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Alita Day: cosa aspettarci dal nuovo film di Robert Rodriguez e James Cameron

Abbiamo partecipato all'Alita Day, dove sono state proiettate in IMAX 3D circa mezz’ora di scene dell’atteso film diretto da Robert Rodriguez e prodotto da Cameron: ecco cosa aspettarci

È il 3 settembre 2009 quando, nei cinema, si tiene l’Avatar Day: una speciale proiezione di circa 20 minuti di scene del kolossal di James Cameron. Una piccola finestra affacciata su un mondo vastissimo, un assaggio per ingolosire i fan prima che il film arrivi in sala tre mesi più tardi (in Italia quattro mesi, per non turbare gli incassi dei cine-panettoni natalizi).

In quelle poche scene Cameron lasciava presagire un nuovo modo di fare cinema, l’esplorazione di un mondo alieno reso realistico dalla più avanzata tecnologia digitale e amplificato da una grafica 3D forse mai così giustificata. All’uscita dalla sala, dopo aver assistito alla proiezione di quelle poche scene, il pubblico era letteralmente sconvolto: Avatar era qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima di allora. Con l’Avatar Day James Cameron non stava tanto promuovendo il suo film, bensì proponendo agli spettatori un nuovo concetto di cinema basato su un’esperienza il più possibile immersiva e coinvolgente.
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Sono passati nove anni dall’uscita in sala di Avatar e, nonostante la tecnologia abbia solo dato conferme del suo infinito potenziale, pochi altri film (e ancor meno cineasti) hanno cercato di seguire la via tracciata da Cameron.

Peter Jackson con la trilogia de Lo Hobbit, Guillermo del Toro con Pacific Rim, Alfonso Cuaron con Gravity. E poi?

Ieri abbiamo partecipato all’Alita Day: un showreel in cui sono state mostrate su un gigantesco schermo IMAX 3D circa mezz’ora di scene dell’atteso film diretto da Robert Rodriguez e prodotto (guarda caso) da James Cameron. Le sensazioni, al termine della proiezione, sono state le medesime provate nel corso dell’Avatar Day: quello di Alita: Angelo della battaglia è un mondo su cui ci è stato concesso di affacciarci brevemente, concentrandoci su una manciata di dettagli perlopiù sconnessi tra di loro.

Eppure questo mondo appare credibile, coeso e soprattutto affascinante. Usciti dalla sala, la voglia di vedere l’intero film subito è fortissima: siamo bramosi di saperne di più di quel futuro, a metà tra il cyberpunk e il postapocalittico, abitato da umani e bizzarri robot combattenti. Un mondo restituito allo spettatore in modo originale (una parola che oggi è sempre più difficile riuscire a usare con criterio) e soprattutto credibile.

Da quel poco che è stato mostrato sono credibili i personaggi, i loro caratteri, ma soprattutto il loro aspetto: una perfetta fusione tra attori reali e computer grafica. Ccredibile è il mondo di contorno, che lascia presagire paesaggi e scenografie davvero anticonvenzionali. Credibile la grafica 3D, che rende ancor più reale questo mondo di pixel. Ma più di ogni cosa è credibile Alita, un cyborg dal cervello umano (ma privo di memoria): ha l’aspetto di una ragazza minuta, ma in realtà è un potentissimo guerriero esperto nella più letale arte marziale “robotica” chiamata Panzer Kunst.
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Se nei trailer il fatto che avesse gli occhi tre volte più grossi del normale (una sorta di “effetto manga” in carne e ossa) aveva destato qualche dubbio, la resa finale del personaggio sullo schermo è qualcosa di strabiliante. Viene voglia di abbracciare fortissimo Robert Rodriguez e James Cameron per averlo reso possibile.

La genesi del progetto
All’origine di Alita: Angelo della battaglia vi è il manga omonimo, scritto e illustrato da Yukito Kishiro, pubblicato all’inizio degli anni ’90 in Giappone (in Italia è approdato solo nel 1997). James Cameron viene a conoscenza del manga sul finire degli anni ’90 e ne acquista i diritti con l’idea di svilupparne un film non appena avesse terminato la produzione di Titanic. Nel 2003, intervistato in merito ai suoi progetti futuri, dichiara di essere intenzionato a portare sullo schermo una sua sceneggiatura originale dal titolo provvisorio Project 880 e la trasposizione live-action di Alita, scrivendone la sceneggiatura una volta terminato di lavorare a Dark Angel. Non è un caso che la serie TV con Jessica Alba abbia svariati riferimenti, più o meno velati, proprio al manga di Kishiro.

Gli anni passano e Cameron seguita a sviluppare in parallelo sia Project 880 (che nel frattempo ha cambiato titolo nel ben più conciso Avatar) sia Alita, per il quale ha scritto una “bibbia” di 800 pagine contenete una bozza della sceneggiatura, alcuni appunti e storyline che avrebbero potuto essere sviluppati in eventuali sequel (probabilmente una trilogia) e un approfondito studio sui caratteri dei personaggi.
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Quando però giunge il momento di scegliere su quale progetto concentrarsi, Avatar ha la meglio. Ma mentre seguita a sviluppare il mondo di Pandora, il cineasta canadese non cessa di lavorare ad Alita. Nel dicembre del 2009, durante le conferenze stampa per la presentazione di Avatar, James Cameron dichiara che lo script del primo film di Alita: Angelo della battaglia è concluso. Le speranze dei fan però si affievoliscono ancora una volta quando viene reso noto che i successivi film di Cameron sarebbero stati i sequel di Avatar, inizialmente annunciati come due, poi lievitati a quattro. Ciò lasciava supporre che il filmaker sarebbe stato impegnato per anni, o forse addirittura decenni.

Da Cameron a Rodriguez
Nel 2016 però viene annunciato che il film sarebbe finalmente entrato in produzione: James Cameron restava a bordo dell’adattamento come produttore, co-sceneggiatore e consulente creativo, ma l’onere di portare sul grande schermo Alita sarebbe toccato a Robert Rodriguez. L’eclettico regista di origini messicane nel corso della sua carriera ha alternato film per ragazzi (la saga di Spy Kids), pellicole indipendenti (la trilogia de El Mariachi), cinecomics (Sin City), omaggi ai b-movie italiani (Dal tramonto all’alba e Planet Terror) sempre sperimentando nuove tecnologie (Spy Kids 3D – Game Over, se rivisto oggi, è un film quasi pionieristico per la tecnologia di cui fa uso).

Regista, sceneggiatore, produttore, scenografo, direttore della fotografia, compositore della colonna sonora, supervisore agli effetti speciali, montatore, tecnico del suono, attore: non è difficile indovinare il motivo per cui James Cameron ha riposto in lui la fiducia necessaria per portare finalmente sullo schermo un progetto a lungo covato come Alita: Angelo della battaglia.

Il risultato, per quel poco che ci è stato concesso di vedere, sembra essere in grado di soddisfare la lunga ed estenuante attesa. Ora dobbiamo solo stringere i denti e attendere il prossimo 14 febbraio per vedere se queste promesse verranno ripagate sino in fondo.

di Marco Filipazzi
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