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Game of Thrones 8x02: in difesa di una puntata "sentimentale"

Perche A Knight of the Seven Kingdoms, che arriva a un passo dalla battaglia di Winterfell, è un episodio più importante di quello che appare

«This is really a love letter to the characters»: una lettera d’amore ai personaggi. Così Bryan Cogman, sceneggiatore dell’episodio 8x02 de Il Trono di spade e tra gli autori storici di questo show (c’è lui dietro ad alcune delle puntate “più scritte”: The Broken Man, What Is Dead May Never Die e l’ormai lontana Cripples, Bastards, and Broken Things), descrive A Knight of the Seven Kingdoms.

E questa lettera d’amore, che ha fatto storcere il naso a molti spettatori, che l’hanno giudicata una trama familiare, troppo sentimentale e "casalinga" (ma non è questo forse l’aspetto più bello degli episodi ambientati a Winterfell? L'atmosfera domestica, quella sensazione di trovarsi in un luogo che ormai conosciamo alla perfezione), non potrebbe essere più adatta al momento dello show in cui siamo arrivati.
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Perche A Knight of the Seven Kingdoms arriva a un passo dalla Battaglia di Winterfell, che promette di essere una delle più grandi mai viste sul piccolo schermo (e anche sul grande, visto che la Battaglia dei Bastardi ci ha già dimostrato quanto Game of Thrones guardi a Steven Spielberg e Peter Jackson); perché arriva a cinque episodi dalla fine di uno dei più grandi spettacoli televisivi degli anni Duemila, che dopo Lost più di tutti ha saputo rivoluzionare il modo di fruire la tv. Anche più di Breaking Bad e The Walking Dead, per stare in tema di show popolari.

La lettera d’amore di Bryan Cogman arriva in un momento in cui alcuni dei personaggi ancora aspettavano un processo, come Jamie Lannister; in cui c'è chi, come Theon o Tyrion, sembra non trovare più bene posto nella trama; in cui grandi figure cavalleresche come Brienne e Arya avevano bisogno di ottenere qualcosa. E come era già stato per la 6x07, The Broken Man (scritta, guarda caso, proprio da Cogman), non stupisce che restino qui un po’ defilati i protagonisti: Daenerys, che non riesce a penetrare il cuore di Sansa, e che sembra la più estranea di tutti a Winterfell; e Jon Snow, che comprensibilmente ha altro per la testa.
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Ma, sebbene chi scrive non abbia una passione per Kit Harington né per l’eroe (quasi) senza macchia che interpreta, il momento sulle mura di Winterfell, insieme a Sam Tarly e Ed Tollett, ultimi Watchers on the Wall sopravvissuti, qualche palpito lo dà: la Barriera non è crollata, si è solo spostata più indietro, dopo Last Earth.

La Guardia di Jon e dei suoi ultimi Confratelli, quindi, può di nuovo iniziare: stavolta sulle Mura di Winterfell dove attende l’inizio della battaglia uno degli eserciti più multiformi che si sia mai visto.

Ecco allora che, in un momento come questo, dove la metà dei personaggi ha di fatto esaurito il proprio arco narrativo (il che in Game of Thones vuol dire solo una cosa: qualcuno - di importante - morirà) e i restanti sono rivali tra loro, prendersi un paio di puntate per fare il punto non vuol dire perdere forza nè avere a tutti costi bisogno di un filler. Vuol dire, da un lato, raccogliere i frutti del lavoro sui personaggi compiuto nelle precedenti sette stagioni (Jamie, Sansa, Theon sopra gli altri), dall’altro dominare gli strumenti del colpo di scena. E infatti A Knight of the Seven Kingdoms ha ricordato non di poco The Prince of Winterfell, la 2x08, che precedeva la grandiosa Blackwater.
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Insomma, tra chi si lamenta perchè la corsa sui draghi è troppo fantasy e chi si lamenta perchè le dinamiche di Winterfell sono troppo poco fantasy, il lunedì dopo Il Trono di Spade è sempre più simile a un talk show. Ma alle polemiche di chi non si stupisce più per i draghi, di chi non ha più paura dei Non-Morti, di chi non gioisce più per "i cavalieri, l'armi e gli amore", preferiamo l'entusiasmo e la trepidazione di tutti gli altri: coloro che sono perfettamente consapevoli che con l'ultima stagione di Game of Thrones qualcosa di eccezionale sta per finire. Cosa verrà Dopo non ce lo sa dire neanche Brandon Stark.

di Aurora Tamigio
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