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Horror e fantasia: intervista a Dario Almerighi, regista di Me and the Devil

Al FiPiLi Horror Festival è stato proiettato in anteprima nazionale assoluta Me and the Devil: abbiamo fatto una chiacchierata con Dario Almerighi, regista del film

Durante l'ottava edizione del FiPiLi Horror Festival è stato proiettato in anteprima nazionale assoluta Me and the Devil, l'ultimo film del regista romano Dario Almerighi, classe 1988. Dario si è laureato alla Rome University of Fine Arts in Regia Cinematografica con una tesi sul cinema horror dal titolo Il cinema horror e la sua psicologia.

Me and the Devil, infatti, è un horror non privo di accenti romantici e gotici. Soprattutto è dotato di una trama stratificata che si avvale di un'analisi psicologica attenta di ogni personaggio: al protagonista viene uccisa brutalmente la fidanzata; dovrà percorrere una lunga strada, fatta soprattutto di discese agli Inferi, per riuscire a ritrovare - forse - se stesso.

Abbiamo fatto una chiacchierata con Dario Almerighi, per parlare di cinema, di ispirazione... e di horror, ovviamente.
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Dario, fare cinema è stato da sempre il tuo sogno?
Ho avuto questa passione fin da bambino, mentre il desiderio di studiarlo e praticarlo mi è arrivata dopo la visione di Antichrist di Lars Von Trier.

Quali sono i tuoi maestri, le tue fonti di ispirazione?
I miei tre registi preferiti sono Lars Von Trier, Martin Scorsese e Sion Sono, il regista giapponese che considero assolutamente un maestro.

Poi amo molto anche l'underground, autori non hollywoodiani, come Dave Jackson di Cat Sick Blues... ma ovviamente Cronenberg, David Lynch, tra i registi cult ma insieme anche ad Harmony Korine, per esempio, e altri registi pionieri del passato come Fulci e Bava.

Il tuo film precedente, 42-66 Le Origini del Male, era tratto da un fatto di cronaca reale, una storia vera. Da dove hai preso l'ispirazione per Me and The Devil, invece?
Me and The Devil è frutto di suggestioni e fantasia, rispetto a 42-66 Le Origini del Male, che prendeva una serie di eventi di cronaca nera reali. Ho voluto raccontare la condizione metaforica e umana di questi personaggi, quindi più nel senso introspettivo, analizzando il disagio di persone con storie differenti tra di loro. Si può svelare senza problemi: tramite un'influenza del diavolo i personaggi vengono collegati fra di loro ma come e in che modo sarà da scoprire. Una storia di persone sofferenti collegate da un'identità che le unisce, ognuno col proprio motivo per esserne coinvolto.

Sembra che nei tuoi film ci sia spesso il discorso sulla solitudine, anche i “cattivi”, in Me and The Devil sembrano persone molto sole.
Assolutamente sì, infatti, è proprio una sofferenza legata alla solitudine. Il protagonista fa questo percorso in mezzo a degli individui più navigati dentro la negatività, con più esperienza di solitudine e sofferenza che poi sfocia in atti estremi. Durante il suo percorso cercherà di venirne fuori, si vedrà se con successo o meno, però è un personaggio distante dal nero totale degli altri, che però si ritrova a dover affrontare anche lui questa condizione umana.
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Me and The Devil è un film con un forte messaggio etico. Mi ha colpito la scena in cui appare una chiesa completamente vuota. Pensi ci sia un vuoto di valori oggi?
Sinceramente sì, e mi fa piacere che questa cosa sia arrivata. La scena del prete che cerca di divulgare alcuni messaggi che magari potrebbero cambiare alcune situazioni umane e sociali e vedere poi dall'altra parte che non lo sta ascoltando nessuno, fa pensare che siamo condannati alla perdizione. La forte crisi di valori credo sia la condizione attuale della società, a livello quasi mondiale, non solo riferito all'Italia.

Il consiglio migliore che ti abbiano mai dato?
Si impara ogni giorno, continuamente, anche riguardo al cinema. Il consiglio più bello... è difficile. Ci sono concetti che mi hanno molto segnato, come la frase di Martin Scorsese che diceva che se una persona dopo che ha visto un film è cambiata anche solo dell'1 %, anche solo di poco, un film è riuscito. Questo mi ha fatto capire quanto il cinema sia uno strumento al servizio dell'umanità. Come consiglio a livello pratico è quello di non farsi problemi a mettere se stessi nel proprio cinema perchè verrà comunque in maniera naturale, quindi la cosa migliore è lasciar scorrere questo procedimento.

Progetti futuri?
Intanto farò proseguire il percorso, appena iniziato, di Me and The Devil. A breve dovrebbe uscire un film sui peccati capitali, Seven Sins di Domiziano Cristopharo, dove sono raccolti sette registi per cui ho svolto il segmento Ira. Ho anche in cantiere una collaborazione con Davide Pesca per un'antologia sui Comandamenti, divisa per i vari registi per i vari segmenti. Con In Umbra Rosae è uscito da poco Don't Rip volume 2, una collana di cortometraggi. E poi vorrei fare un tentativo di sperimentazione, soprattutto dopo Me and The Devil, che è invece ricco di trama e personaggi, nell'underground molto nero della frangia nord europea, amante del gore, come erano i film di Olaf Ittenbach. Non sono un fan assoluto di quel tipo di horror ma vorrei sperimentarmi anche in questa direzione.

di Emanuela Di Matteo
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