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L'Esodo Interviste


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Cinema e impegno: intervista a Ciro Formisano, regista de L'Esodo

Con Formisano, regista, classe 1976, abbiamo parlato di cinema, di grandi autori che lo hanno influenzato e di che cosa significa oggi fare fare cinema "impegnato"

Essere un regista indipendente oggi e raccontare l’Italia coi suoi problemi, facendo anche nomi e cognomi, richiede una certa dose di coraggio. Ciro Formisano, nato a Torre del Greco nel 1976, dopo una serie di corti, esordisce al lungometraggio con L'Esodo e guadagna vari premi, tra i quali spiccano una candidatura ai Nastri d’Argento e la vittoria del Gran Premio della Stampa Estera ai Globi d’oro 2018.
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Il film descrive le tragiche conseguenze della riforma delle pensioni Fornero, attuata dal Governo Monti nel 2011. Circa 350 mila lavoratori si sono improvvisamente trovati senza pensione, senza stipendio e senza ammortizzatori sociali.

Ciro, il tuo film è basato su una storia vera. Che cosa racconta?
L'Esodo tenta di ricostruire il 2012, anno del governo tecnico si Mario Monti in Italia, attraverso la storia di Francesca, un’esodata sessantenne che finisce a chiedere l'elemosina in Piazza della Repubblica, famosa a Roma.

La storia è tratta da una vicenda realmente accaduta ma è arricchita dalle esperienze di tanti esodati che dal 2012 a 2015 ho voluto incontrare personalmente per avere una loro reale e spesso desolante testimonianza. Ho cercato di trattare l'argomento della precarietà, dando alla vicenda uno sguardo esterno rispetto a colori politici che spesso strumentalizzano problemi sociali per propaganda. Quello degli esodati non è solo un grave problema da risolvere ma è stato anche l'espediente per poter parlare di una fascia di persone al limite della sopravvivenza che, invece di assottigliarsi con il benessere della modernità, non fa altro che ampliare drammaticamente il suo raggio.
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Un tempo la tradizione cinematografica italiana di denuncia e inchiesta sociale e politica era tenuta alta da Francesco Rosi, Elio Petri. Adesso ci sono registi, come Alessio Cremonini, che seguono la strada della denuncia. In alcuni casi con un ottimo successo di critica e pubblico. Pensi che questo filone oggi sia ancora vivo?
Purtroppo sono pochi gli autori che decidono di raccontare la realtà dei giorni nostri. Intanto è molto difficile trovare produzioni che investano su tali argomenti, in secondo luogo non è un genere cinematografico che trionfa al botteghino, quindi è comprensibile che venga scelta la strada dell’intrattenimento. Io non giudico chi fa questa scelta perché il cinema è una forma di espressione che deve spaziare in tutti i generi. È chiaro che avrei piacere se avessero più spazio distributivo anche progetti e argomenti come quelli che io preferisco, ovvero quelli a carattere sociale che raccontano in maniera assolutamente libera realtà politiche sociali di inchiesta e che rendono questo genere di cinema assolutamente necessario.

Il cinema di denuncia ha ancora il potere di cambiare le cose?
Può farlo attraverso una giusta comunicazione. Più volte la politica e l'opinione pubblica si sono trovate di fronte a delle risposte immediate generate dal cinema. Non credo che il cinema possa cambiare le cose, ma quantomeno può dare una piena reale e libera conoscenza di un problema. Fuocoammare direi che è l'esempio più importante degli ultimi anni. Un film durissimo che ha avuto la giusta risonanza mediatica e che ha portato il tema dell'immigrazione fuori dai confini italiani e dell'Europa. La conoscenza e già la strada per accendere la necessità di risolvere un problema.

La tua è anche la narrazione di una storia privata e personale, ben resa dalla protagonista Daniela Poggi. Pensi che oggi le persone possano trovare il tempo e la motivazione per unirsi e fare fronte comune?
Io e Daniela Poggi abbiamo instaurato un solido rapporto di collaborazione artistica durante le riprese del film, oltre poi a diventare grandi amici. Se L'Esodo esiste, e ha avuto risuono mediatico e riconoscimenti anche internazionali, è anche e soprattutto alla straordinaria bravura e al grande talento di un’attrice come lei. Mi auguro di incontrare sempre più attori professionisti, anche popolari, che abbiano voglia di mettersi in gioco. La cosa che mi ha reso più fiero de L'Esodo è stato sentirmi dire da più persone di aver fermato nel tempo un periodo storico importantissimo nel quale è stato seriamente messo in dubbio un sistema capitalista che per continuare a crescere ha dovuto per forza mietere vittime negli strati meno abbienti della società che, paradossalmente, nel passato erano maggiormente tutelati. Quando un attore sposa una causa, oserei dire civile, come ha fatto Daniela Poggi, si entra a contatto con la più alta sfera di sensibilità di un attore ma soprattutto di una persona davvero straordinaria.
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Quali sono i registi e i film che più hanno ispirato il tuo lavoro?
Il neorealismo italiano mi ha senz'altro dato tantissimo. Sento di derivare assolutamente dalla nostra scuola di cinema verità che ha dato lezione a tutto il mondo. Se prendiamo ad esempio Umberto D di De Sica possiamo notare tantissime similitudini, nonostante i periodi storici siano molto distanti. Raccontare il mondo com'è oggi e trovare delle somiglianze in quello che era un periodo durissimo come il Dopoguerra italiano è davvero una cosa sconcertante, ma allo stesso tempo di grande ispirazione.

Quale sarà il tuo prossimo progetto?
Sto lavorando a un nuovo film con un argomento sociale forse ancora più grande di quello degli esodati, ma come da prassi preferisco non parlarne fin quando non avrò battuto il primo ciak. Posso soltanto dire che ogni volta che abbraccio un tema sociale lo faccio perché credo ci sia di base un'urgenza nel portare anche al cinema problemi che viviamo e che ascoltiamo tutti i giorni. Gli spettatori dei film di un tema sociale sono persone che vogliono un altro punto di vista ben distante da una TV inquinata da interessi e malapolitica.

di Emanuela Di Matteo
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Commenti

Nome | 20:36 04/10/19

Brava! Bellissimo articolo! Descrivi alla perfezione il senso del film e le qualità del regista. Susy

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