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«Il mio compito è regalare emozioni»: intervista al regista Roberto D'Antona

Attore, sceneggiatore, regista e produttore: abbiamo fatto due chiacchiere con Roberto D'Antona, presto di nuovo in sala con Fino All’Inferno

Roberto D’Antona è un giovane attore, sceneggiatore, regista e produttore italiano. Talentuoso ed eclettico, in pochi anni si è fatto notare collezionando cult di nicchia e riconoscimenti internazionali. L’interpretazione del folle sadomasochista nell’action-pulp Insane ha sbancato ad Hollywood vincendo come Best Supporting Actor agli American Movie Awards del 2015. La prima regia con Dylan Dog: Il Trillo Del Diavolo, gli è valsa la vittoria del Miglior Fan Film al Cartoomics Fan Film Festival 2013 a Milano.

È anche sceneggiatore, attore e protagonista del ghost-movie Haunted, conosciuto in Europa come American Poltergeist 7, protagonista della pluripremiata serie televisiva The Reaping (2016) e nel 2017 scrive dirige e interpreta l’inquietante horror soprannaturale The Wicked Gift (in vendita in DVD e BluRay dal 30 agosto per la CG Entertainment).

Il suo nuovo lavoro Fino All’Inferno sarà nella sale italiane il 2 agosto ed è attesissimo dagli amanti dell'adrenalina e del brivido.
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La tua è una famiglia di artisti: uno dei tuoi fratelli, Eros D’Antona, è regista (con lui hai girato il corto Ora Pro Nobis). È vero che hai iniziato a girare cortometraggi a 11 anni?
È proprio vero e mia madre conserva ancora la videocamera con cui lo girai. Era una videocamera che registrava su cassetta, chiesi a mia madre il permesso di poterla utilizzare per poter girare un cortometraggio horror con i miei amici dell’epoca e lei mi diede il consenso facendomi utilizzare quella vecchia e tanto cara Sony. Girai un corto horror, ma a distanza di anni, non ho ancora ben capito se avessi girato un horror o se il corto è terrificante di suo per il risultato ottenuto (ride).

Per quanto riguarda la mia famiglia, confermo. Difatti mia madre, Paola Laneve, è un membro attivo ancora oggi nell’azienda che io e Annamaria Lorusso abbiamo fondato nel 2016, in veste di produttrice e make up-artist; assieme a lei anche mio fratello Alex D’Antona in veste di executive e assistente alla regia. Mio fratello Eros invece, è un regista e produttore e fondatore della Funny Dreamers e mio fratello Mirko è un attore. Mio padre, Mario D’Antona, collabora nelle produzioni di mio fratello.

Per l’interpretazione di Condom, lo psicopatico di Insane, sei stato definito il nuovo Jim Carrey italiano. Sei più a tuo agio davanti o dietro la macchina da presa?
Direi in entrambi i ruoli, ma ammetto che non potrei mai fare a meno della recitazione. Amo recitare e amo dirigere allo stesso modo, però il mio primo grande amore è stato quello per la recitazione, nato vedendo Grosso Guaio a Chinatown e The Mask. Come si suol dire: il primo amore non si scorda mai, giusto? Comunque il mio compito è quello di regalare emozioni allo spettatore ed è un dato di fatto che l’attore non possa fare a meno del regista e viceversa, per trasmettere emozioni.
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Ammetto di essere un regista molto severo e lo sono soprattutto con me stesso visto che ricopro anche il ruolo di attore. Circa il genere, credo che un bravo attore debba essere versatile e debba essere capace di riuscire a passare da un genere e da un personaggio all’altro. Per quanto mi riguarda, non sono un attore con l’aspetto da belloccio e non ho il fisico di Schwarzenegger, quindi il mio compito è quello di diventare qualcun'altro e dare il massimo per essere credibile. E posso essere sincero? Questa cosa mi diverte un sacco.

Quando interpretai Condom, mi paragonarono al mio idolo e provai un’emozione indescrivibile poiché significava che avevo fatto un buon lavoro e che ero stato credibile. Spero di riuscire ad essere sempre all’altezza in entrambi i ruoli, augurandomi di non deludere mai. Io ce la metterò tutta e ci metterò sempre tanto amore.

