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FI PI LI: un bilancio dell'edizione 2019 del Festival Horror di Livorno

Un bilancio di questa edizione del FiPiLi, festival che deve la sua unicità e la sua forza alla presenza di giovani talenti e di importanti maestri

Il FiPili Horror Festival di Livorno diventa a ogni nuova edizione più bello e più ricco: di idee, ospiti e presenze, queste ultime letteralmente raddoppiate. Non solo grazie ai nomi illustri, ma anche per merito di una macchina organizzativa fatta di creatività, umanità e intelligenza.

Dario Argento, il grande maestro da poco insignito del David alla Carriera, ha raccontato senza mezzi termini se stesso e alcuni colleghi, dando una lezione di autenticità e di amore per la scrittura prima ancora che per il cinema. Gli iconici Aldo Lado ed Enrico Vanzina, i Manetti Bros (questi ultimi ospiti fissi e presidenti di giuria), pieni di voglia di divertirsi e divertire e molti nomi del mondo del cinema e della letteratura impossibili da citare tutti, sono stati tra i big di maggiore richiamo.
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Eppure il FiPiLi, festival del terrore e del fantastico in ogni sua forma, tra carta e pellicola, deve la sua unicità e la sua forza vitale soprattutto alla presenza di giovani talenti, e dei cortometraggi italiani ed internazionali sia di esordienti che di mestieranti navigati. Al FiPiLi, dove è possibile vedere anteprime nazionali e film preziosi ed introvabili, si premia la bravura ma anche la passione.

Fucina ribollente e diversificata di paure, ansie e terrori, che trovano finalmente un modo per uscire dalle tenebre, e rappresentato graficamente, nella sigla, da bellissimi morti viventi, il FiPiLi è invece parecchio vivo.

Più di un film, in questa ottava edizione è tratto da una storia vera, un fatto di cronaca, o prende spunto da una situazione politica e sociale reale. In Me and The Devil il regista Dario Almerighi, che nel precedente lungometraggio splatter si era ispirato a qualcosa di davvero accaduto, mette in scena una vicenda dove il piacere nel fare del male è la manifestazione di un malessere spirituale più grande, alternando luce e tenebra in un lavoro sincero capace di turbare. Ne L'Ultima Notte, Francesco Barozzi prende un ritaglio di cronaca nera modenese e lo riporta magistralmente in vita, dando un volto, una motivazione, un'identità ad ogni protagonista, per spiegare quello che altrimenti sarebbe stato inspiegabile, alla ricerca di una verità.
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C'è chi sceglie la strada dell'ironia e del gore per interrogarsi con leggerezza sul senso della vita, attraverso una storia divertente piena di umani fantastici e mostruosi, come Federico Scargiali nel suo F**k you immortality. In Ride, di Jacopo Rondinelli, gli sport estremi rappresentano una pulsione verso la morte che sfida ogni probabilità. La regista Luna Gualano, in Go Home - A casa loro, mette in piedi un horror autentico e perfettamente calibrato, che usa gli zombie per raccontare anche qualcos'altro, con tempi e modi non scontati.

L'aria che abbiamo respirato al FiPiLi è la stessa che c'è lì fuori, nel nostro paese: la paura del diverso, la paura della mancanza di punti di riferimento etici e morali, ma anche dell'oblio e che ogni fatto che immediatamente corre sui nostri smartphone, venga subito dopo cancellato, restando inascoltato e incompreso. Viviamo l'era in cui tutti sanno tutto eppure ognuno resta da solo, con nulla più di un cellulare tra le mani. Dare alla luce le proprie paure e probabilmente quelle di una nazione, permette di liberarle, di guardarle con occhi mutati, accorgendosi che non siamo gli unici a viverle e rendendole così, forse, meno spaventose. Ecco uno dei grandi poteri della letteratura e del cinema del terrore, che non è solo paura.
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Manifestazione unica nel suo genere, il FiPiLi Horror Festival di Livorno è una cura catartica contro il Male, che è anche l'omologazione, il conformismo e la passività. È una medicina, all'apparenza un po' amara, che però va presa, almeno una volta l'anno: altrimenti dove finirebbe tutto l'Oscuro che è in noi? Probabilmente, nel posto o nelle mani sbagliate.

di Emanuela Di Matteo
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