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Prima di Harley Quinn: badass e final girl, le "cattive" del cinema prima di Birds of Prey

Anche prima di Birds of Prey, le (super)eroine nei film ci sono sempre state al cinema: in qualche caso il loro messaggio era molto ma molto più forte di quello di Harley Quinn

È arrivato nei cinema Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn, presentato da subito come il primo cinecomics completamente al femminile. Poco importa che un paio di anni fa la stessa Warner avesse già portato sullo schermo Wonder Woman.

Che poi, anche in quell’occasione, la memoria della critica si era improvvisamente accorciata: persino WW non era la prima supereroina protagonista di un film tutto suo. Catwoman, Elektra, Supergirl, Barb Wire, Blubberella: ok, non saranno titoli memorabili, ma comunque ci sono stati. Però Birds of Prey è diverso.
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Sceneggiatrice del film è Christina Hodson (che ha scritto Bumblebee e praticamente nient’altro), mentre la regista è Cathy Yan (al secondo lungometraggio): le due autrici, con Birds of Prey, portano per la prima volta al cinema un'intera squadra di supereroine (anche se alcune di loro non hanno nulla di davvero “super” inteso come poteri o abilità sovraumane) all’insegna del girl power.

Ma, a ben guardare, la storia di un gruppo di donne che si unisce contro il nemico non è del tutto nuova.

Basta pensare che il titolo di lavorazione di Birds of Prey era Fox Force Five, Volpi Forza Cinque. Vi ricorda qualcosa? Era il titolo della serie - mai realizzata, se non come pilota - di Mia Wallace, personaggio di Uma Thurman in Pulp Fiction. Questo show immaginario ha offerto la trama di base a Kill Bill, una delle più famose storie di donne sicario del cinema.
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Insomma, anche prima di Birds of Prey, le (super)eroine nei film ci sono sempre state e precedono di anni l’ondata femminista che ha investito Hollywood. In qualche caso, poi, il loro messaggio era molto ma molto più forte di quello di Harley Quinn.

Ellen, Sarah e tutte le altre badass
È il 1979 quando il tenente Ellen Ripley compare per la prima volta sul grande schermo: sopravvissuta a tutto il suo equipaggio, riesce anche ad avere la meglio contro un alieno sanguinario. È solo il primo di molti faccia a faccia con lo xenomorfo. Nel 1986 il concetto viene elevato al quadrato, con Ripley che si scontra con la Regina aliena per proteggere una bambina. Dopo che un’intera squadra di marines è stata fatta letteralmente a pezzi, sono loro le uniche sopravvissute e le protagoniste di questo scontro.

Nel 1984 Sarah Connor sopravvive a un robot inviato indietro dal futuro per ucciderla. Nel 1991 i Terminator ci riprovano, ma la trovano ancora più dura, più agguerrita. Da questi due esempi si può notare come, in generale, la filmografia di James Cameron abbia un occhio di riguardo per le eroine. The Abyss, True Lies, Titanic, Avatar: sono tutte donne le protagoniste tecniche di questi film.
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Un altro caso? 1991: Clarice Starling riesce a tener testa a ben due psicopatici, da una parte l’enigmatico e sfuggente Hannibal Lecter, dall’altro il serial killer di donne Buffalo Bill. E per restare in tema di omicidi truculenti, Catherine Tramell non ha nulla da invidiare ai colleghi uomini in fatto di efferatezza e follia. Tutto questo avveniva, in silenzio, negli anni ’80 del cinema mainstream. Ma l’onda rosa non si ferma lì, anzi.

Final girl
L’anno è il 1974 e la prima final girl della storia del cinema compare sullo schermo: è la misconosciuta Marilyn Burns nel ruolo di Sally Hardesty. Il film è, ovviamente, quel capolavoro seminale per il genere (e non) di Non aprite quella porta, diretto da Tobe Hooper.

L’ultima sopravvissuta, quella che si ritrova faccia a faccia con il mostro e molto spesso lo sconfigge (almeno in apparenza dati gli infiniti sequel, ma questo è un altro discorso). Ma se Marilyn fa da apripista, nel 1978 questa figura trova la sua perfetta incarnazione grazie a Jamie Lee Curtis.
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La sua Laura Strode, nel tempo, è diventata il simbolo di questa “moda rosa” negli horror; a lei sono seguite numerose colleghe nel decennio successivo, i sempre magici 80s, in cui gli horror prolificano: Nancy che prende a calci nel sedere Freddy Krueger; Kirsty Cotton che rimanda i Cenobiti nell’inferno di Hellraiser; Alice Hardy in Venerdì 13, colta di sorpresa da un Jason balzato fuori da Crystal Lake. E mettiamoci anche la signora Voorhees, un altro bellissimo esempio di psicopatica. E così, anche per tutti gli anni ’90, con Nave Campbell nella quadrilogia di Scream, Jennifer Love Hewitt in So cos’hai fatto, Naomi Watts nei remake di The Ring.

Birds of Prey, Harley arriva al cinema
Dalla carrellata che abbiamo appena percorso, appare evidente come di donne più o meno arrabbiate, più o meno cattive e con più o meno ragione di esserlo, il cinema ne ha viste tante. Ma allora perché Hollywood è così smemorata? Perché nel 2020 questo nuovo team di supercattive di Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn, guidato da Harley Quinn, viene proposto come se fosse una assoluta novità?

E soprattutto, tutta questa ostentata girl power, tutta questa eco mediatica attorno al primo cinecomics completamente al femminile ha portato a un risultato cinematografico all’altezza delle aspettative? Secondo me, no.

Se il messaggio del nuovo film su Harley Quinn si fosse fermato a “le ragazze non hanno bisogno di essere salvate" sarebbe stato chiaro a tutti l’intento del film. Ma il problema è, probabilmente, la rappresentazione che il film offre della figura maschile dell’”antagonista.
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Harley viene mollata da Joker, ritratto come un menefreghista che l'ha solo usata (e trattandosi di Joker ci può anche stare); la poliziotta Montoya, che pare essere la sola donna del GCPD, è vessata dai colleghi e messa in ombra da un superiore che le ha rubato una promozione; Cacciatrice cerca vendetta verso la gang che ha sterminato la sua famiglia: ovviamente nessuno di questi “nemici” è di sesso femminile.

Tutte sulla loro strada di rinascita incontreranno Roman Sionis, boss malavitoso noto anche come Maschera Nera (anche se questa compare sullo schermo per circa 1 minuto su 2 ore di film!), un concentrato di tutte le peggiori qualità maschili. Accanto a lui il sicario Victor Zsasz, altro personaggio sottosfruttato. Persino il proprietario di casa di Harley, un gentile vecchietto di Taiwan che manda avanti un ristorante, alla fine rivela il proprio lato oscuro, come a sottolineare che degli uomini non puoi mai fidarti, soprattutto quando sembrano innocui. Ora, è davvero questo il massimo del concetto che riesce a tirare fuori il primo cinecomics completamente al femminile?

di Marco Filipazzi
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