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Kill Bill: Volume 1 Approfondimento


Kill Bill: Volume 1 Approfondimento

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Kill Bill e Lady Snowblood: il citazionismo di Quentin Tarantino tra Oriente e Occidente

Parliamo degli omaggi di Quentin al suo cinema preferito, iniziando da un cult giapponese: Lady Snowblood di Toshya Fujita

Nel 2003, quando mio padre mi ha portato al cinema a vedere Kill Bill: Volume 1, per me è stato come aprire un vaso di Pandora: la scoperta di un mondo cinematografico che fino ad allora ignoravo. Sangue zampillante, braccia mozzate, il costume giallo di Bruce Lee in L'ultimo combattimento di Chen, una Gogo Yubari (Chiaki Kuriyama) di cui mi sono innamorato, la Lucy Liu del remake di Charlie’s Angels. E poi Quentin Tarantino, che ricordavo protagonista psicopatico in Dal Tramonto all’alba.

Il film è riuscito a sconvolgermi. Totalmente.

Con mio padre facevamo un gioco: riuscire a trovare tutti i riferimenti ad altri film che il buon Quentin inseriva nelle sue pellicole. E dopo aver visto Lady Snowblood, film del 1973 di Toshya Fujita, non è stato difficile capire perché questo film venga considerato da chiunque la maggiore ispirazione di Quentin Tarantino per Kill Bill.
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Chi è Toshya Fujita? Regista nipponico, si era sempre occupato di film generazionali con protagonisti giovani in fuga dalla società (come nella serie Alleycat Rock o nel film Did the Red Bird Escape?); la sua parentesi nel genere Pinku Eiga, ossia il soft porno giapponese, sarà l'esperienza cinematografica per cui verrà maggiormente ricordato in Oriente. Nel 1973 decide, quasi inspiegabilmente, di realizzare un film che si discosta totalmente dalla sua produzione, ispirato a un manga di Kazuo Koike, disegnato da Kazou Kamimura nel 1972.

Donne, spose e vendette
Lady Snowblood e Kill Bill si assomigliano in maniera incredibile, pur vivendo una sottocultura totalmente differente. Entrambi i film condividono il tema della vendetta femminile, particolarmente caro al cinema giapponese. Già mentre scorrono i titoli di testa, si avverte una strana sensazione di déjà vu: è dovuta alla canzone The Flower of Carnage di Meiko Kaji, protagonista del film di Toshya Fujita: il brano è lo stesso che si sente durante il combattimento tra O-Ren Ishii (Lucy Liu) e la Sposa (Uma Thurman) in Kill Bill: Volume 1.

La storia di Lady Snowblood si sviluppa attorno a Yuki, partorita in prigione e definita dalla madre «bambina degli inferi». Yuki sembra infatti essere predisposta, se non addirittura nata, per la vendetta: e la storia scorre veloce, sanguinosamente zampillante, fino alla rivalsa della fanciulla sui carnefici del padre.
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Se Kill Bill: Volume 1 e Kill Bill: Volume 2 sono stati uno shock a inizio anni Duemila, specie dal punto di vista estetico, provate a immaginare che tipo di reazione possa aver provocato Lady Snowblood del 1973. Nel film di Toshya Fujita, quando una delle vittime di Yuki, morente, le chiede chi lei sia, la protagonista risponde: «Vendetta, per tutte quelle persone che soffrono a causa vostra»; a sottolineare lo stato di decadenza etica che caratterizzava il Giappone del periodo Tokugawa (1600) e quello che vive il regista stesso, a partire dagli anni ’60.

In Kill Bill: Volume 1 la sposa, alla sua prima vittima Vernita (Vivica A. Fox) dice «Sono la pietà, la compassione e il perdono che mi mancano, non la razionalità». Il piano linguistico tra i due film, va detto, è molto differente. Ma se l’aspetto culturale del film di Toshya Fujita non si riflette nel cult di Quentin Tarantino, dal punto di vista estetico è tutta un’altra cosa.

Tarantino ama, Tarantino copia
Lady Snowblood si caratterizza per la suddivisione in quattro capitoli (La vendetta lega amore e odio; Bambole piangenti di bambù degli inferi; Ombrello di sangue, cuore di fiori; La casa delle gioie, l'ultimo inferno), mentre Kill Bill, nel suo complesso, è costituito da dieci capitoli. Questa scelta stilistica evoca piuttosto esplicitamente l’idea della messinscena teatrale tradizionale, il kabuki, finalizzata a rendere la vendetta di Yuki meno personale e più universale: la protagonista diventa congiunzione tra la tradizione giapponese e il Nuovo Giappone in accordi commerciali e militari con gli Stati Uniti.

Nel film di Quentin Tarantino O-Ren Ishii sembra un po’ la reincarnazione di Yuki nella contemporaneità. Entrambi i personaggi condividono l’assassinio dei genitori e la conseguente vendetta, oltre che il kimono bianco: hanno in comune un percorso di rivalsa che si muove tra un classico Jidai-geki e un più moderno film sulla Yakuza di Fukasaku (Lotta senza codice d’onore, 1973).
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Ricordate il combattimento tra La sposa e O-Ren Ishii durante una nevicata, mentre si sente la sopracitata The Flower of Carnage? Bene, accade la stessa e identica cosa in Lady Snowblood, con Yuki pronta a uccidere uno dei carnefici del padre. Cercate su Google Immagini per credere. O vedete il film che è meglio.

E ancora, la sequenza in cui il passato di Yuki viene mostrato attraverso dei disegni: Tarantino fa sua questa idea, rendendola sullo schermo attraverso un'animazione tipicamente giapponese. La presentazione degli assassini attraverso un fermo immagine con il loro nome scritto sullo schermo. Gli zampilli di sangue che esplodono come geyser. Sono davvero molte le citazioni, sembrerebbe quasi un plagio. E probabilmente lo sarebbe se non parlassimo di Quentin Tarantino.

di Alfredo De Vincenzo
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