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Troll 2 CULT


Troll 2 CULT

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Troll 2: alle origini di uno s-cult

Viene ritenuto «Il film più brutto mai girato» e la sua storia è degna di questa fama: la produzione di Troll 2, cult del 1990

Come spesso accadeva nelle produzioni low-budget, anche la messa in cantiere di Troll 2 fu una situazione a metà strada tra “il puro caso” e “una serie di sfortunati eventi”. D’altra parte, se questo viene ritenuto «Il film più brutto mai girato» (su Imdb ha un voto medio di 2.9, ma è solo al quinto posto della classifica dei peggiori, alle spalle persino di Batman & Robin) allora deve avere una storia produttiva degna di questa fama.

Goblin, produttori e altre magiche creature
Alle origini di questa storia vi è Eduard Sarlui, imprenditore proprietario di svariate sale cinematografiche sparse per il Sudamerica, che si era improvvisato produttore e distributore. Sarlui aveva una corsia preferenziale per poter vendere i film in USA attraverso la American Cinema Service, ed era in cerca di produttori internazionali con cui investire. Fu così che nacque il sodalizio con Aristide Massaccesi e la sua Filmirage, che nel frattempo cercava di espandersi, girando film in America con cast reclutato in loco e maestranze perlopiù italiane.
Foto Articolo
Quando Massaccesi entrò in contatto con Sarlui, aveva tra le mani varie sceneggiature, ma solo una pareva poter soddisfare i requisiti richiesti dal produttore sudamericano: Goblin, scritta da Rossella Drudi, è la storia della famiglia Waits, che arriva in un placido paesino di campagna per trascorre le vacanze; ben presto scoprirà che gli abitanti sono in realtà esseri magici (goblin, non troll: nel film la parola troll compare solo nei titoli di testa!) bramosi di divorarli.

Sul finire degli anni ’80, la censura USA aveva stretto le maglie su splatter e violenza, perciò serviva qualcosa di horror (ma non troppo) che non avesse tracce di sangue.

In tal senso la sceneggiatura di Goblin era perfetta: creature magiche che trasformavano gli uomini in piante prima di divorarseli, in una sorta di variazione vegetariana dei vampiri. L’idea piacque a Eduard Sarlui che decise di finanziare il progetto, calando gli assi che aveva nella manica.

Ma facciamo un passo indietro di un paio d’anni. Siamo sul finire degli ’80 e la Empire Pictures di Charles Band - la casa di produzione che aveva finanziato Troll di John Carl Buechler - non stava navigando in buone acque. Così, prima che Band decidesse di chiudere la società e rifondarla come Full Moon Pictures, estinse un po’ dei suoi debiti cedendo diritti di sfruttamento e materiali di scena. E indovinate chi si accaparrò i diritti di Troll?
Eduard Sarlui.
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Sarlui era entusiasta dell’idea alla base di Goblin, ma impose il titolo Troll 2 per essere venduto meglio all’estero. Inoltre, si dà il caso che Sarlui possesse la maschera originale del malvagio Torok, che avrebbe potuto essere usata nel nuovo film per renderlo un sequel a tutti gli effetti. La produzione era pronta a partire, ma serviva ancora un regista da mettere a capo del progetto e sia Aristide Massaccesi che Rossella Drudi avevano lo stesso nome in mente: Claudio Fragasso, ovvero il marito della sceneggiatrice.

C’era un problema però: Sarlui aveva già collaborato con Fragasso, producendo nel 1984 il suo primo horror, Monster Dog, con Alice Cooper. Un film che si aveva floppato duro ai botteghini, rischiando di affossare anche la carriera del cantante. Fu Massaccesi a forzare la mano, fingendo d’ingaggiare un altro regista e nascondendo Fragasso dietro uno pseudonimo. Non Clyde Anderson ovviamente - era troppo riconoscibile dato che ci aveva già firmato 4 film tra cui proprio Monster Dog - bensì un nome nuovo: Drake Floyd. I riferimenti sono drake, cioé drago come l’anno in corso nell’oroscopo cinese (era il 1988) e il suo gruppo preferito, i Pink Floyd. Ora che c’era un regista, una sceneggiatura e dei produttori si poteva partire.

