Ricerca avanzata
Film Serie TV

film

Al cinema Tutti i film Recensioni Film Recensioni Film Utenti

serie TV

Tutte le serie Recensioni serie

articoli

News Approfondimenti Editoriali
facebook twitter google plus

I am not okay with this: (almeno) due buoni motivi per vedere la nuova serie originale di Netflix

Marco e Samantha ci raccontano almeno due buoni motivi per iniziare - e finire - I am not okay with this, l'ultima, fulminante serie originale Netflix

I am not okay with this, l'ultima, fulminante serie originale Netflix, è composta da 7 episodi da 25 minuti che si vedono tutti d'un fiato. Marco e Samantha ci raccontano almeno due buoni motivi per iniziare - e finire - questo show.

L'ombra del re di Bangor - Marco Filipazzi
Trailer e locandine recitano: «Dai produttori di Stranger Things e dal regista di The end of the f***ing world». Ma dietro I am not okay with this si intravede la mano di un demiurgo ben più grande e famoso, la cui ombra si allunga ad avvolgere tutto e tutti. Quella di Stephen King.
Foto Articolo
Lo scrittore di Bangor è riuscito negli anni a radicarsi talmente in profondità nell'immaginario comune che persino un prodotto come questo, che con lui non ha nulla a che fare (non è tratto né da un suo scritto, né tantomeno lui compare tra i produttori), è intriso della sua personalità.

Partiamo dai due giovani protagonisti: Sophia Lillis e Wyatt Oleff si sono entrambi visti nell'It di Andy Muschietti, dove interpretavano le versioni adolescenziali di Beverly Marsh e Stanley Uris.

Anche in questa serie sono due Perdenti, che vivono ai margini della società scolastica; custodiscono un segreto in comune e trovano l'uno nell'altra la forza per andare avanti nonostante le loro famiglie difficili, i bulli, le amicizie incrinate e i problemi più o meno grandi che si parano loro d'innanzi ogni giorno.
Foto Articolo
Padri violenti, famiglie che faticano a sbancare il lunario, animali domestici che muoiono all'improvviso, genitori suicidi... e ovviamente oscuri segreti da condividere! Tutti temi molto kinghiani, a cui si aggiunge la sterminata provincia americana. Anche se qui siamo in Minnesota e non nel vecchio, caro Maine.

Non può mancare, ovviamente, la componente "fantastica" che complica ancor di più le cose. Qui non ci sono pagliacci mutaforma: il fulcro del paranormale ruota attorno ai poteri telecinetici della protagonista che, come una Carrie White moderna e meno (mooooolto meno) bacchettona, con lo scoppiare dell'adolescenza scopre di avere poteri telecinetici che non riesce (ancora) a controllare.

La citazione viene palesata sin dalle prime inquadrature, in cui la ragazza corre per strada coperta di sangue (non sappiamo il motivo, ma di certo non è stato John Travolta a imbrattarla di sangue di maiale), un'immagine che ritornerà più volte nel corso degli episodi e che ovviamente acquisterà senso solamente nel finale.
Foto Articolo
Interessante anche il parallelo sessuale tra le due giovani protagoniste: in Carrie tutto iniziava con il primo ciclo mestruale della ragazza, qui il tutto viene legato alla primo rapporto sessuale della protagonista. E il sesso è la vera costante della storia, ciò che muove i personaggi e fa cambiare i loro rapporti; li avvicina, li allontana, li allontana e poi li riappacifica. Sino al botto finale. E quindi? Incrociamo le dita e speriamo che la seconda stagione arrivi presto!

La serie teen che piace ai non più adolescenti - Samantha Ruboni
È uno strano mondo quello di I am not okay with this. A partire dell’epoca in cui si svolge la storia, mai del tutto delineata: sembrerebbe la nostra contemporaneità, per l'uso di telefonini e messaggistica instantanea, ma un universo vintage di auto anni '70, vestiti anni '80 e VHS anni '90 ci fa dubitare di ogni cosa. Dai completini in stile La febbre del sabato sera alle giacche della squadra del liceo, alla Grease, la serie riunisce un insieme di suggestioni dalla cultura di massa che contribuiscono a rendere lo show appetibile e curioso.
Foto Articolo
Quest’atmosfera vintage torna anche nella palette cromatica, soprattutto delle sequenze in interni, sui toni del marrone e del verdognolo, che ricorda le pellicole d'epoca oppure i colori di casa della nonna. Oppure la pellicola sporca delle videocassette tanto amate da Stanley.

Queste stesse caratteristiche le avevamo già trovate in un’altra serie Netflix affine a I am not okay with this, ossia The end of the f****g world, anch’essa girata dal regista Jonathan Entwistle. Ma che si trattasse dello stesso autore forse ve ne eravate già accorti delle inquadrature zenitali su piani e tavoli, per riprendere ciò che vi viene appoggiato oppure per dare risalto agli scambi - scambi tra mani e mani o tra mani e oggetti – e permetterci di comprendere quanto sarà importante per gli episodi successivi.
Foto Articolo
Così come Stranger Things, anche I am not okay with this è basata sui cult degli anni '80, adolescenziali e horror, a cui viene aggiunta la variante paranormale. Torna l’ambientazione liceale, gli outsiders e il ballo di fine anno, punto di non ritorno della trama e luogo dove avviene l'exploit della narrazione.

di Redazione
Ti piace questo articolo?
No
20 No
Condividi:
Lascia un commento a questo articolo.

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
COMMENTA
Lascia un commento in risposta a .

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
RISPONDI
Spiega il motivo della segnalazione:
Spam
Insulti
Altro, specificare:
SEGNALA

Commenti

Non ci sono commenti per questo articolo COMMENTA
REGISTRATI LOGIN

TROVA CINEMA


Città

Includi provincia

Tutti i film
Film specifico

BOX OFFICE


REGISTRATI

LOGIN

Password dimenticata?

oppure

Entra con Facebook
Silenzioinsala.com utilizza i cookies per personalizzare e migliorare l'esperienza degli utenti.
Leggi la dichiarazione sulla privacy per saperne di più.
Sono d'accordo