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Il Divo

05/29/2008 10:00

Silvia Badon

Recensione Film, biografico, paolo sorrentino, toni servillo,

Il Divo

Ritratto spigoloso di Giulio Andreotti dalla fine della Prima Repubblica all’inizio del processo per mafia

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Quando un personaggio politico può ricevere un soprannome come “il Divo”? Il divo è il protagonista davanti alle luci dei flash, è il primo attore, la star dello spettacolo; qui però lo spettacolo si chiama Italia e il sipario non è ancora calato, le luci non si sono ancora spente. Paolo Sorrentino, con i suoi 38 anni e tre film alle spalle, trionfa a Cannes con un nuovo film, uno spigoloso ritratto di Giulio Andreotti dalla fine della Prima Repubblica all’inizio del processo per mafia. Il giovane regista italiano è annoverato nella schiera dei talenti europei per il suo stile personale, moderno ed eccentrico. Punta la macchina da presa addosso ai personaggi come se volesse captare i loro pensieri e gli stati d’animo, inquadrando anche le rughe, le pieghe, sui volti e sui corpi. Senza dubbio questo è un film “fatto sugli attori”, primo fra tutti lo straordinario Toni Servillo con un’interpretazione magistrale: egli non sembra solo recitare Giulio Andreotti ma diventare Andreotti, nella posa, nello sguardo, nell’agghiacciante umorismo.


Il famoso politico, nel film di Sorrentino, diventa così il centro intorno a cui orbitano i fatti più importanti di quegli anni, mali passati e mali ancora inespugnabili; egli incarna nella sua figurina magra e piegata, il potere: un potere bifronte, pubblico e misterioso allo stasso tempo. Accuse, stragi, battaglie elettorali, processi, minacce... tutto sembra scivolare addosso al Divo-Andreotti con una calma imperturbabile e cupa nel grande teatro della politica.


Nel film le mirabili interpretazioni non si limitano a Toni Servillo, che ha già lavorato con Sorrentino in L’uomo in più (2001) e in Le conseguenze dell’amore (2004); tra i ministri del governo Andreotti, emerge un poliedrico Cirino Pomicino interpretato da Carlo Buccirosso, attore visto soprattutto in commedie all’italiana; imponente inoltre è Giulio Bosetti, nel ruolo di Eugenio Scalfari. I personaggi più positivi e commoventi però sono quelli femminili: la fedele Livia Andreotti, interpretata da Anna Bonaiuto, e l’affezionata segretaria Enea, con il volto materno e invecchiato di Piera degli Esposti. Anche in quest’ultimo lavoro, interessante è l’uso delle musiche. Il regista napoletano si avvale sia di brani originali composti e interpretati da Teho Teardo (alla sua seconda collaborazione), sia di musica da repertorio come Vivaldi, Sibelius, Faurè.


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