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Django Unchained e BlacKkKlansman: raccontare il razzismo made in USA

Due film imperdibili raccontano il razzismo alle origini degli Stati Uniti: Django Unchained di Quentin Tarantino e Blackkklansman di Spike Lee

Gli abitanti degli Stati Uniti d’America sono bianchi, afroamericani, nativi americani, americani asiatici, nativi hawaiani e molto altro ancora: ma, nonostante questo, restano tra i popoli più xenofobi al mondo. L’America sta bruciando di proteste e manifestazioni contro una polizia che fa ricorso troppo facilmente alla violenza, dimostrando nei fatti che la vita di un nero conta molto meno di quella di un bianco. L’episodio detonatore è stato l’omicidio sadico e ingiustificabile, da parte della polizia, di un cittadino afroamericano innocente e inerme: George Floyd.
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Ma da dove viene tutta questa violenza? Due film, in questi ultimi anni, sono andati alle origini del razzismo made in USA: e lo hanno fatto con stili e poetiche diverse, dato che gli autori in questione sono Quentin Tarantino e Spike Lee.

Django Unchained, il più "politico" tra i film di Tarantino
Il razzismo antico dei bianchi americani ce lo racconta senza mezzi termini, spingendo al massimo il pedale sul tema della (sanguinaria) vendetta, Quentin Tarantino in Django Unchained. Omaggio al film del 1966, diretto da Sergio Corbucci, la storia ha una simile premessa: il pistolero Django è sulle tracce degli aguzzini di sua moglie.

Solo che nel film di Tarantino lei non è ancora morta ma rapita e ridotta in schiavitù, Django è nero e siamo negli Stati Uniti del Sud del 1858, alla vigilia della Guerra di Secessione.
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Il classico del cinema muto Nascita di una nazione (1915) di Griffith, che è stato assunto come simbolo dai suprematisti bianchi USA, viene qui sbeffeggiato: in una esilarante scena cult di Django Unchained i membri del Ku Klux Klan, cavalcando, appaiono tutt’altro che gloriosi mentre il cappuccio intralcia loro la vista.

Django Unchained, che di western ha solo le premesse, è senza dubbio il più politico dei film di Tarantino, una denuncia chiara delle ingiustizie perpetrate dai bianchi ai danni dei neri, con un Leonardo Di Caprio beneducato e perspicace proprietario di terre e di esseri umani, vera incarnazione del Male; Samuel L. Jackson nel ruolo perverso di un servo infido; Jamie Foxx angelo della vendetta, aiutato nell’impresa da Christoph Waltz. Foto Articolo
Il film si è aggiudicato cinque candidature ai premi Oscar 2013, vincendone due. Django Unchained è un capolavoro di maestria cinematografica e la premessa storica per capire quello che accadrà un centinaio di anni dopo.

Blackkklansman: Spike Lee racconta il KKK
Dal 1858 infatti passiamo ai primi anni Settanta, sempre negli Stati Uniti d’America. Stavolta a parlare è il più rivoluzionario e raffinato dei registi orgogliosamente black: Spike Lee. La sceneggiatura di Blackkklansman, scritta a più mani, è stata inclusa nella prestigiosa Black List dei migliori script non ancora prodotti. La storia raccontata, è vera.

Ron Stallworth (John David Washington) l'ex-detective afroamericano che ha scritto il libro da cui è stato tratto il film, è il primo afroamericano a entrare nel Dipartimento di Polizia di Denver, subito dopo la laurea. Dovrà indagare sulle attività rivoluzionaria delle Pantere Nere, cercando di trovare una posizione di equilibrio tra il difendere la legge e il prendere parte alla causa in difesa della sua gente trattata ancora in modo iniquo. Anche qui il Male è, in quanto tale, inesorabilmente stupido.
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Stallworth, grazie a un gioco di prestigio, riuscirà addirittura a infiltrarsi tra le fila nemiche entrando a fare parte del Ku Klux Klan, complice l’aiuto di un altro poliziotto ebreo. Il film ha ottenuto sei candidature e vinto un Oscar; è stato premiato al Festival di Cannes, ha avuto tre candidature a Golden Globes e molto altro.

Blackkklansman gioca tutte le carte della fiction più sapiente, mescolando ironia e poliziesco, ribaltando ruoli, commuovendo e colpendo alle viscere lo spettatore con il racconto della verità. Tra le immagini del film ne appaiono molte di repertorio che illustrano alcuni tra gli episodi più scioccanti e brutali della, generalmente piuttosto fosca, storia americana. Foto Articolo
Perché il più recente fatto di cronaca, che ha visto l’omicidio dell’afroamericano Floyd da parte di un poliziotto, non è che l’ennesimo episodio di violenza e omicidio a sfondo razzista nella storia della polizia americana. Quentin Tarantino e Spike Lee sono solo due tra i tanti registi americani che hanno cercato di illustrare come stavano e stanno purtroppo ancora, i fatti. Il seguito della storia, senza più finzione, sarà forse scritto dagli uomini che stanno manifestando oggi.

di Emanuela Di Matteo
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