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Gangs of London: la recensione della nuova serie HBO

29/07/2020 01:00

Marco Filipazzi

Recensione Serie TV, gangsoflondon, Gareth evans, hbo,

Gangs of London: la recensione della nuova serie HBO

La miglior serie del 2020 si intitola Gangs of London, opera di un gallese pazzo di nome Gareth Evans

 

 

 

La miglior serie del 2020 si intitola Gangs of London ed è opera di un gallese pazzo di nome Gareth Evans, che già ci aveva regalato quel capolavoro di The Raid

 

 

Gareth Evans un giorno parte per l'Indonesia per girare un documentario sul Silat, l'arte marziale locale. Il progetto si trasforma in un film quando conosce Iko Uwais, fattorino di una compagnia telefonica che praticava la disciplina dall'età di 10 anni. Così nasce quel capolavoro di The Raid, il miglior action degli ultimi 20 anni (ma forse anche di più). Se non lo avete mai visto, mollate tutto e andate a recuperarlo, tanto lo trovate su Amazon Prime Video.

 

E dopo attaccate Gangs of London, che sembra una sorta di naturale proseguimento. Non tanto per la storia, ma per le tematiche che esplora e, soprattutto, per il crescendo della carriera di Evans, un nome da tenere sempre più d'occhio!

Gangs of London è il nuovo Game of Thrones?

Tra Gangs of London e Game of Thrones, effettivamente, alcuni parallelismi ci sono. Finn Wallace, il re della criminalità organizzata londinese - uno scenario anni luce lontano dall'immaginario italico di Gomorra e ZeroZeroZero - viene ucciso da due ragazzini, convinti di stare assassinando un pedofilo. Come da tradizione reale, a Finn succede il figlio primogenito Sean (Joe Cole, il John Shelby di Peaky Blinders, altra serie con cui Gangs of London ha molti punti di contatto), una testa calda al quale non tutti si dimostrano fedeli.


L'impero che Wallace aveva fondato inizia a traballare, le vecchie allenaze vacillano, i clan affiliati - che sostituiscono le casate nobili di Game of Thrones - tentano di trovare nuove vie più fruttuose. Insomma, diventa tutto una lotta per il potere, una partita a scacchi per salvarsi la pelle e fregare il nemico. E poi ci sono David Bradley (Walder Frey) e Michelle Fairley (Catelyn Stark, qui ancora più glaciale e spietata) a rafforzare il parallelismo con GoT.

 

Il racconto dei giochi di potere per conquistare il Trono di Londra è corale, ma alcuni personaggi spiccano più di altri. Uno su tutti è Elliot Finch, factotum della famiglia Wallace: l'attore che lo incarna è Sope Dirisu, che riesce a unire una complessa espressività emotiva a una notevole prestanza fisica; a lui sono affidate le due scene portanti del primo episodio (che praticamente è un film di 90 minuti!) necessarie a settare il mood della serie. E il mood è ovviamente l'action iperrealistico e violentissimo caro a Evans.

Action e violenza in Gangs of London

Il vero fulcro della serie sono le scene action. Sequenze lunghe, complesse, che sfruttano la location in cui si svolgono, trasformando qualsiasi oggetto di scena in una potenziale arma. Non rallentano un secondo di ritmo o tensione; anzi, sono costruite in un continuo crescendo di spettacolarità. E soprattutto sono realistiche! Si riesce a percepire la fatica fisica, la spossatezza dei muscoli, il dolore dei colpi subiti. A tratti persino il pungente odore di sudore misto a sangue che permea l'ambiente.

 

Il biglietto da visita è la sequenza in cui Elliot entra in un pub pieno di gangster albanesi e inizia la più classica delle scazzottate che va a gonfiarsi in un escalation di violenza estenuante. Ma è solo la prima scena d'azione a cui assistiamo in 9 puntate; basti pensare che prima della fine dell'episodio Elliot si troverà faccia a faccia con un energumeno vestito solo di mutande e stivali di gomma, incazzatissimo e armato di mannaia! Se il pensiero vi fa ridere è perché ancora non avete visto con quanta perizia tecnica sia stata realizzata, una cosa che il cinema contemporaneo (quello più popolare, ovviamente) si sogna. Anzi, si vergogna di mettere in scena perché troppo reale.

 

Evans imposta il tono e lo stile, ma non fa tutto da solo. Alla regia degli episodi si alterna a Corin Hardy (regista dal passato perlopiù horror, recuperate il suo The Hallow sul folklore Irlandese) e Xavier Gens (Frontier(s), Cold Skin ma soprattutto Hitman per il lato action). Seguiranno sparatorie, torture, rese dei conti, cecchini, esplosioni. E poi c'è l'episodio 5.

Gangs of London: episodio cinque

Il quinto episodio di Gangs of London dovrebbe essere una visione obbligatoria per chiunque voglia parlare di cinema, d'azione e non solo. Per tutti quei critici snob che, nel migliore dei casi, pensano che il cinema sia morto con Kubrick e che l'action sia un genere minore (per non dire di peggio). Per quelli che pensano che la vera forza trainante di una serie tv stia nella possibilità di seguire la trama, senza prestare eccessiva attenzione. L'1x05 di Gangs of London è un episodio cruciale: avrebbe potuto durare la metà, o anche un terzo, invece Gareth Evans preferisce dilatare a dismisura silenzi e tempi narrativi, costruendo con perizia chirurgica (magnifico l'alternarsi di punti di vista su una stessa scena) un continuo crescere di tensione.

Tutto è giocato sull'inevitabilità dello scontro, sul dramma che si dovrà consumare entro 50 minuti dall'inizio dell'episodio, rimandato finché esplode in uno scontro senza esclusione di colpi. Una sequenza che, ancora una volta, ridefinisce il concetto di action, spostando più in là l'asticella. Gli ultimi quattro episodi, poi, sono tutta discesa verso un finale aperto su una già annunciata seconda stagione di Gangs of London ancor più intricata e cattiva. E se le premesse sono queste, non vediamo l'ora che arrivi!

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