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Creature strane e misteriose: le donne di Lars von Trier

Certa critica lo ha definito misogino... ma siamo sicuri che Von Trier odi le donne? Questo viaggio tra le sue protagoniste femminili ci dice molto di più del rapporto tra Lars e le donne

Il rapporto di Lars Von Trier con il mondo femminile è complicato. Etichettato dalla critica come misogino e misantropo, se grattiamo la superficie scopriamo di più: un sostrato profondo e molto più complesso di così.

In tutta la filmografia del regista le protagoniste sono donne. Donne sole, che devono scontrarsi con il mondo intero. Creature che rasentano il paranormale, definite, citando Dogville «Unusual and mysterious creature».

Sono creature indecifrabili, fragili, ma allo stesso tempo più forti degli uomini.

Portano scompiglio nella vita tranquilla dei personaggi maschili. Sembrano essere state mandate sulla terra per prendersi il peso delle colpe degli uomini, ai quali danno tutte loro stesse… fino alla delusione. Che sfocia sempre nella vendetta della donna e che le permette così di mostrare la sua vera natura.
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Una natura sadica e maligna che addirittura in Antichrist si rivela satanica, strettamente legata alla Natura, alla quale la donna nella filmografia di Lars Von Trier viene spesso associata. Una Natura oscura e ostile, ovviamente.

Ma la natura è anche l'unico luogo dove la donna si sente a suo agio e ritrova se stessa. Dall'isolamento nei boschi di Dancer in the dark alla foresta di Antichrist: in quest’ultimo, in particolare, lo scenario è all'inizio fonte di fobie, ma man mano che la trama si sviluppa diviene parte integrante dell’anima diabolica della protagonista.

Nel duetto Nymphomaniac - Volume 1 e Nymphomaniac - Volume 2 il ruolo della natura è più strettamente legato ai ricordo dell'infanzia e il bosco è il luogo dove Joe passa il tempo con il padre, primo vero amore della protagonista e prima relazione con il sesso maschile; sempre nel bosco avviene la scoperta con il sesso, tramite il primo orgasmo avuto durante la visione di Messalina e della Meretrice di Babilonia, profetizzata nell'Apocalisse.
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In tutti questi casi si tratta di un legame complesso e attrattivo. Legame che ha il suo exploit in Melancholia, dove Justine (alter-go di Von Trier) diviene parte integrante della Natura e di notte si da completamente a lei, come in un sabba solitario e candido.

Lars Von Trier non considera le sue donne semplici protagoniste: in quache caso le tratta come veri e propri alter-ego. Vede nel femminile aspetti del suo subconscio che vorrebbe controllare senza riuscirci. È evidente quindi come ne sia attratto, ma allo stesso tempo impaurito.

Questo sentimento dà vita a personaggi femminili inquieti, afflitti dalle proprie pulsioni e da un senso di colpa, per lo più di origine religiosa, che porta a infliggersi la negazione del piacere, sia esso fisica o mentale. Come possiamo vedere in tutto lo sviluppo della trama di Antichrist, fino al finale splatter, fisico e definitivo della protagonista.
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Anche in Dogville Grace si concede con il corpo alla bestialità del paese, ma religiosamente preserva il momento di gioia con l'amato; a causa del senso di colpa nei suoi confronti si priva del piacere di poter far l'amore con lui, trasformando così il sesso in punizione. Più esplicitamente, tra Nymphomaniac - Volume 1 e Nymphomaniac - Volume 2, Joe cerca continuamente il piacere fino a perderne la capacità e pur di riaverlo e ritrovarlo si punisce fino a distruggere il suo corpo.

Pochi registi sono stati in grado, come Lars Von Trier, di regalarci personaggi femminili così profondi. Una profondità che trova la sua concretezza sin dai tempi di Dancer in the Dark, dove Selma riesce tramite la sua immaginazione e fantasia, a rendere una vita altrimenti triste e senza appagamento, divertente e colorata. Il subconscio della donna è qualcosa di meraviglioso e pericoloso, che Von Trier indaga con cautela e meraviglia. E sofferenza, certo.

Perché senza il dolore le vicende di questi personaggi complessi non sarebbero tali. Tutte le donne di Lars Von Trier soffrono e tutte hanno sofferto: Von Trier usa il dolore come arma creativa sulle sue protagoniste, spingendole al limite e portandole all'esasperazione. Sottoponendole, però, costantemente a un processo di trasformazione da vittime a carnefici.

di Samantha Ruboni
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