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Troll CULT


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Troll: alle origini del cult del 1986

Un viaggio nell’archeologia cinematografica degli anni ’80, per ripercorrere la storia di questo fenomeno mondiale: iniziamo con Troll, anno 1986

Estate vuol dire vacanze, viaggi, bagni al mare, passeggiate in montagna. Ma, per chi è intrappolato in città, anche interminabili giornate e serate sul divano in compagnia di un pugno di zanzare, una birra ghiacciata, qualche sigaretta e un film di paura. Perché non è estate se non si guarda un film dell’orrore, come da tradizione di Notte Horror.

E più il film è becero e marcio, meglio è. Perché d’estate la stanchezza ci attanaglia e allora è meglio tuffarsi in qualche pellicola da vedere a cervello spento; qualche b-movie dimenticato, qualche gioiello del passato rimasto nascosto per troppo tempo.

Film degli anni ’80 che odorano di VHS, di gomma con cui sono fatti i mostri, di sangue e trash.
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Solo con questo spirito ci si può approcciare al dittico di Troll, due pellicole considerate da molti tra le più brutte mai realizzate (su IMDB il capitolo 2 del 1990 ha un voto medio di 2.9, su Rotten Tomatoes ha un 6% di gradimento) e allo stesso tempo ritenute da altri cult imprescindibili.

Al di là del valore artistico dei film però, è ancor più affascinante soffermarsi sulla loro storia produttiva (che proprio come le creature da cui rubano il titolo, si perde in un dedalo di realtà e leggenda), scoprendo che dietro vi è un vero e proprio universo fatto di tanti spunti e dettagli che li rendono, a modo loro, seminali per un certo tipo di cinema e non. Quello che segue è una sorta di viaggio nell’archeologia cinematografica degli anni ’80, nel tentativo di ripercorrere la storia di questo fenomeno mondiale, dalla travagliata genesi del primo film sino alla glorificazione nel documentario Best Worst Movie nel 2009.

In principio era Gnomi
Nel 1982 la produzione cinematografica fantastica italiana – horror, fantasy, fantascienza – è in fermento e le più disparate sceneggiature rimbalzano tra i produttori nostrani e stranieri, in cerca di finanziamenti (spesso molto esigui) per poterle trasformare in film. In questo clima, Roberto Gandus scrive Gnomi, storia ambientata in un condominio dove gli inquilini vengono assediati delle creature del titolo, che vogliono trasformare tutto (abitanti compresi) in un bosco semovente. Per dirigere il film viene scelto Lamberto Bava, che aveva appena esordito alla regia di Macabro. Il copione gira per almeno un anno sia in Italia che negli Stati Uniti, ma nonostante gli sforzi nessuna casa di produzione si decide a mettere in cantiere Gnomi.
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Nel 1984 arriva nei cinema Gremlins di Joe Dante, sbancando i botteghini e dando il via a una serie di film basati sulla stessa formula: piccole creature folkloristiche in vena di fare scherzi. L’anno successivo nasce così Ghoulies (il quale ebbe 3 sequel in 9 anni), mentre nel 1986 è la volta di Troll. Entrambi i film vengono prodotti dalla Empire Pictures di Charles Band, al secolo Carlo Antonini, figlio d’arte di un produttore/regista/sceneggiatore italiano trapiantato negli USA. La Empire Pictures (che in seguito diverrà Full Moon Production, sfornando la saga di Puppet Masters e quella perla di From Beyond – Terrore dall’ignoto) è una casa di produzione specializzata in film fantastici a basso budget, girati in Italia presso gli studi di Dino DeLaurentiis utilizzando tecnici locali, ma attori americani (perché i film girati in inglese erano più facili da vendere all’estero). Infatti era con la loro distribuzione a tappeto in tutto il mondo che la Empire Pictures riusciva a rientrare dei costi e generare margini di guadagno.
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Troll viene girato proprio a Dinocittà nella primavera del 1985. La regia è affidata a John Carl Buechler, tecnico degli effetti speciali (tra gli altri ha curato quelli di Indiana Jones e il tempio maledetto, Nightmare 4 e Hatchet) che aveva esordito dietro la macchina da presa l’anno prima con Il demone delle galassie infernali, infimo film in cui si salvano solo gli effetti pratici, appunto. Alla sceneggiatura è accreditato Ed Naha, redattore di riviste specializzate come Fangonia, autore delle novellizzazioni di Ghostbusters II e Robocop e di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi. L’idea alla base di Troll però non è farina del suo sacco, il soggetto infatti è accreditato a una certa Joanna Granillo, della quale non si ha alcuna altra traccia all’interno del mondo del cinema se non in questo film. Alcuni sostengono che sia uno pseudonimo dello stesso Buechler, mentre altri credono che il nome di Joanna sia stato inventato di sana pianta per giustificare il furto dell’idea alla base del film. Analizzando infatti la storia di Troll emergono diverse analogie, sia con Gremlins che con la mai realizzata sceneggiatura di Gnomi. Questa è la trama: la spielberghiana famiglia Potter (poi su di loro ci torniamo con calma) composta da padre, madre e due figli, si trasferisce in un condominio a San Francisco. Nella cantina del palazzo vive uno stregone troll chiamato Torok, che grazie al suo anello magico è in grado di trasformare le persone in creature mitologiche. Mentre gioca in cantina, la piccola Wendy Potter viene rapita da Torok che ne assume le sembianze e inizia a trasformare gli appartamenti in un bosco magico.

Se all’apparenza i punti di contatto con Gremlins sembrano essere pressoché nulli, se si scava un po’ più a fondo diventano evidenti. Intanto le due storie ruotano attorno una famiglia tipicamente 80s e in entrambi i casi il dilagare delle creature inizia, accidentalmente, per causa loro: Gizmo che si bagna con l’acqua e da origine ai Gremlins; Wendy che, giocando, incappa nel malvagio Torok. Poi ci sono i bozzoli che ne evidenziano la mutazione: i Mogwai nel primo caso, gli esseri umani-piante/creature fantastiche nel secondo. Anche la dinamica dell’invasione è simile, con la casa della famiglia al centro della narrazione. C’è persino la figura del mentore che la sa lunga, che nel film di Dante è il fedelissimo Dick Miller, mentre in Troll è la strega buona Eunice.
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Ora, uno non vuole accusare Chris Columbus e Steven Spielberg di nulla… però il gioco di specchi è evidente. Le date di uscita dei film attestano che la Amblin è arrivata per prima in sala, ma sulla verità della nascita della sceneggiatura permane un velo di mistero ed è bello credere che, dalle ceneri della storia mai realizzata di Gnomi, siano nati due film divenuti, ognuno a modo proprio, dei cult.

O forse addirittura tre se consideriamo Demoni 2 – L’incubo ritorna, diretto dal 1986 proprio da Lamberto Bava, regista che per più di un anno era rimasto legato al progetto mai realizzato. Anche in questo caso l’azione si svolge all’interno di un condominio, con gli inquilini del grattacielo mano a mano infettati dai “demoni” del titolo. Coincidenze?

di Marco Filipazzi
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