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James Gunn vs Disney: chi si salva nella guerra dei tweet

La polemica che ha acceso l'estate 2018, soprattutto quella dei fan di Guardiani della Galassia: ecco cosa c'è dietro il licenziamento di James Gunn da parte di Disney

Il 25 giugno James Gunn termina lo script di Guardiani della Galassia vol 3. Il 20 luglio viene licenziato in tronco a causa di alcuni tweet (risalenti a 8/10 anni prima) che, a detta del presidente dei Walt Disney Studios, «sono indifendibili e incoerenti con i nostri valori».

Ma sono davvero sufficienti alcune frasi scritte in tempi non sospetti su di un social network per azzerare un rapporto più che redditizio? Davvero la Disney non sapeva chi fosse James Gunn quando lo ha preso sotto la sua ala? E soprattutto, dov’è finita la libertà d’espressione?

Chi è James Gunn
Quando al ComicCon 2012 la Marvel ha annuncia che Guardiani della Galassia sarebbe stato diretto da James Gunn, la scelta ha destato qualche perplessità: non era proprio il tipico regista di blockbuster o film per famiglie.

Il suo esordio avviene nel 1996 come sceneggiatore per la Troma di Lloyd Kaufman, dove per cinque anni James si è fatto le ossa non solo come scrittore, ma anche come regista, attore e produttore. La Troma Entertainment è una casa di produzione indipendente di film a basso costo a base di splatter, violenza, nudità e oscenità assortite. Il tutto colorito da un linguaggio scurrile e battute politicamente scorrette.
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James Gunn è artisticamente cresciuto come un punk, prendendo parte alle produzioni di Tromeo & Juliet, Terror Firmer, Citizen Toxie: The Toxic Avenger IV in cui:

- Un ragazzo viene evirato a colpi di pistola;
- Un killer aggredisce una donna incinta, la picchia e le strappa a mani nude il feto dalla pancia;
- Un gruppo di teppisti entra in una scuola di ragazzi disabili e fa una strage.

Successivamente Gunn collabora alla sceneggiatura de I tredici spettri e scrive L’alba dei morti viventi di Zack Snyder, mentre parallelamente cerca di vendersi al mainstream con i live-action di Scooby Doo.

Nel 2006 dirige Slither, omaggio ai body-horror anni ’80 in cui delle lumache aliene infestano una cittadina, trasformando gli abitanti in orrendi ibridi.

Nel 2009 scrive, interpreta e dirige PG Porn, una serie in cui rigira alcuni celebri film porno senza scene di sesso; nel 2010 porta sul grande schermo Super, declinazione dei cinecomics in una cruda realtà, disperata e violenta.

I tweet della discordia
Tra il 2009 e il 2011 James Gunn è un’ottima maestranza del cinema di genere, ma ghettizzato tra mostri e violenza (delle 20 sceneggiature che ha scritto solo i due Scooby Doo sono prodotti per famiglie). Eclettico, punk, ribelle e sicuramente provocatorio.
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È l’alba dei social network e Gunn, un po’ per gioco, un po’ per farsi notare, scrive queste battutacce di dubbio gusto su pedofilia, stupri, AIDS e altri argomenti poco disneyani, ma perfettamente in linea con lo spirito Troma.

Il mondo non ci fa caso, gli anni passano. James Gunn inizia a lavorare per la Disney e nel novembre 2016 Donald Trump diventa il 45° presidente degli Stati Uniti d’America. Come molte altre star, anche Gunn inizia a far sentire la propria voce contro l’insediamento del presidente repubblicano, ovvero la destra conservatrice, ma forse (anche in questo caso) si spinge troppo oltre perché Trump arriva a bloccare l’account Twitter del regista pur di non leggere più le sue indignazioni.

Ora che abbiamo il quadro generale, sappiamo chi è e da dove viene James Gunn. Sappiamo in che circostanze ha scritto quelle frasi e sappiamo che idee politiche ha. Manca solo una domanda a cui rispondere: chi ha disseppellito dei tweet di dieci anni fa?

Lo scandalo Pizzagate
A riesumare i tweet di Gunn sono stati Mike Cernovich e Jack Posobiec. Entrambi scrittori, teoristi del complotto, “internet-troll” (definizione di wikipedia), attivisti pro-Trump durante le elezioni e difensori del Diritto Alternativo ovvero un gruppo di estrema Destra che sotto la sua ala raccoglie suprematisti, nazionalisti bianchi, neonazisti, neofascisti, neoconfederati e negazionisti dell'Olocausto.
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I due erano collegati ad alcune fake-news circolate durante la campagna elettorale, mirate a screditare Hillary Clinton. Il Pizzagate vedeva la candidata democratica e altri membri del suo partito coinvolti in un giro di prostituzione minorile e satanismo. Il gruppo si ritrovava alla pizzeria Comet Ping Pong di Washington DC, tenendo riunioni segrete in cui abusavano (e a volte sacrificavano) bambini.

Sembra una storia incredibile, eppure qualcuno l’ha presa sul serio: ha guidato per 360 miglia, dal North Carolina alla capitale, è entrato nel Comet Ping Pong e ha preso in ostaggio i clienti per quasi un’ora, fortunatamente senza ferire o uccidere nessuno. Ma questa è un’altra storia.

Cernovich, Posobiec e gli altri membri del Diritto Alternativo sono anche sostenitoori della libertà di parola: chiunque può esprimere, come meglio crede, il proprio pensiero su qualsiasi argomento. Etnie, stupri, disabili, genocidio di ebrei e armeni. Nei tweet di Mike Cernovich nessun argomento è condannabile, tranne la pedofilia: tant’è che su Twitter, Cernovich incalza James Gunn con frasi tipo «I love tasteless jokes and gallows humor. That’s not what he did».
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Ma le parole sono un conto, far licenziare qualcuno per un tweet è un altro. Cernovich e Posobiec infatti decidono di passare all’azione dopo la presa di posizione di numerose stelle hollywoodiane contro il presidente Trump. Quale modo migliore per screditare lo star system se non infangare la loro immagine pubblica gettando in pasto alle masse i loro scheletri nell’armadio? Gunn ha le sue colpe, ma il suo licenziamento non ha fatto altro che rafforzare un potere bigotto purtroppo sempre più imperante nell’era dei social network.

Ipocrisia made-in-Disney
James Gunn non è il solo autore a essere stato colpito. Dan Harmon (co-creatore della serie Rick & Morty) è finito sotto i riflettori per un video del 2009 in cui “abusa” di una bambola in una parodia della serie Dexter. Al momento però la Adult Swim, casa di produzione per cui lavora Harmon, non si è ancora espressa in merito alla vicenda.

Ma il caso più eclatante è quello di Victor Salva. Nel 1989, durante le riprese del suo primo lungometraggio Clownhouse, viene accusato di aver molestato un minore (Nathan Forrest Winters, il dodicenne protagonista del film) e aver filmato tali incontri. Dichiarato colpevole, è condannato a tre anni di carcere.

Nel 1995, dopo essere tornato in libertà, la Disney produce il suo terzo film, Powder - Un incontro straordinario con un altro essere, il che porta molti giornalisti a interrogarsi sul perché la casa di Topolino abbia sovvenzionato un molestatore condannato.

Di tutta risposta la casa di produzione finanzia Salva anche per il lungometraggio successivo, Rites of passage, del 1999. Non è incredibile come in un ventennio Disney sia passata dal produrre film di autori condannati per molestie a licenziare un regista per aver fatto dell’ironia dieci anni prima?

di Marco Filipazzi
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