La maledizione della maschera di Torok
Il fatto che Sarlui fosse in possesso della famigerata maschera di Torok avrebbe garantito al sequel di Troll un minimo di continuity. Ma pare che la maschera venne spedita a Massaccesi a Roma e quando partì la produzione... nessuno la trovò più.
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Fu compito del truccatore Maurizio Trani (che non era proprio l’ultimo arrivato, nel curriculum contava diverse collaborazioni con Lucio Fulci, tra cui L’Aldilà, e aveva persino lavorato con James Cameron al suo film d’esordio, Piranha Paura) costruirla da zero.... o meglio inventarla, dato che nessuno aveva mai visto il primo Troll!

E il film non era stato visto da nessuno che facesse parte della produzione, né da Joe D’Amato, né da Fragasso, né dalla Drudi. Insomma tutti loro stavano lavorando a un sequel senza mai aver visto il film originale! Per questo, di fatto, Troll 2 risulta essere un sequel solo nel titolo. Ma è davvero così? Ancora oggi Fragasso e la Drudi sostengono di aver scritto e girato Troll 2 senza conoscere il film capostipite, eppure alcune cose non tornano.
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Alcuni esempi? La famiglia protagonista è composta da madre, padre e due figli, il che potrebbe comunque essere una coincidenza dato nuclei del genere sono spesso al centro di storie horror/fantasy di questo tipo. Un’altra coincidenza, questa volta più particolare, è la sequenza di una palla che rimbalza lungo le scale: nel primo film la scena è appena dopo i titoli di testa, mentre Fragasso la piazza nel finale.

Ancora, da non sottovalutare è la componente “vegetariana” presente in entrambe le pellicole (e, almeno nel primo Troll questa è rubata dalla sceneggiatura di Gnomi). In entrambi i casi infatti le creature trasformano gli esseri umani in simil-piante. Infine c’è la presenza della strega usata come deus ex-machina: nel primo film è benevola e aiuta il protagonista a sconfiggere il cattivo; qui è la malvagia Regina che scatena le sue furie contro la famiglia Waits.

Esite Troll 3?
Eccome se esiste! Anzi... ne esistono ben due! D’altra parte, la conclusione di una storia così assurda non poteva essere normale, gusto? Molti ritengono che il terzo film sia Contamination Point 7, del 1990, diretto da David Hills (altro pseudonimo di Aristide Massaccesi) e Martin Newlin (alias Fabrizio Laurenti). Sul mercato USA il film è stato distribuito con ben tre titoli differenti, The Crawlers, Creepers e, appunto, Troll 3 nonostante nella storia non fosse presente nessuna creatura fantastica.
Contamination Point 7, infatti, parla di un impianto industriale che scarica rifiuti tossici in un bosco. Una serie d’inquietanti morti porta alla scoperta che le scorie hanno causato le mutazione delle radici delle piante, che iniziano a uccidere e divorare i malcapitati.
In Italia il film è uscito con il titolo Radici Assassine.
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L’altro Troll 3 invece era il titolo di lavorazione del fantasy Quest for the Mighty Sword, distribuito in Italia anche come The Lord of Akili, diretto dallo stesso Massaccesi con lo pseudonimo di David Hills. Il film è il quarto capitolo della saga fantasy di Ator, nata per sfruttare il successo del Conan di John Milius.

Le chicce del film sono due, che si connettono incredibilmente ai precedenti: dal primo Troll viene riciclata la spada che appare in alcune inquadrature nell’appartamento della strega Eunice e che qui diventa proprio la Spada del Potere che dà il titolo al film. La seconda è uno dei costumi da goblin utilizzati in Troll 2; per tale motivo il film è stato distribuito su molti mercati esteri come Troll 3 – The sword of Power.

Inoltre, sui titoli di coda del documentario Best worst movie, viene millantato che Fragasso stesse lavorando a un fantomatico Troll 2 – parte II, ma era il 2009 e a oggi non si hanno avuto più altre notizie. Il che, forse, è un bene.

di Marco Filipazzi
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