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Notte Horror Story: da Soavi a Fulci, il meglio del cinema italiano dell'orrore

Amityville Possession, Dellamorte Dellamore, 7 note in nero: prima che la critica rivalutasse il cinema italiano di genere, Notte Horror lo faceva scoprire in tv

Rassegna estiva horror per eccellenza, Notte Horror ha riempito il palinsesto di Italia 1 per oltre un ventennio, alternando classici del cinema dell’orrore, cult e saghe più o meno riuscite. Ma ha avuto anche un occhio di riguardo per il cinema di casa nostra, proponendo titoli che si discostano molto dai capisaldi del genere made-in-Italy.

La scelta dei film mandati in onda è ancora più sorprendente se si considera che il periodo di cui parliamo coincide con il momento in cui la critica ancora sbeffeggiava la nostra cinematografia di genere. Ben prima che un regista di Knoxville venisse al Festival di Venezia a dirci «Guardate che i vostri registi del passato erano dei geni e mi hanno influenzato moltissimo!».
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Prima che la nostra critica rivalutasse cineasti che per un’intera carriera erano stati stroncati, perché il loro cinema non era d’autore ma “solamente” popolare nella maniera più genuina del termine, Notte Horror li trasmetteva in tv. Contribuendo a fare conoscere al pubblico non solo Dario Argento, ma anche suoi illustri colleghi come Umberto Lenzi, Claudio Fragasso e il monumentale Lucio Fulci.

Case infestate e foreste amazzoniche
Il filone delle case maledette era parecchio in voga negli anni ’70 e ’80 grazie al successo di film come Amityville Horror e La Casa.

Molte produzioni italiane hanno cercato di sfruttare la scia di queste pellicole e negli anni Notte Horror ne ha programmate due. Amityville Possession di Damiano Damiani si pone come prequel di Amityville Horror, ispirandosi al reale fatto di cronaca del 1974 in cui la famiglia DeFeo fu sterminata in casa propria.

La casa 5 di Clyde Anderson (pseudonimo di Claudio Fragasso) si colloca sulla scia di quelle pellicole apocrife – tutte rigorosamente italiane – che mirano a sfruttare il successo della saga di Sam Raimi. Tra presenze, porte dell’inferno e creature demoniache il film però risulta abbastanza anonimo; un acozzaglia di situazioni già viste.
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La Chiesa di Michele Soavi, scritto e prodotto da Dario Argento, costituisce una variazione sul tema: a essere infestata non è una casa, ma una cattedrale. Streghe, cavalieri templari e folklore dell’est Europa si aggiungono a un comparto visivo eccellente (ottime le creature a opera di Sergio Stivaletti), facendone un film davvero suggestivo.

Un altro filone del cinema nostrano, che ha trovato fugaci spazi all’interno del palinsesto di Italia 1, è stato quello cannibalico. Nel 2001 vanno in onda due autentiche pietre miliari di questo sottogenere estremo prettamente italiano, entrambe dirette da Umberto Lenzi: Mangiati vivi e Cannibal ferox. Quest’ultimo è forse l’esponente più spettacolare del filone grazie a ottimi effetti pratici - un cranio scoperchiato in diretta e una donna sollevata con dei ganci conficcati nei seni - conditi da una morale che molto deve al più illustre esponente Cannibal Holocaust.

L'Indagatore dell'Incubo
Nel 1994 Michele Soavi dirige quello che può essere considerato l’ultimo horror italiano prima del lungo oblio del genere, dal quale ci stiamo solo in tempi recenti risvegliando. Il film si basa su un romanzo di Tiziano Sclavi (il creatore di Dylan Dog) rimasto inedito per 8 anni: a interpretare il protagonista viene chiamato Rupert Everett, sulla cui fisicità è stata modellata proprio quella dell’Indagatore dell’Incubo.

