marvel vende i diritti di alcuni personaggi a diversi studi.

Il risultato sono stati prodotti che, rivisti oggi, sarebbe un eufemismo definire trash. È il caso della prima apparizione dell’Uomo Ragno nel 1977 in uno svogliato film con una qualità rasente l’amatoriale, che tradisce in maniera spudorata il materiale d’origine. Nonostante ciò ebbe anche due sequel: L'Uomo Ragno colpisce ancora e L'Uomo Ragno sfida il drago.

Decisamente meglio è andata la serie televisiva de L’incredibile Hulk, con Lou Ferrigno nei panni (strappati) del Golia Verde, ancora oggi ricordato con affetto dai fan. A cavallo tra i ‘70 e gli ‘80 vengono realizzati anche liberi adattamenti di Dr Strange (ripudiato anche da Stan Lee) e Capitan America: oggi su Youtube si trovano video fanmade di qualità superiore a questi prodotti.
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Le cose andavano meglio in casa DC, dove le serie tv ispirate a Batman con Adam West e Wonder Woman con Lynda Carter erano (e sono tutt’ora) incredibili cult. Poi nel 1979 Richard Donner donò al mondo il primo Superman, che divenne subito una pietra angolare per lo standard dei cinecomics. Rivisto oggi, risulta estremamente ingenuo e datato nonostante il cast di prim’ordine (Marlon Brando e Gene Hackman su tutti). Sui relativi tre sequel, invece, è meglio soprassedere.

La Marvel seguita ad arrancare ancora per diversi anni: Howard e il destino del mondo, prodotto da George Lucas all’apice del suo potere cinematografico, è a oggi considerato da molti (ma assolutamente non da chi scrive!) uno dei cinecomics più brutti di sempre. Un destino condiviso con l’adattamento di Punisher, in cui la sola nota positiva resta l’interpretazione di Dolph Lundgren, e un secondo tentativo (meno vacuo del primo) di portare sullo schermo Capitan America. La prima mezz’ora è un concentrato del futuro film del 2011 (origini, scontro con Teschio Rosso e ibernazione in Alaska con risveglio ai giorni nostri) che risulta anche gustosa se approcciato con uno spirito senza pretese. Peccato che il resto della narrazione si perda in una spy-story poco emozionante ed eccessivamente didascalica che ruota attorno al salvataggio del presidente degli Stati Uniti.
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Ma mentre la Casa delle Idee sfornava dozzinali b-movie per la televisione, la DC portava al cinema nel 1989 il Batman di Tim Burton, che conserva un fascino ammaliante anche a 30 anni di distanza. Oltre ad alzare ulteriormente lo standard dei film sui supereroi, Batman dimostra anche che è possibile fare soldi con i cinecomics: è infatti il primo film della storia del cinema a incassare 100 milioni di dollari nei primi dieci giorni di programmazione.

Gli anni Novanta e la fondazione dei Marvel Studios
Nel 1992 Tim Burton realizza un sequel dedicato all'Uomo Pipistrello, una nuova pietra miliare per la DC: porta all’esasperazione la sua estetica dark e mette al centro della storia i cattivi, ritratti come freak emarginati. Danny DeVito è assoluto protagonista della pellicola insieme a una Michelle Pfeiffer vestita di latex nero, mentre il Batman/Bruce Wayne di Michael Keaton appare quasi come una sottotrama marginale.

Nel frattempo in casa Marvel gli accordi stipulati negli anni Ottanta stavano decadendo e i diritti dei personaggi ritornando alla base. Tutti eccetto quelli dei Fantastici Quattro, detenuti dalla tredesca Neue Constantin che pur di non cederli ingaggia Roger Corman per realizzare un film in fretta e furia (soli 20 giorni di produzione). Il risultato non raggiunge mai le sale cinematografiche, ma è facilmente reperibile online ed è Corman allo stato puro!

Ritornati in possesso della maggior parte dei diritti, la Casa delle Idee fonda nel 1993 i Marvel Studios che hanno il compito di stipulare una nuova serie di accordi con Columbia Pictures e 20th Century Fox, concedendo loro le licenze di sfruttamento di alcuni personaggi.

Durante i ‘90 anche le produzioni DC calano vertiginosamente di qualità quando il franchise di Batman passa nelle mani di Joel Schumacher: la sua estetica fluo-tamarra e le storyline elementari rappresentano un grande passo indietro rispetto al dittico burtoniano. E se Batman Forever raggiunge una sufficienza striminzita grazie all’Enigmista di Jim Carrey, in Batman & Robin non vi è davvero nulla di buono. Come direbbe Christian DeSica, è una cafonata. E nemmeno divertente!

Con l’avvicinarsi del nuovo millennio però due produzioni targate Marvel portano nuova linfa vitale al genere: prima Blade (personaggio marginale che molti ignoravano persino fosse tratto da un fumetto) e poi X-Men. Con il suo film sui mutanti, Bryan Singer dimostra che è possibile portare sullo schermo una produzione che renda giustizia al materiale d’origine, accontentando sia la critica sia il pubblico. E soprattutto i fan, nonostante qualche piccolo tradimento («Preferivi una calzamaglia gialla?» ironizza a un certo punto Ciclope).

Grazie al sapiente approccio di Singer, X-Men è a oggi la vera chiave di volta che ha permesso l’inizio dello sdoganamento del genere, facendolo uscire dai ghetti in cui per decenni era stato relegato e spianando la strada all’ascesa dell’Universo Cinematografico Marvel.

di Marco Filipazzi
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