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Titanic: perché dopo 20 anni James Cameron è ancora il re del mondo

Analizziamo i temi, lo stile e la Titanic-mania: dal 1998 a oggi, ecco perché il kolossal di Cameron è ancora un cult

Vent’anni è il traguardo minimo per sancire se un film riesce effettivamente a funzionare oltre il proprio tempo. Molti sono stati sensazionali successi ma poi, a distanza anche solo di pochi anni, sono scivolati nel dimenticatoio. Dei fuochi di paglia, utili a ingrossare le tasche dei produttori, ma lungi da lasciare un segno nel cinema.

Sono i popcorn movie, pellicole usa-e-getta che in realtà sono la maggior parte di ciò che giunge in sala. Oppure, ragionando per opposti, quanti film hanno floppato al botteghino solo perché erano grandi precursori del loro tempo e il pubblico di allora non è stato in grado di capirli? Queste pellicole hanno vissuto poi una “rivalutazione” negli anni, consacrandoli a cult assoluti.
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Infine ci sono le conferme.

Film che sono stati acclamati al loro tempo e che, a distanza di dieci, venti, cinquant’anni restano dei capolavori inarrivabili. Film più unici che rari, di cui fa parte anche Titanic. A distanza di 20 anni siamo finalmente in grado di fare un ragionamento metacinematografico analizzando i due temi principali del film: l’ossessione e i ricordi.

L'ossessione di Cameron
Il film si apre con Brock Lovett, cacciatore di tesori interpretato da un biondo Bill Paxton, alla disperata ricerca di un diamante leggendario, il Cuore dell’Oceano, che si presume essere affondato con il famoso transatlantico quella maledetta notte del 14 aprile 1912.

Brock ha già investito tre anni della sua vita in questa missione e quando finalmente crede di avercela fatta (il recupero della cassaforte nella scena d’apertura del film) si ritrova solo con il ritratto di una ragazza tra le mani. Il personaggio di Lovett potrebbe sembrare una semplice miccia per innescare la vera storia del film, ma in realtà è una figura cruciale perché incarnazione stessa di James Cameron (non a caso è interpretato da Paxton, amico del regista e qui alla quarta collaborazione su sette film).
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L’ossessione di Cameron per Titanic si accende nel 1985, anno del ritrovamento del relitto della nave: da subito gli pare un’ottima idea trasformare quella storia in un film. Da un certo punto di vista la sua intera carriera è stata una sorta di prova generale per arrivare a Titanic. Non è un caso che The Abyss parli di una spedizione di soccorso sottomarina e che sia uscito nel periodo in cui Cameron iniziava già ad abbozzare sceneggiature sulla storia di una nave affondata.

E forse non lo è nemmeno quello di True Lies, in cui il regista innesta elementi da commedia romantica sul più classico dei canovacci action. Perché mentre James Cameron porta sullo schermo questi film, non smette mai di documentarsi sul più famoso transatlantico della storia, approfondendo ogni sfaccettatura della vicenda storica per poterla sfruttare nella sceneggiatura che sta scrivendo.

Questa sua attenzione maniacale per i particolari negli anni gli ha procurato la nomea di regista difficile e ossessivo. Anche dopo che la pellicola è uscita nelle sale, diventando il maggior incasso della storia del cinema (verrà superato 15 anni dopo da un altro suo film) e aggiudicandosi 11 Oscar, Cameron non smette di ossessionarsi, realizzando nel 2003 il documentario Ghosts of the Abyss, incentrato sull’affondamento della Nave dei sogni.

Titanic, ricordi e nostalgia
Il secondo tema del film sono i ricordi. Dopo che Lovett recupera il disegno dalla cassaforte, un’anziana signora si presenta a lui sostenendo di essere la ragazza del ritratto. Per avvalorare la propria tesi, la vecchia Rose, da brava nonna, fa sedere gli spettatori sulle proprie ginocchia e inizia a raccontare la sua storia, i suoi ricordi.
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Quel disaster-movie camuffato da film romantico che tutti conosciamo altro non è che un lunghissimo flashback. La genialità di James Cameron sta proprio nell’idea di unire due generi così lontani, donando al pubblico in un solo film: la più grande storia d’amore mai narrata sullo schermo e la più grande tragedia umana del secolo scorso, filmata come mai una tragedia era stata filmata fino a quel momento.

Con questa mossa, Cameron ha di base trovato la leva giusta per accontentare sia al pubblico maschile (solitamente restio ai film insulinici) che a quello femminile (solitamente restio ai film catastrofici).

Si diceva che il fulcro di Titanic sono i ricordi di Rose: guardando il film a 20 anni di distanza, inevitabilmente, riaffiorano nello spettatore i ricordi di quando per la prima volta ha visto in sala Titanic, magari al cinema, magari in età adolescenziale, magari convinto da qualche compagna di classe con cui cercava di avere una chance.
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Sicuramente tutti ricorderanno l’esplosione della DiCaprio-mania in quel periodo; l’abbigliamento con il suo faccino venduto da Fiorucci, le compagne di classe che tappezzavano i diari con i suoi ritagli di giornale e avevano visto il film due, tre, quattro volte al cinema mentre ai telegiornali impazzavano servizi in cui ragazze sostenevano di essere arrivate a quota 30.

Dal kolossal al cult: Titanic 20 anni dopo
Rivedendo il film oggi si ha anche la dimostrazione della perizia tecnica di James Cameron, che inanella una serie di sequenze che sono cinema allo stato puro e si conficcano all’istante nella memoria dello spettatore. Non solo il bacio al tramonto sulla nave con il tema di My heart wil go on in sottofondo, ma anche l’uscita del transatlantico dal porto di Liverpool, la cena di Jack in prima classe – quanti, negli anni, hanno fatto affidamento agli insegnamenti del personaggio di Kathy Bates per il bon ton al ristorante? -, la festa a base di musica irlandese.
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E poi l’intera sequenza dell’affondamento: una lezione di cinema che prende a schiaffi la quasi totalità del cinema action passato e presente, raggiungendo vette adrenaliniche (Jack e Rose che cercano di risalire sul ponte mentre i comparti si allagano) e drammatiche (tutta la sequenza in cui l’orchestra suona). Siamo davanti a un film realmente immortale. E il successo di ancora oggi, anche tra i più giovani, è la dimostrazione che, a 20 anni di distanza, Cameron è ancora il re del mondo!

di Marco Filipazzi
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