Difficile incasellare i tuoi lavori in un solo genere: sono contaminazioni tra azione e paura, che non tralasciano un pizzico di ironia ed avventura, che ricorda molto i film degli anni 80 (John Carpenter e Sam Raimi). Vuoi spaventare o divertire?
Hai citato i miei Dei, i miei miti e sono onorato di sapere che l’elogio a quel meraviglioso cinema anni ‘80 si noti all’interno dei miei film. Credo che la maggior parte delle persone al mondo siano legate a tanti film prodotti in quegli anni rispetto a quelli più recenti. Il trucco era quello di “mischiare i generi” ed è quello che io voglio fare con i miei film di puro intrattenimento.
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Il mio compito è far trascorrere due ore spensierate allo spettatore e in queste due ore, io non voglio solo spaventarlo o farlo ridere: io voglio spaventarlo e farlo ridere e trasmettergli quante più emozioni possibili. Inoltre la mia carriera attoriale è iniziata come comico teatrale e cabarettista, perciò l’ironia ci sarà sempre, in ogni mio film presente e futuro.

Da dove trai ispirazione per scrivere i tuoi film?
Dipende, il più delle volte dalle mie paure e/o desideri associandoli ad eventi vissuti e/o di cui ho sentito parlare nel mondo reale, o almeno fino adesso è stato così. Per esempio, The Wicked Gift parla delle mie più grandi paure. Fino all’Inferno è un sogno diventato realtà, un film che elogia il cinema con cui sono cresciuto. E il mio prossimo film, The Last Heroes: Gli Ultimi Eroi, sarà un horror/fantasy nato da un corto che io e Annamaria abbiamo scritto a gennaio 2015 e che richiamerà grandi cult come Ghostbusters, It e Monster Squad, quindi potrei dire che un altro sogno prenderà vita.

C'è qualche particolare aneddoto accaduto sul set del tuo ultimo film, Fino All'Inferno, che ci vuoi raccontare (senza anticiparci troppo della storia)?
Ne sono successe tante sul set di Fino All'Inferno! Per esempio abbiamo lavorato per 72 ore consecutive con soltanto 4 ore di sonno in totale per quanto mi riguarda, con due viaggi A/R fino ai confini con la Svizzera con tanto di riprese di una sparatoria molto complessa in una location molto particolare.

Un’altra volta abbiamo raggiunto il set alle 3:00 del pomeriggio e lo abbiamo lasciato il mattino dopo alle 8:00 dopo una scena dannatamente difficile, per poi andare in Hotel dove abbiamo divorato letteralmente tutto ciò che era disponibile per la colazione per poi tornare a girare.
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Ci sono state anche tante altre situazioni esilaranti e molto simpatiche che sono accadute sul set. Ad esempio le vecchiette che si fermavano a guardare spaventate all’esterno della farmacia (nonostante ci fossero gli avvisi) mentre mettevamo in scena una finta rapina. O vedere gli attori girare in mutande con 6 gradi; oppure girare una scena all’interno della Fabbrica della Birra Medioevo’s e non ci eravamo accorti che la Lorusso, a furia di bere birra, era diventata un tantino brilla e non smetteva di ridere.

Una volta, mentre parlavo con la pistola in mano, mi è sfuggito un colpo a salve proprio in direzione del microfono rischiando di far diventare sorda la povera Aurora Rochez. Un'altra volta quando eravamo in Hotel, c’erano gli ospiti che passavano per andare nelle loro stanze e si ritrovavano spesso davanti la troupe e gli attori in situazioni bizzarre e demenziali e, infine, non sono mancate anche situazioni drammatiche, come quella di vedere davanti ai propri occhi uno dei droni del set spegnersi mentre era in volo e cadere nel fiume. Il corpo non è mai stato ritrovato. (ride) Insomma, non ci siamo fatti mancare proprio nulla.

di Emanuela Di Matteo
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