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Il cinema di Joe D'Amato, Bruno Mattei e Claudio Fragasso

L’America ha avuto Roger Corman, H.G. Lewis e Loyd Kaufman: da noi D'Amato, Mattei e Fragasso sono i nomi dietro ad alcuni dei maggiori cult tra anni '80 e '90

C’è tutto un periodo del cinema italiano che è latente, sommerso, come qualcosa che galleggia a filo d’acqua. Lo si riesce a percepire, eppure allo stesso tempo appare inconsistente e sfocato.
Si tratta di tutta quella produzione medio-bassa (anzi, bassa-bassissima) che ha impazzato lungo gli anni ’80 e inizio ’90: co-produzioni spesso girate all’estero per sfruttare le agevolazioni fiscali, parlate in lingua inglese per essere più vendibili, rubacchiando idee o intere parti di sceneggiatura da blockbuster di successo, arrivando persino a copiarne il titolo per spacciarlo per il sequel di un film famoso quando in realtà la storia era tutt’altra.
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Sono tantissimi i personaggi che hanno orbitato attorno a tali produzioni, veri e propri artigiani costretti a improvvisare con lo scarsissimo budget che avevano a disposizone, portando a casa un film con solo una settimana di riprese a disposizione, oppure girando di notte sui set riciclati di altre produzioni ben più importanti. L’America ha avuto Roger Corman, H.G. Lewis e Lloyd Kaufman; noi Aristide Massaccesi, Bruno Mattei e Claudio Fragasso.

Artigiani in grado di ricavare il massimo con il pochissimo che avevano a disposizione.

D’Amato, il più prolifico regista italiano
La figura cardine del terzetto (e fondamentale per la storia di Troll 2) è Aristide Massaccesi, forse più noto con lo pseudonimo di Joe D’Amato, considerato il regista italiano più prolifico di sempre con oltre 200 titoli nel proprio curriculum. Massaccesi era uno che il cinema l’aveva nel sangue: fotografo di scena a soli 15 anni, si è fatto le ossa sui set di Mario Bava, Fernando DiLeo, Umberto Lenzi e Federico Fellini. A 23 anni esordisce come aiuto regia al fianco di Jean-Luc Godard e dirige il suo primo film nel 1972, Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti - Decameron nº 69. Proprio con i film erotici Massaccesi fa la propria fortuna, portando avanti la saga di Emanuelle nera con 5 sequel: storie di una fotoreporter di colore che mischiavano avventura, erotismo, location esotiche e persino elementi horror/cannibalici.
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Oltre a molti altri film riconducibili a questo filone (Papaya dei Caraibi, Le notti erotiche dei morti viventi, Porno Holocaust), Joe D’Amato viene ricordato anche per l’horror: i suoi massimi capolavori restano Antropophagus, in cui è presente la violentissima scena di un feto strappato dalla pancia della madre e divorato, e Buio Omega, morbosa storia di necrofilia tra un imbalsamatore e la sua defunta amata.

Nel 1984 fonda la Filmirage, casa di produzione specializzata in cinema fantastico a bassissimo costo, attraverso la quale produce numerose pellicole da lui dirette, aiuta amici di vecchia data come Umberto Lenzi (La casa 3 – Ghosthouse) e Lucio Fulci (il suo ultimo film, Le porte del Silenzio) e tiene a battesimo Michele Soavi al suo debutto alla regia di Deliria. Ed è proprio con la Filmirage che produce nel 1990 Troll 2, anche se i contatti tra lui e il regista Claudio Fragasso erano iniziati tempo prima.

Chi è Fragasso?
Romano, classe 1951 (lo stesso anno in cui Massaccesi debutta come fotografo di scena), Claudio Fragasso si è ritagliato il proprio posto al sole nella storia del cinema fantastico italiano, anche se il suo nome non è tra i più altisonanti, né tra i più amati o citati dal pubblico. Va ammesso però che nella sua filmografia non appaino solo sequel truffaldini e produzioni di dubbio gusto, ma qua e là sono disseminate pellicole interessanti, che dimostrano l’ottima preparazione tecnica del regista. Purtroppo sia le sceneggiature che il budget spesso non hanno giocato a suo favore.
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I suoi primi film sono autoproduzioni in Super8, Paure e realtà del ’72 e Passaggi del ’77, che attirano l’attenzione della critica, vincendo alcuni riconoscimenti. Inizia a lavorare nel cinema come assistente di montaggio e sceneggiatore (spesso in coppia con la moglie Rossella Drudi), ma la sua carriera svolta quando conosce Bruno Mattei, allora considerato un regista di basso profilo, specializzato in produzione a minimo budget dove spesso l’horror diventa comicità involontaria. Mattei debutta alla regia nel 1970 con Armida, il dramma della sposa, per poi buttarsi su pellicole erotiche e soft-core, spesso prodotte o addirittura co-dirette da Joe D’Amato, come Le Sorelline e Notti porno del mondo.

Fragasso esordisce come co-regista in Virus – L’inferno dei morti viventi, inaugurando la sua carriera dietro la macchina da presa. Moltissimi sono gli insegnamenti di Mattei di cui fa tesoro, la maggior parte dei quali tracciano il solco che lui seguirà per la sua intera carriera. Innanzitutto l’essere in grado di gestire una produzioni ultra low budget, spesso pensate direttamente per il mercato home-video che, negli anni ’80, era all’apice del suo potenziale. In quest’ottica di “ottimizzare i costi” uno stratagemma vincente è rappresentato dallo sfruttamento del mercato asiatico, che non solo diverrà uno dei mercati distributivi preferenziali, ma presterà anche location e mano d’opera per innumerevoli produzioni italiane che, in quegli anni, eleggono l’Asia (le Filippine in particolare) a loro personale Hollywood.

Il curriculum di Fragrasso inizia a riempirsi sia di regie in solitaria (il thriller erotico Difendimi dalla notte) che in coppia con l’amico Mattei (il peplum I sette magnifici gladiatori e l’horror-fantascientifico Rats – Notte di terrore) sino ad approdare al genere horror con Monster Dog – Il signore dei cani, dove Alice Cooper debutta come attore: una rockstar torna con band e troupe nei luoghi della sua gioventù per girare un videoclip, ma ad attenderli vi saranno morti misteriose e un’antica maledizione di famiglia.
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Il film è il primo che Claudio Fragasso firma con quello che diverrà in seguito il suo storico pseudomino, Clyde Anderson, usato particolarmente per vendere gli horror all’estero. Monster Dog è un insuccesso, sia commerciale che di critica, ma non scoraggia il regista a seguitare per la sua strada, sperimentando la via western (Bianco Apache e Scalps, entrambi in coppia con Mattei) prima di ritornare all’horror. Nel 1988 co-scrive la sceneggiatura di Zombie 3 (che però pare più un sequel di Virus che di Zombie 2 di Fulci) e in seguito subentra, insieme a Mattei, anche alla regia, abbandonata da un Lucio Fulci ormai svogliato e troppo malato per portare a termine le riprese. L’anno seguente confezionerà un altro zombie-movie, After death – Oltre la morte, che ha talmente tanti punti in comune con il film precedente da uscire in molti paesi con il titolo di Zombie 4.

di Marco Filipazzi
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