Forse per questo, forse gli innumerevoli dettagli (il maggiolone bianco, la pistola modello Bodeo, la camicia bianca sotto la giacca nera – ora la camicia di Dylan è rossa, ma sulle copertine dei primi volumi era bianca – ma anche l’equilibrio della narrazione sospesa tra orrore, eros e humor nero) il pubblico si aspettava un film su Dylan Dog.
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Dellamorte Dellamore invece è tutt’altro: una visione onirica contaminata da incubi, in cui il sentimento portante è senza dubbio l’amore (quello puro e senza compromessi) spezzato a più riprese dalle violente incursioni della morte. Se proprio si vuole cercare un accostamento con Dylan Dog si può dire che il film sia una versione più grezza, ruvida e a tratti enigmatica rispetto alla sua controparte cartacea. Notte Horror ha mandato in onda un documentario sulla produzione del film mentre erano in corso le riprese, per poi proporre Dellamorte Dellamore nel 1996 (prima visione TV) e anche l’anno successivo.

Il Terrorista dei Generi
Uno dei registi più maltrattati, criticati, sottovalutati, ma soprattutto (per anni) dimenticati del nostro cinema è senza dubbio Lucio Fulci. Dopo essersi fatto le ossa accanto a mostri sacri come Alberto Sordi e Ettore Scola esordisce dietro la macchina da presa: in trent’anni di carriera, ha preso parte a più di 100 produzioni, spaziando dalla commedia ai musicarelli, da Totò alla scoperta del duo siciliano Franco e Ciccio.

Dal dramma in costume ai film per ragazzi, dal western al poliziesco, dal giallo al thriller sino all’horror e allo splatter più cruento. Una carriera che gli è valsa soprannomi come Terrorista dei generi, Poète du macabre, Godfather of Gore. Ma è soprattutto per i suoi film più macabri e violenti che Fulci è ricordato nel mondo.
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Il primo film di Lucio Fulci programmato da Notte Horror nel 1998 è probabilmente anche il suo capolavoro E tu vivrai nel terrore - L'Aldilà. Durante i lavori di ristrutturazione di un hotel in Louisiana una delle sette porte dell’Inferno si spalanca, liberando ogni sorta di male e atrocità. Il film è anarchia allo stato puro: un collage di efferati omicidi, morti viventi, occhi divelti, sino a sconfinare in una dimensione onirica e quasi lovecraftiana. Pellicola imprescindibile per gli amanti dell’horror più crudo.

Nel 2001 va in onda MDC – Maschera di cera, film del 1997 che avrebbe dovuto sancire il ritorno al lavoro di Fulci dopo un lungo periodo di malattie. Dopo anni di dissapori, Dario Argento si offre di produrre questo film; Fulci riscrive la sceneggiatura e inizia la pre-produzione insieme all’effettiista Sergio Stivaletti, ma a pochi giorni dal primo ciak Lucio muore di diabete. La regia passa quindi proprio nelle mani di Stivaletti (al suo debutto dietro la macchina da presa) ed è forse per questo che la storia e i personaggi appaiono un po’ grezzi, anche se la messa in scena e gli effetti visivi sono da manuale.

Infine, nel corso di Notte Horror 2007 (quindi post-rivalutazione di Fulci da parte della critica generalista) vanno in onda due dei suoi migliori thriller, entrambi in bilico tra il giallo e il paranormale. Il primo è Una lucertola con la pelle di donna, storia di una donna perseguitata da uno strano incubo, la cui vita cambia quando scopre che il sogno è premonitore di un omicidio di cui lei diverrà la principale indiziata. Il secondo è Sette note in nero, anch’esso incentrato su una donna sensitiva che da piccola ha avuto la visione della morte della madre e ora seguita ad avere incubi su una donna murata viva.

Gli ultimi 15 minuti del film sono una macchina a orologeria potentissima, che riesce a sorprendere lo spettatore anche a più di 40 dalla sua uscita. Il segno indelebile di quanto Lucio Fulci, per anni, sia stato ingiustamente ignorato nel suo paese.

di Marco Filipazzi
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